#larteinmaschera: 1) il gorgoneion di Minerva

Il tema scelto questo mese per i musei statali è #larteinmaschera. Il riferimento è al carnevale, ma le maschere non sono legate soltanto a questa festa. Nell’antichità le maschere erano impiegate con vari valori e significati. Abbiamo scelto di parlare sul blog  di un particolare volto, o maschera, dell’antichità la cui fortuna, artisticamente parlando, è durata nei secoli fino all’età moderna: si tratta del gorgoneion, la testa di Medusa che nell’antica Grecia aveva un valore apotropaico, ovvero portafortuna e protettore, e con questo significato era posto sui frontoni dei templi più antichi, divenendo poi un elemento decorativo, ma sempre con una valenza protettrice.

Il gorgoneion è, in greco, la testa di Gorgone, meglio nota come Medusa.

Il volto di Medusa è solitamente largo, con gli occhi e la bocca spalancata, spesso con la lingua di fuori in un’espressione terrificante, i capelli grossi, talvolta mossi e a forma di serpente, che incorniciano il viso.

Narra il mito che lo sguardo di Medusa pietrificasse chiunque la guardasse direttamente. L’eroe Perseo la uccise decapitandola guardandone l’immagine riflessa in uno scudo che gli era stato donato dalla dea Atena, a lui favorevole.

Ecco che allora la testa di Medusa, il gorgoneion, diventa un attributo della dea Atena/Minerva nell’iconografia. Numerosissime sono le rappresentazioni della dea con la testa di Gorgone. Solitamente la indossa sul pettorale oppure sullo scudo, proprio come arma pietrificatrice.

Primo piano della Minerva di Arezzo, con il gorgoneion ben evidente sull'egida

Primo piano della Minerva di Arezzo, con il gorgoneion ben evidente sull’egida

La Minerva di Arezzo, al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, la indossa sull’egida, il pettorale in scaglie di serpente. La statua rappresenta la dea, in dimensioni minori del vero, vestita con un lungo peplo che le arriva ai piedi, ai quali calza sandali piuttosto alti, e un himation, un mantello che le copre una spalla e che le si avvolge intorno alla vita, scendendo poi fino al ginocchio. Sul petto indossa l’egida in squame di serpente e bordata da serpentelli, nel centro della quale si trova la piccola testa di Medusa, larga e schiacciata, con le guance molto piene. In testa, poi, indossa l’elmo decorato con una civetta, altro attributo della dea, e un serpentello. Manca il braccio destro, che le fu aggiunto di invenzione dallo scultore Francesco Carradori nel XVIII secolo, ma che è stato tolto nel corso dei recenti restauri per restituire alla statua un aspetto il più simile possibile all’originale. Fu realizzata nei primi decenni del III secolo a.C.

Rinvenuta nel 1541 ad Arezzo presso la chiesa di San Lorenzo, la Minerva adornava una stanza di una ricca domus appartenuta a qualche ricco pater familias di Arezzo, nel I secolo d.C.: scavi archeologici condotti nell’area hanno individuato infatti ambienti decorati a mosaico e in opus sectile, ovvero in marmi intarsiati. Al momento del suo ritrovamento, nel XVI secolo, fu immediatamente informato Cosimo I il quale volle la statua a Firenze. Qui essa fu collocata nello Scrittoio di Calliope in Palazzo Vecchio: la dea anche in età rinascimentale era considerata personificazione della sapienza. A Cosimo, poi, non era estranea neanche l’immagine della testa di Medusa, che aveva conservato nel Medioevo e nel Rinascimento un forte valore simbolico: oltre alle numerose raffigurazioni nelle quali essa compariva come attributo della dea Minerva o in associazione all’eroe Perseo, già Giuliano de’ Medici si era fatto rappresentare su un busto con un’armatura con la testa di Gorgone nella seconda metà del Quattrocento. Allo stesso modo lo stesso Cosimo I si farà ritrarre da Benvenuto Cellini: con un’armatura con la testa di Gorgone sul petto, a imitazione degli Imperatori romani, pochi anni dopo il rinvenimento della Minerva.

Tra i bronzetti del MAF un gruppo rappresenta Minerva

Tra i bronzetti del MAF un gruppo rappresenta Minerva

Ma torniamo a Minerva. Il gorgoneion è un suo attributo ricorrente. Pertanto si trovano numerosissime rappresentazioni nelle quali il gorgoneion compare, più o meno evidente e dettagliato.

bronzetto italico di Minerva, Firenze Museo Archeologico Nazionale

bronzetto italico di Minerva, Firenze Museo Archeologico Nazionale

Al Museo Archeologico Nazionale di Firenze sono esposti, al I piano, alcuni bronzetti che raffigurano la dea. Si tratta di bronzetti etruschi e italici, tuttavia l’iconografia rimane sempre la stessa. Su di essi, nonostante le piccole dimensioni, si individua, sull’egida, la testa larga di Medusa: in alcuni casi il volto è appena accennato, in altri è più caratterizzato; in alcuni esemplari è un rigonfiamento abbozzato, in altri si leggono i capelli, gli occhi e la bocca. Tra i vari esemplari, se ne nota uno che differisce per la posizione del gorgoneion rispetto all’egida: si trova infatti sulla spalla sinistra, e non sul petto come in tutti gli altri casi: una piccola variante nella quale la testa di Medusa però è ben tratteggiata, con gli occhi spalancati, le sopracciglia spesse, la bocca spalancata: terrificante, nonostante le ridotte dimensioni della statuetta.

Su questo bronzetto di Minerva il gorgoneion si trova sulla spalla e non sul petto

Su questo bronzetto di Minerva il gorgoneion si trova sulla spalla e non sul petto

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