Le collezioni archeologiche fiorentine fuori dal MAF: #uffiziarcheologia

Il complesso dei Musei Archeologici di Firenze copre un intero isolato, con tre livelli di esposizione e il giardino monumentale: ma tutto questo non basta a contenere le vastissime collezioni di antichità che si sono andate lentamente formando nei secoli, nelle case dei signori di Firenze, fino a quando sono diventate patrimonio della città. La collezione di marmi antichi a Firenze consta infatti di ben 1250 marmi! Buona parte di questo ingente patrimonio è rimasta legata alla sua sede originaria, la Galleria degli Uffizi, tra i Botticelli e i Caravaggio, laddove i visitatori meno se la aspettano. Ma oltre agli Uffizi bisogna anche considerare ciò che si conserva a Palazzo Pitti, nel Giardino di Boboli e a Villa Corsini. La Toscana è una terra avara di ritrovamenti marmorei, perciò l’immensa raccolta di sculture di età romana è dovuta a cinque secoli di collezionismo, mediceo prima e lorenese poi.

il cane, Ercole e Nesso e l'Apoxyomenos degli Uffizi sono solo tre dei marmi antichi della Galleria

Il cane, Ercole e Nesso e l’Apoxyomenos degli Uffizi sono solo tre dei marmi antichi della Galleria

Gli Uffizi nascono proprio come Galleria di antichità, appositamente in funzione delle sculture antiche. Le statue non sono dunque semplicemente arredi, come si potrebbe essere portati a pensare, ma la ragione stessa della nascita del museo. Fino al 1870 agli Uffizi erano raccolte tutte le collezioni medicee, in quanto il museo era concepito come testimonianza delle civiltà umane, secondo una concezione tipicamente rinascimentale.

La Tribuna degli Uffizi

La Tribuna degli Uffizi

Dal 1870 le collezioni furono invece smembrate e andarono a costituire i musei fiorentini: così per esempio la scultura moderna fu destinata al Bargello, il materiale archeologico non in marmo, compresi i Grandi Bronzi (tra cui la Chimera) al Museo Archeologico Nazionale (all’epoca Museo Centrale dell’Etruria) e via di seguito. Il progetto iniziale era addirittura quello di trasferire anche la statuaria antica al costituendo Museo Archeologico, ma i direttori di allora si opposero proprio perché il trasferimento in toto dei marmi avrebbe significato tradire la natura stessa degli Uffizi!

Ancora per tutto l’800 infatti gli Uffizi erano noti come museo di antichità ed erano una tappa fondamentale del Grand Tour; l’icona simbolo del museo, l’opera che tutti volevano vedere era la Venere: non la Venere del Botticelli, però, ma la Venere Medici, una statua in marmo di età romana considerata l’ideale della bellezza femminile fin dal suo ritrovamento, a Roma sul Colle Oppio, e poi dopo, quando passò nella collezione dei Medici. Proprio per il suo grande valore la Venere Medici fu posta nella Tribuna degli Uffizi, la sala più importante, e anche la meno accessibile, di tutto il complesso (anche oggi, come allora, la Tribuna è chiusa al pubblico, anche se è possibile compiere una visita virtuale proprio nelle sue adiacenze).

La Venere Medici (credits: Antonia Falcone)

La Venere Medici (credits: Antonia Falcone)

La Venere inizialmente era dipinta: tracce di doratura sono state individuate sui capelli i quali restarono dorati fino all’800, quando con un restauro si decise di eliminare l’oro per portare tutto al candore del bianco. Si riteneva infatti che la statuaria antica non fosse policroma, ovvero che le statue non fossero dipinte o colorate.

Sempre più spesso, tuttavia, studi mirati stanno ridonando il colore alle opere antiche, rivelandoci un mondo di statue dai colori vivacissimi, tutt’altro che bianche come siamo abituati a vederle. Uno di questi studi si è sviluppato proprio all’interno degli Uffizi e riguarda le sculture in marmo della Galleria. Si tratta del progetto Gold Unveiled, che ha da un lato l’interesse di studiare per l’appunto le tracce di colore antico sulle statue della collezione, e dall’altro proprio lo scopo di riproporre all’attenzione del grande pubblico le collezioni archeologiche degli Uffizi. Il progetto, portato avanti da Fabrizio Paolucci e Cristiana Barandoni, sta ottenendo grandi risultati, sia dal punto di vista scientifico che della comunicazione. Non solo, ma nell’allestimento delle nuove sale degli Uffizi spesso i marmi antichi sono posti in dialogo con i dipinti alle pareti: un modo per far capire ai visitatori la vera anima degli Uffizi.

Arianna dormiente

Arianna dormiente

Ritornando all’aspetto della comunicazione, il progetto Gold Unveiled ha puntato molto sui cosiddetti nuovi media, web e social network, per dialogare col pubblico, raccontare la collezione di antichità, instillare la curiosità e l’interesse nei confronti di una Galleria che solitamente passa inosservata dalla stragrande maggioranza dei visitatori e che invece, come sempre, può rivelare una lunga e bella storia da raccontare.

Un altro gioiello degli Uffizi studiato apposta per la sua esposizione di statue antiche: la Sala dei Niobidi

Un altro gioiello degli Uffizi studiato apposta per la sua esposizione di statue antiche: la Sala dei Niobidi

Il 20 settembre, come parte integrante del progetto, Gold Unveiled ha organizzato un blogtour dedicato interamente ad archeoblogger, autori di blog di archeologia, con lo scopo di diffondere ulteriormente la conoscenza del progetto oltre che della collezione medicea di antichità. Il titolo di quest’evento, corrispondente all’ashtag per seguirlo in diretta sui social network, era #UffiziArcheologia.

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Archeotoscana ha partecipato, ricongiungendo così in un museo virtuale  tutte le collezioni di antichità di Firenze, dal Palazzo della Crocetta a Piazza della Signoria. La visita, con la guida di F. Paolucci, ha riguardato la mattina proprio la Galleria delle Antichità, puntando proprio l’accento sull’importanza della collezione per la formazione degli Uffizi; nel pomeriggio, invece, l’archeoblogtour si è trasferito in San Pier Scheraggio, la Chiesa adiacente (e oggi integrante) gli Uffizi, al di sotto della quale scavi condotti negli anni ’30 e mai aperti al pubblico hanno rivelato la storia più antica di questo settore della città: la primitiva chiesa, di età longobarda, che addirittura si imposta su una domus romana della quale sono sopravvissute alcune pitture parietali, e la cui abside in età romanica fu trasformata in un sancta sanctorum a pianta circolare nel quale erano custodite sacre reliquie. Un luogo, questo, che veramente in pochi hanno avuto l’opportunità finora di visitare.

L'abside longobarda della chiesa al di sotto di San Pier Scheraggio

L’abside longobarda della chiesa al di sotto di San Pier Scheraggio

#UffiziArcheologia è già il secondo archeoblogtour cui Archeotoscana partecipa a Firenze. Il primo, #bronziFirenze era stato realizzato tra Palazzo Strozzi e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze in occasione delle mostre “Potere e Pathos” e “Piccoli Grandi Bronzi“. Il blogtour è ormai una pratica consolidata in vari ambiti per diffondere la conoscenza delle proprie attività: molto sfruttato nel campo del turismo da enti o esercenti che vogliono far conoscere la propria attività attraverso il coinvolgimento di blogger, anche nel campo dei musei può essere un utile mezzo di comunicazione, con il coinvolgimento, naturalmente, di blogger esperti e formati nel settore, in grado di cogliere e di ritrasmettere il messaggio culturale che si vuole fornire.

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