Firenze, Museo Archeologico Nazionale: il Cortile dei Fiorentini, tra restauro e ri-scoperte

Presto aprirà al pubblico il Cortile Romano o Cortile dei Fiorentini, recentemente inaugurato, così chiamato perché, come spiegavamo in un post precedente, qui sono stati raccolti e assemblati resti architettonici provenienti dagli scavi di fine ‘800 della Firenze di età romana.

La pianta del Cortile Romano pubblicata sulla Guida del Museo di Luigi Adriano Milani nel 1912. All'epoca i reperti della Firenze romana erano collocati anche nell'ambiente XXII, oggi riadattato a Corpo di Guardia del Museo

La pianta del Cortile Romano pubblicata sulla Guida del Museo di Luigi Adriano Milani nel 1912. All’epoca i reperti della Firenze romana erano collocati, oltre che nei cortili XX e XXI, anche nell’ambiente XXII, oggi riadattato a Corpo di Guardia del Museo

Il lavoro di restauro, in corso da qualche mese, condotto dal Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologia Toscana, è consistito principalmente in un’opera di pulizia dei marmi e dei materiali architettonici (colonne e frammenti di colonne, capitelli e frammenti di capitelli, cornici architettoniche, modanate e non, blocchi di basamento) rimontati nel cortile: oltre alle edicole nelle quali sono riassemblati i materiali provenienti dal capitolium e dal tempio di Iside, un tratto di strada basolata, una piscina delle Terme Capitoline di Firenze, strutture fognarie provenienti da via Calimala che in età romana era il Cardine Massimo, ovvero la viabilità principale Nord/Sud di Florentia,  e ancora iscrizioni provenienti dal centro storico, la porta cittadina settentrionale, l’impluvium e alcuni mosaici pavimentali provenienti dalla domus rinvenuta sotto il Battistero. Nel corso di questi lavori, però, non sono mancate le sorprese: innanzitutto i restauratori hanno ri-scoperto un vero e proprio deposito di materiali accatastati dietro il cortile, di cui si era persa memoria, visto che dopo la sistemazione ad opera del Milani nel 1912, nessuno vi aveva più messo mano. Il Milani, con i suoi collaboratori, aveva schedato e inventariato tutti i frammenti e ne aveva dato conto in alcune pubblicazioni. Ma col passare del tempo e con le varie vicissitudini che il museo ha subito, tra cui dapprima la chiusura per la II Guerra Mondiale, poi la riapertura ma con un nuovo ingresso su Piazza SS.Annunziata e non più su via della Colonna, quindi la chiusura del Museo Topografico a seguito dei danni provocati dall’Alluvione al piano terreno del Museo e infine la chiusura di una delle sale dei “Florentini”, destinata oggi a corpo di guardia del museo, aveva fatto perdere delle informazioni circa alcuni materiali. Informazioni che però oggi sono tornate alla luce.

Un esempio tra tanti:

Un esempio tra i tanti materiali architettonici, questa anta è lavorata su entrambe le facce, da una parte a piccoli riquadri con rosetta centrale e dall’altra a cerchi con fiori a cinque petali, con inserti in pietra verde di Prato

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze in questo caso dimostra di essere un cantiere aperto, un cantiere nel quale non si smette mai di scoprire qualcosa di nuovo sulle collezioni che custodisce. Gli stessi materiali del cortile romano, che nel corso degli anni passati sono stati variamente oggetto di studio e di rilievi, continuano a fornirci nuovi dati sul passato di Firenze. I reperti architettonici, ripuliti dalla patina di fuliggine depositatasi in più di un secolo di esposizione agli agenti atmosferici, rivelano tutta l’eleganza delle loro modanature; tra questi materiali quello che più colpisce l’attenzione è l’ara frammentaria, di età augustea che, decorata con festoni di ghiande delicatissime, può finalmente ricongiungersi con altri due suoi frammenti, uno dei quali, meravigliosamente conservato, mostra un bucranio tra festoni di foglie di quercia e ghiande. L’ara, di forma ottagonale, era dunque decorata a ghirlande e bucrani che si disponevano lungo la parte alta, con i bucrani in corrispondenza degli angoli dell’ottagono. Questo tipo di decorazione è molto diffuso in età augustea in contesti sacri. Non per nulla lo stesso Milani, che per primo studiò l’ara e la pubblicò (L.A. Milani, Reliquie di Firenze Antica, 1896), la datò, per confronto con l’Ara Pacis Augustae di Roma, ad età augustea, epoca in cui risale la costruzione del capitolium di Florentia, attribuendole anche i due frammenti. I frammenti provengono, a leggere il Milani, da via del Campidoglio, (dietro l’attuale Piazza della Repubblica), e dall’area del Gambrinus (oggi Hard Rock Café). Poiché, però, i frammenti non sono ricongiungibili all’ara, li conservò separatamente finché non se ne perse memoria. Memoria che oggi è stata recuperata.

Il frammento con bucranio pertinente all'ara del capitolium di Florentia recuperato durante i restauri

Il frammento con bucranio pertinente all’ara del capitolium di Florentia recuperato durante i restauri

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