La Domenica di Carta

Il 14 ottobre 2018, la Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Firenze sarà aperta al pubblico dalle 9.00 alle 13.00, in occasione della “Domenica di carta 2018” promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali per valorizzare non solo i musei e le aree archeologiche, ma anche i monumenti di carta, patrimonio altrettanto imponente e ricco, conservato e valorizzato in splendidi luoghi della cultura.

La curatrice della biblioteca effettuerà delle visite al patrimonio librario e illustrerà alcune delle opere più significative con appuntamenti alle ore 9.00, 10.00, 11.00 e 12.00. Per l’occasione si esporrà al pubblico una selezione di volumi rari, del 1700 e 1800, provenienti dalle biblioteche dei Medici e dei Lorena, corredati da splendide illustrazioni. Tra le opere eccezionalmente in esposizione il Museum Etruscum di Anton Francesco Gori del 1737, il volume del 1751 Delle Antiche Terme di Firenze di Domenico M. Manni, tre opere di Jean François Champollion, il decifratore dei geroglifici, dell’inizio del 1800. Saranno visibili anche l’edizione del 1813 della collezione di vasi greci acquistati a Napoli del Conte de Lamberg e altre opere ottocentesche sui popoli italici.

Frontespizio di “Museum Etruscum” di Anton Francesco Gori del 1737

Sempre dalle 9.00 alle 13.00, sarà inoltre possibile visitare l’Archivio e la Biblioteca dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, ospitato dal 2015 negli spazi del Museo Archeologico.

Per l’occasione verranno esposti alcuni tra i più antichi e importanti volumi sull’arte e l’archeologia preistorica e una parte dell’archivio fotografico e documentario dell’IIPP, frutto degli anni di ricerca scientifica e dell’attività sul campo del suo fondatore, Paolo Graziosi. Inoltre saranno riprodotti alcuni filmati d’archivio delle missioni e degli scavi che Paolo Graziosi svolse in Italia, in Libia, in Somalia e sull’Himalaya, tra gli anni ’30 e gli anni ’70. Un percorso reale e virtuale, dalla carta all’innovazione digitale.

Un’immagine dall’archivio fotografico di P. Graziosi (Porto Badisco)

La Biblioteca dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria è specializzata in archeologia e arte della preistoria e della protostoria, si compone di circa 30.000 volumi tra monografie e periodici, oltre ad alcune migliaia di estratti. La biblioteca è l’espressione dell’attività scientifica svolta dall’Istituto dall’anno della sua fondazione, nel 1954, ad oggi.

Non occorre prenotazione per prendere parte all’evento, il biglietto è lo stesso di ingresso al museo di 4 euro, con le riduzioni previste per legge.

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13 ottobre 2018: la Giornata delle Famiglie al Museo!

Come una piacevole consuetudine, torna anche nel 2018, ad ottobre, la F@Mu, la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo, a cui il MAF aderisce oramai dal 2013. Anche se la Giornata è prevista per la maggior parte dei musei italiani domenica 14, per noi sarà anticipata di un giorno, per non sovrapporsi con la “Domenica di carta“, quando apriremo al pubblico la nostra biblioteca.

Come ogni anno, per la Giornata dedicata ai più piccoli con le loro famiglie è stato scelto un tema: “Piccolo ma prezioso“: prima di tutto perché i bambini sono piccoli e preziosi, perché è nelle loro mani la trasmissione al futuro del nostro immenso patrimonio culturale, ma anche perché ogni museo nasconde nelle proprie collezioni qualcosa di piccolo e prezioso.

Al MAF abbiamo organizzato due laboratori, che si ripeteranno due volte ciascuno nel corso della mattinata:

PICCOLO E PREZIOSO COME UNA MONETA: rispondi correttamente e guadagna la tua dracma!

In un gioco-quiz i piccoli visitatori dovranno cercare di guadagnare ben cinque monete di cinque città greche, e solo chi le avrà raccolte tutte avrà diritto alla sua dracma d’argento!

PICCOLO E PREZIOSO COME UNO SCARABEO: crea il tuo amuleto egizio!

In un laboratorio di pittura il piccoli visitatori, dopo aver scoperto la storia dello scarabeo e del viaggio del sole, potranno creare il proprio amuleto con una iscrizione geroglifica…

Entrambi i laboratori si terranno sia alle ore 10,00 che alle ore 11,30. Sono a numero chiuso ed è assolutamente obbligatoria la prenotazione. L’iscrizione può essere fatta solo online a partire da LUNEDì 8/10, alla nostra pagina ISCRIZIONI, e sarà completa solo dopo aver ricevuto una mail di conferma. I laboratori sono adatti a bambini da 5 ai 12 anni. L’ingresso è gratuito per un accompagnatore adulto per ogni bambino (e per i bambini, naturalmente!).

A ciclo continuo nel corso della mattinata, a partire dalle ore 10,00 e fino alle 13,30, sarà attiva anche una postazione racconto presso la Chimera. per questa attività non occorre la prenotazione.

Vi aspettiamo!

Le Giornate Europee del Patrimonio al MAF

Sabato 22 e domenica 23 settembre si celebreranno, nei musei e nei luoghi della cultura di tutta Italia, le Giornate Europee del Patrimonio (GEP) 2018, con tema “L’Arte di condividere”.

Le GEP costituiscono ad oggi il più partecipato degli eventi culturali in Europa, promosso fin dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea. In Italia vi aderiscono i luoghi della cultura statali e i musei locali, ma anche gallerie, fondazioni e associazioni private. Quest’anno, inoltre, l’iniziativa ha un valore ancora più forte, perché il 2018 è l’anno europeo del patrimonio culturale: un’occasione per riflettere e dialogare sul valore che il patrimonio culturale riveste per la nostra società, nei diversi settori della vita pubblica e privata, imparando ad apprezzarlo e custodirlo.

Per tutto il week end saranno organizzate nei musei statali visite guidate e iniziative speciali, mentre una apertura straordinaria con il biglietto di ingresso al costo simbolico di 1 euro è prevista per la sera di sabato 22 settembre.

Al MAF sono previste due iniziative. La sera di sabato 22 il museo sarà aperto dalle 20 alle 23; in due turni, alle 20 e poi di nuovo alle 21,30, si svolgerà la visita guidata partecipata dal titolo “Delitto in Egitto – Mistero al Museo”. L’attività è adatta per adulti e bambini (dagli 8/9 anni), che dovranno seguire la guida e fare luce su un misfatto vecchio migliaia di anni! Per partecipare è OBBLIGATORIA la prenotazione tramite il modulo online disponibile alla pagina ISCRIZIONI.

La mattina di sabato 22 e di domenica 23 (ore 10 e 11,30), e la sera di sabato 22 (ore 20,30 e 21,30) invece, è prevista una speciale visita guidata dal titolo “La collezione egea e geometrica del MAF”, un percorso attraverso simboli e contaminazioni tra civiltà. Per partecipare alle visite guidate NON occorre prenotazione, basta presentarsi all’orario prescelto.

Per seguirci e condividere la tua esperienza sui social puoi usare gli hashtag: #GEP2018 #artedicondividere #EuropeForCulture #museoarcheologicofirenze #MAF. Vi aspettiamo!

Da “Leda” ad “Afrodite”: riscoperta di una scultura

Da poco sono terminate le operazioni di restauro sulla scultura della cosiddetta Leda, realizzati grazie al sostegno finanziario di Friends of Florence con una donazione di Michael e Sandy Collins e dei cui progressi abbiamo dato conto, man mano, sulla nostra pagina Facebook. Il restauro ha restituito la scultura all’originario splendore, facendo riemergere il candore del marmo che era nascosto dal grigio della polvere accumulata nei secoli. Con l’occasione sono state compiute anche nuove indagini bibliografiche, che hanno portato all’identificazione della statua con quella acquistata nel 1882 dall’allora direttore del Museo Luigi Adriano Milani e proveniente dal palazzo Da Cepparello, situato al n. 6 di via del Corso, a Firenze. Il palazzo, abitato originariamente dalla famiglia Portinari (quella della Beatrice di Dante!) e passato successivamente alla famiglia Salviati (quella di Maria moglie di Cosimo I de’Medici), è in ultimo appartenuto ai Da Cepparello, per poi divenire sede di banche e oggi di appartamenti in via di progettazione.

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La scultura è stata riconosciuta come una buona copia romana da un originale greco di età ellenistica, datato attorno al 300 a.C. La differente composizione del marmo in cui è realizzato il corpo da quello di cui è fatta la testa, infine, ha rivelato che quest’ultima, sebbene antica, non è pertinente. La pratica di creare pastiches unendo reperti lacunosi, del resto, è ben nota nel collezionismo settecentesco e ottocentesco, e aveva lo scopo di restituire ad essi l’integrità (e la bellezza e la leggibilità, nello spirito dell’epoca). Anche le braccia e le gambe sono di restauro, probabilmente del XVII o XVIII secolo.

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Prima dell’intervento di restauro sono stati realizzati una completa documentazione fotografica della scultura e una serie di indagini diagnostiche finalizzate al riconoscimento di una eventuale originaria policromia, emersa in tracce nel panneggio e nei capelli (ocra rossa e doratura). L’intervento di pulitura è avvenuto tramite un’apparecchiatura laser per la rimozione graduale delle croste nere. Durante le ultime fasi di restauro è stato realizzato l’incollaggio di un frammento originale con la stessa metodologia e con gli stessi materiali utilizzati in epoche antiche, ancora validi e coerenti con l’attuale esposizione in ambiente museale.

La riscoperta Venere è rimasta collocata, all’interno del percorso museale, là dove si sono svolti i restauri, nella sala di passaggio dopo il Salone del Nicchiola presentazione ufficiale si terrà l’11 settembre 2018 alle ore 19, in occasione dell’apertura serale straordinaria del Museo dedicata ai capolavori del MAF. Vi aspettiamo!

Restauratrice: Daniela Manna

Collaboratori e documentazione fotografica: Simona Rindi, Serena Tizzanini, Carmine Santillo

Indagini petrografiche: Emma Cantisani, Silvia Vettori (Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali (ICVBC) del C.N.R di Firenze)

Indagini diagnostiche: Andrea Rossi, Shao-Chun Huang (Diagnostica per i Beni Culturali)

Movimentazione statua: ditta Apice

Autunno denso di eventi al MAF: attività e orari per il mese di settembre

Nel mese di settembre riprende a pieno ritmo l’attività del MAF. Continuano le aperture serali programmate per tutta l’estate, con visite guidate gratuite dedicate al Museo Egizio e, nella sera della Rificolona, alla storia delle lampade e lanterne nel mondo antico. L’11 settembre alle 19, in occasione della serata dedicata ai capolavori del MAF, sarà ufficialmente presentato il restauro della statua di Afrodite, la c.d. Leda, recentemente ultimato e realizzato grazie al contributo di Friends of Florence.

A partire dal 18 settembre avrà poi inizio un nuovo ciclo di aperture straordinarie; non soltanto la sera del martedì, ma anche la sera di sabato e la mattina di domenica in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio; ancora la domenica per la Domenica di Carta e il lunedì pomeriggio, nella ricorrenza di Santa Reparata. In particolare, il sabato 22 settembre sarà organizzata una speciale “visita con delitto” al Museo Egizio: per i visitatori ci sarà da indagare e risolvere un mistero!

Il secondo sabato di ottobre tornerà anche la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo, con laboratori e giochi per le famiglie, sulla quale vi informeremo presto nel dettaglio.

Il 20 settembre, alle ore 17,00, riprende il consueto appuntamento del giovedì con gli “Incontri al Museo“. A inaugurare il ciclo di conferenze 2018/2019 sarà la curatrice del Museo Etrusco, dott.ssa G.C. Cianferoni, che parlerà della nascita delle collezioni del MAF. Il pdf dell’intero programma di conferenze, fino a maggio, è scaricabile nella nostra area download.

Vi ricordiamo infine che, anche per il mese di settembre, continueranno le chiusure pomeridiane del Museo nei giorni di mercoledì e venerdì; la prima e la terza domenica il museo sarà aperto. 

“Mesci mescolando una misura d’acqua e due di vino”…*

“Beviamo: perché aspettiamo le lucerne? Un dito è il giorno;
ragazzo mio, tira giù grandi coppe decorate:
il vino, infatti, il figlio di Semele e Zeus, oblio dei mali,
donò agli uomini. Mesci mescolando una misura d’acqua e due di vino,
colme fino all’orlo, e l’una l’altra coppa scacci”
[Alc. fr.346 v]

 

Così Alceo, poeta lirico greco vissuto tra VII e VI sec. a.C., invita a dimenticare le ansie della giornata abbandonandosi al dolce oblio del vino, senza attendere che cali la sera per dare il via al simposio. Infatti proprio per questo Dioniso, figlio di Semele e Zeus, avrebbe donato agli uomini il segreto della vite e del vino, per distrarli dagli affanni e dai dolori della vita.

Alcune kýlikes (coppe) attiche a figure rosse.  Nel tondo scene di simposio.

Ma gli antichi, allora, erano tutti ubriaconi 😀 ?

No! Le fonti, unitamente ai rinvenimenti archeologici, consentono di delineare un quadro molto preciso di come nel mondo greco ed etrusco venisse inteso il consumo di vino. Il simposio, momento che seguiva il banchetto e dedicato alla condivisione del bere (syn-píno, bevo insieme) si connota come un momento di profonda religiosità oltre che di svago e piacere: un vero e proprio rituale. Durante il simposio si prega e si invoca il dio, che, assieme al prezioso liquido, ha insegnato agli uomini anche come farne buon uso. Abbandonarsi al bere smodato, infatti, porta l’uomo alla perdita del controllo e lo fa regredire a una stato naturale privo di freni inibitori, al pari delle Menadi invasate o dei Sileni (in parte umani e in parte ferini) che compongono il corteggio del dio, perdendo così quella identità sociale tanto importante nella pólis greca.

Dioniso con un sileno nel tondo di una coppa attica a figure rosse

Per questo motivo il vino si consuma mischiato ad acqua; più acqua che vino nelle proporzioni usuali di tre a uno (miscuglio che Ateneo derideva come “vino delle ranocchie”!), mentre più di rado (è il caso di Alceo) il vino era usato in proporzioni maggiori. Per mescolare si utilizzavano i crateri o i dínoi, vasi panciuti e con l’imboccatura larga da cui era comunque facile attingere il liquido. Il vino puro era ritenuto un eccesso da barbari.

I vasi “panciuti” per il consumo del vino: il cratere (al centro) e i dínoi (ai lati)

L’acqua che si aggiungeva poteva essere sia calda che fredda, a seconda delle stagioni; in estate, infatti, il vino veniva sovente mescolato direttamente a neve o ghiaccio, o raffreddato grazie all’ingegnoso sistema degli psyktéres, dei vasi dalla conformazione adatta per galleggiare all’interno di un cratere: potevano contenere neve o ghiaccio essi stessi, raffreddando così contenuto del cratere, oppure, al contrario, essere posti colmi di vino, all’interno di un vaso contenente neve o ghiaccio.

Un esempio di psyktér, che andava inserito all’interno di un cratere (fonte)

Oltre che con l’acqua, però, occorre dire che il vino veniva “truccato” anche con altri ingredienti: per mitigarne il sapore aspro, infatti, si aggiungevano spezie, miele, resina e vi si grattugiava dentro persino il formaggio (nei servizi da simposio greci ed etruschi, infatti, è spesso presente anche la grattugia!).

 

Grattugia in bronzo da un corredo funerario etrusco. Anche i Greci avevano strumenti analoghi nei serviti da banchetto!

Il consumo vero e proprio, all’interno del simposio, avveniva secondo regole precise: all’inizio si eleggeva un simposiarca, che decideva la proporzione tra acqua e vino (e quindi il tono della serata), il numero di coppe che sarebbe toccato a ciascun commensale e le norme che avrebbero regolato la festa, con le eventuali “penitenze” (di carattere burlesco o derisorio) per chi non le avesse rispettate. Talvolta si ingaggiavano professionisti che allietassero gli ospiti, come musicisti, acrobati o danzatori, oppure gli stessi commensali si cimentavano in giochi di abilità come il kóttabos, che consisteva nel rovesciare, lanciando l’ultima goccia di vino dalla coppa, piccoli recipienti collocati in equilibrio instabile su una particolare asta (il rhábdos kottabiké). Nato come forma di libagione, il kóttabos assunse spesso un carattere amatorio, poiché chi colpiva il bersaglio lo faceva pronunciando il nome della persona di cui sperava procurarsi il favore. La coppa andava presa per l’ansa con l’indice ed appoggiata con la base al polso; il lancio avveniva quindi con gesti assai delicati e calibrati, sempre più difficili man mano che la serata, tra canti e declamazioni, volgeva al termine nell’ubriachezza generale.

Partecipanti al simposio intenti nel gioco del kóttabos (fonte)

Sebbene l’ubriachezza e le sue nefaste conseguenze fossero normale amministrazione al termine dei simposi, non mancavano i moniti per i bevitori: spesso il tondo interno delle coppe è infatti decorato dal Gorgonéion, la testa di Medusa, il cui sguardo pronto a pietrificare fissava dritto negli occhi il bevitore non appena la coppa si svuotava del suo prezioso contenuto. All’esterno, invece, sono comuni le scene di banchetto, mentre un particolare tipo di coppa inventata dal ceramografo Exekías nella seconda metà del VI secolo a.C. presenta, oltre a una scena figurata, anche due grandi occhi apotropaici da cui prende il nome: la coppa “a occhioni”. Queste coppe, sollevate da chi beveva fino a coprire il viso, si trasformavano in una sorta di maschera (gli occhioni in corrispondenza degli occhi e il piede che diventa un buffo naso), proteggendo il bevitore dagli sguardi maligni altrui e facendo al contempo sorridere gli altri commensali.

Le coppe “a occhioni”. Al centro, il Gorgonéion che si può trovare dipinto all’interno delle coppe.

Ponte tra umano e divino, conforto alla vita e al tempo stesso pozione capace di risvegliare l’istinto bestiale dell’uomo, il vino è protagonista di uno dei più importanti momenti della vita sociale e politica dell’antichità, e ancora oggi sono proprio gli splendidi contenitori creati per assolvere le molteplici funzioni del suo consumo che ce ne raccontano la storia e i miti ad essa collegati.

* Delle aperture straordinarie del MAF del mese di agosto, quella di martedì 7 sarà dedicata proprio al vino, con visite guidate incentrate su questo tema.

Eracle, il più umano degli eroi

Quest’anno le “Notti dell’Archeologia”, a cui il MAF aderisce con le tre aperture straordinarie serali del mese di luglio sono intitolate a “Eroi e miti dell’antichità“, a cui di volta in volta sono dedicate diverse visite guidate. Anche qui vogliamo suggerirvi un percorso, sulle orme di quello che forse nel mondo antico è stato l’eroe per antonomasia, il più caro di tutti ai cuori degli uomini, con le sue fragilità e la sua grandissima forza: Eracle.

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Eracle nella versione Disney! (fonte)

Figlio della mortale Alcmena e di Zeus, che una notte si sostituì nel letto al marito di lei Anfitrione, fin da giovane Eracle dimostrò una forza e un coraggio straordinari, che gli valsero il compimento delle celebri dodici fatiche. Le imprese furono assegnate all’eroe da Euristeo per espiare l’uccisione della moglie da lui compiuta in un momento di follia, provocatagli dalla gelosissima Era, sempre avversa al palese frutto di uno dei tanti tradimenti del regale consorte. Tutta la vita di Eracle è parimenti costellata da azioni nobili e da deleterie intemperanze, dovute all’avversità della regina degli dei come al suo carattere così furioso e incontrollabile. Egli può contare solo su se stesso e sulla divina Atena, sua guida costante, che incarna accanto a lui l’astuzia che aiuta la forza, la saggezza che tempera l’ira: proprio per questo egli diventa prestissimo un modello da imitare per i mortali, il paradigma dell’uomo che, attraverso la successione di errori e prove, giunge ad una agognata ricompensa al termine della propria vita. I mostri che sconfigge sono il riflesso dei lati negativi del suo stesso carattere, e il premio per tanta costanza sono la giovinezza eterna e la riconciliazione con Era, che alla fine lo accoglie sull’Olimpo.

Eracle è sempre rappresentato ammantato con la pelle del Leone Nemeo (la leonté), da lui sconfitto nella prima delle “fatiche”, e armato di clava (fatta con un ramo di olivo, la pianta sacra ad Atena), di arco e frecce o di spada. Al MAF Eracle compare in numerose raffigurazioni, che ci guidano attraverso la storie della sua intricata mitologia.

 

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In senso orario: Eracle e Pholos, Eracle e il cinghiale di Erimanto, Eracle e la cerva Cerinite, Eracle col tripode delfico.

Su un’anfora del Pittore di Würzburg, datata 520-510 a.C., Eracle è ritratto insieme a Phólos: sulla sua strada verso l’Erimànto (in Acaia, Peloponneso), infatti, Eracle raggiunge l’antro di Phólos, un centauro che, pur non essendo saggio quanto Chirone, è comunque meno selvaggio dei suoi compagni e per questo conosce le regole dell’ospitalità. Al centauro Eracle chiede un po’ di vino e l’ospite è inizialmente incerto se scoperchiare il píthos dove conserva il nettare prelibato: ha infatti paura di risvegliare i ben noti istinti bestiali degli altri centauri. Phólos cede alle insistenze di Eracle ma i suoi timori si avverano: i centauri accorrono all’odore del vino e, nella lotta che ne consegue, Chirone, giunto a calmare gli animi, viene involontariamente ucciso da Eracle con una freccia.

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I Cercopi appesi a testa in giù

Su un’anfora a figure nere proveniente da Chiusi datata al 510-500, Apollo ed Eracle si contendono un animale che alcuni identificano con la cerva cerinite, la cerva con le corna d’oro sacra ad Artemide che Eracle riuscì a catturare e portare, con il permesso della dea, ad Euristeo. Sull’altro lato della stessa anfora è il buffo episodio di Eracle e i Cercopi, che si inserisce in una serie di episodi nei quali il forzuto eroe è protagonista di eventi quasi farseschi: i malefici Cercopi sottraggono le armi al figlio di Zeus e ne vengono prontamente puniti; mentre sono appesi a testa in giù, si ricordano della madre che li aveva messi in guardia dallo straniero “dalle natiche pelose” e scoppiano in risate che alla fine inducono lo stesso Eracle a lasciarli liberi. È propro il sentimento di forte immedesimazione con un eroe che passa la vita a rimediare ai propri errori e che fa sì che di Eracle si dimentichi quasi l’ascendenza divina, rendendolo protagonista di situazioni irriverenti e buffonesche.

Su altri due vasi esposti al secondo piano del MAF è possibile riconoscere alcune delle fatiche di Eracle: sul cratere a colonnette di Mison (datato al 490-480 a.C.) troviamo l’eroe con il tripode delfico, oggetto di una contesa con Apollo. Vistosi rifiutare l’oracolo dalla Pizia, infatti, Eracle avrebbe provato a portare via dal santuario il tripode, lottando con il dio e restandone sconfitto. Su un’anfora a figure nere datata al 510-500 a.C. è invece il compimento della cattura del cinghiale di Erimanto, così feroce e pericoloso che Euristeo, quando Eracle glielo consegnò, si nascose in un píthos, un grosso vaso, per il terrore.

Eracle è una divinità greca che viene poi accolta e trova la sua collocazione anche nel mondo etrusco e romano. Gli Etruschi lo chiamano Hercle; il suo nome (“herc”) si trova sul  Fegato di Piacenza (II-I sec. a.C.) e le sue prime raffigurazioni lo vedono con arco e faretra o con la clava. Al MAF è rappresentato in diversi bronzetti, databili dall’età arcaica a quella ellenistica, sempre con la leonté e la clava sollevata in atto di colpire il bersaglio.

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Talvolta, Hercle viene raffigurato in situazioni per noi sconosciute, del tutto etrusche, che non trovano corrispettivo nel mondo greco, come nell’incisione su uno specchio da Volterra in cui l’eroe, adulto, è allattato da una dea che l’iscrizione identifica come Uni.

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Specchio etrusco con Hercle e Uni

La preponderanza­­­ delle immagini che mostrano l’eroe sulla via dell’immortalità e vicino agli dèi, rivelano chiaramente che in Etruria, come in Grecia, già nel VI sec. a.C. egli era considerato un semi-dio, per il fatto stesso di aver dovuto lottare per conquistare la propria immortalità, e che era probabilmente sentito più vicino agli uomini di altre divinità. Insomma, Hercle deve essere stato considerato dagli Etruschi un apportatore di prosperità e forza vitale: un Ercole molto vicino a quello romano.

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Bronzetti romani di Ercole. In basso, l’Ercole seduto di tipo lisippeo

Tra i numerosi bronzetti di epoca romana conservati al MAF, citiamo in ultimo l’ercole seduto (epitrapézios); anche se pesantemente restaurata, la scultura ripropone un tipo derivato da un’opera di Lisippo, che mostrava l’eroe seduto, con la clava a riposo e nell’atto di sollevare una coppa di vino. Si tratta di Ercole che, giunto al termine delle sue avventure terrene e spossato, riflette sul senso delle imprese compiute. A questo punto lo attende soltanto l’ascensione all’Olimpo con le altre divinità.