Se scappi… ti inseguo!

E ti conquisto, avrebbe detto un dio greco… Anche se l’happy ending, purtroppo, a quel tempo non era ancora stato inventato! Quindi, ve lo diciamo subito: le favole di San Valentino raccontate nelle vetrine del MAF vanno a finire male. Ma raccontano di passioni travolgenti, amori tragici, contrastati, di rapimenti e inganni amorosi.

La fuga d’amore in questo contesto è piuttosto una fuga via dall’amore non voluto di un personaggio troppo insistente. Solitamente si tratta di amanti divini, dai quali i mortali trovano difficilmente scampo.

La storia che vi raccontiamo è invece un’eccezione: ha per protagonista Eos, la dea dell’Aurora, che, probabilmente per una maledizione di Afrodite, era continuamente attratta da giovani mortali. Il più famoso tra i suoi amati è Tithonos, figlio di Laomedonte, appartenente alla stirpe troiana. Il ragazzo tentò la fuga arrivando perfino a minacciare la dea usando la sua lira come un’arma fino a quando Eos non riuscì a ghermirlo e a portarlo nella sua dimora ai confini dell’Oceano. Non si tratta, dunque, di un rapimento temporaneo, volto solo a soddisfare un momentaneo desiderio, ma di un vero e proprio isolamento del giovane dagli altri mortali. Per esaudire fino in fondo questa aspirazione Eos  chiese a Zeus di concedere l’immortalità a Tithonos, ma, o per ingenuità o per lo zampino di Afrodite, dimenticò di chiedere per l’amato anche l’eterna giovinezza. Il povero Tithonos  fu destinato a godere dei favori della dea solo fino alla sfiorire della sua bellezza: con l’avanzare dell’età fu sempre più messo da parte, fino a quando, con il sopraggiungere della vecchiaia, la dea ritenne di non essere ulteriormente infastidita dalla vista del decadimento fisico del suo vecchio amante, e lo rinchiuse in una stanza. Alcune versioni del mito raccontano un finale più clemente: Tithonos, ormai vecchio, viene trasformato da Eos in una cicala, in modo che potesse ancora tenerle piacevole compagnia con la musica del suo frinire.

Eos che rapisce Tithonos su uno skiphos a figure rosse esposto al MAF

Eos è l’unica divinità femminile che rapisce mortali, in un mondo nel quale di solito è il dio a insidiare giovani fanciulle. È stata definita anche la dea predatrice e come tale fa da contraltare a Teti, la dea rapita da un mortale.

Restituzione grafica dello specchio etrusco con Peleo che imprigiona e trattiene Teti conservato al MAF

Teti, infatti, era una delle cinquanta figlie di Nereo e Doride, due divinità marine. Gli dei la destinarono al matrimonio con un mortale perché era stato predetto che suo figlio avrebbe superato il padre in potenza e intelligenza. Teti però, restia ad accettare un matrimonio che avrebbe diminuito il suo rango, usò tutti suoi poteri per sfuggire a questo destino. Peleo riuscì a vincerla tendendole un agguato e cingendola in un abbraccio che mantenne saldo finché la dea non si arrese. Fu una facile conquista? Non proprio, dal momento che Teti mutuava dall’acqua, il suo elemento naturale (era figlia di due divinità marine, dopotutto) il potere di trasformarsi. Così come l’acqua può cambiare forma in base al suo contenitore, anche lei si trasformò: dapprima in acqua e fuoco, poi in leone e in serpente e addirittura in una seppia, per tentare di scomparire in una macchia d’inchiostro, ma infine, esausta, accettò di sposare Peleo.

Peleo e Teti (in casa) che ricevono gli dei invitati alla cerimonia di nozze, sul Vaso François

 

Entrambe le dee ebbero figli nati da questo amore imposto/subito: Eos generò Memnone e Teti Achille. Nessuna delle madri riuscì a trasmettere al figlio l’immortalità ed entrambe li perderanno prematuramente nello stesso frangente: la guerra di Troia. Memnone infatti era alleato di Troia, in virtù della discendenza del padre Tithonos, e dopo aver ucciso molti guerrieri greci, affrontò in duello Achille. A riprova del suo valore le fonti raccontano che fu l’unico a scalfire la pelle invulnerabile di Achille, ma ciononostante fu ucciso dall’avversario. Ecco dunque che sul campo di battaglia si decidono le sorti delle due dee: Eos e Teti si trovano davvero contrapposte anche nel mito e la fortuna della Nereide sarà soltanto temporanea, perché anche Achille successivamente perirà sotto le mura della città di Troia.

Combattimento tra Achille e Memnone, assistiti ciascuno dalla propria madre. (fonte)

Cosa resta di questi due amori? Un finale amaro, dove le dee, eternamente giovani, assistono al declino dei mariti, uno, Tithonos, condannato a una vecchiaia senza fine, l’altro, Peleo, che sarà invece graziato dalla morte.

Annunci

L’accordo tra Polo Museale della Toscana e Uffizi: nuove opportunità per il pubblico e il Museo Archeologico di Firenze

UN PATTO PER L’ARCHEOLOGIA, UN PATTO PER FIRENZE, L’ITALIA E L’EUROPA: così è stato presentato l’accordo di collaborazione, firmato lo scorso 17 gennaio, tra Polo Museale della Toscana e Uffizi che prevede importanti novità per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

capolavori
I capolavori del MAF: la Chimera, il rilievo con la dea Maat, il Vaso François

L’accordo rappresenta sicuramente un vantaggio per i visitatori che, tra pochi giorni, a partire dal 1 marzo, potranno entrare gratis al Museo Archeologico di Firenze con l’acquisto del biglietto degli Uffizi. Ogni biglietto degli Uffizi comprenderà, infatti, anche l’ingresso gratuito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze (valido per 5 giorni entro la data dell’utilizzo del biglietto agli Uffizi). Anche l’abbonamento annuale Passepartout degli Uffizi (50 euro) e di tutte le Gallerie degli Uffizi con Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli (70 euro) oltre all’ingresso prioritario agli Uffizi per i 365 giorni successivi al primo utilizzo comprenderà sempre anche l’ingresso gratuito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Rimane inalterata la possibilità di acquistare il solo biglietto del Museo Archeologico  secondo il tariffario vigente.

N_35475-06
Il giardino all’inizio del Novecento, con l’allestimento delle sculture romane sotto gli arconi del Corridoio Mediceo

Presso la biglietteria del Museo Archeologico sarà inoltre possibile comperare il biglietto di ingresso agli Uffizi, evitando la fila, senza sovraprezzi, e, se si vuole, iniziando la visita proprio da qui. L’accordo, infatti, non rappresenta solamente un’operazione tecnica ma ha le sue radici nella storia delle due istituzioni. Infatti è importante ricordare che, alla fine XVI secolo, le prime opere d’arte ad essere ospitate nel complesso degli Uffizi furono i marmi delle collezioni medicee. Le raccolte ebbero quindi in origine un carattere archeologico, volto alla riscoperta dell’antico. Fino all’Unità d’Italia negli Uffizi era possibile ammirare non solo la quadreria ma anche buccheri etruschi, vasi figurati, urnette, statue egizie, argenterie tardo-romane, oltre alle grandi sculture romane in marmo che davano il nome al Museo.

Solo negli ultimi anni del Granducato di Toscana e soprattutto con l’Unità d’Italia si realizza il distacco delle collezioni archeologiche, per prima la Collezione Egizia e poi capolavori indiscussi come la Chimera, l’Arringatore, la Minerva, l’Idolino, il Vaso François, la testa di cavallo Medici Riccardi ecc. che lasciarono le sale degli Uffizi per dar vita ad una nuova entità museale. Quest’ultima conserva quindi un rapporto inscindibile con le collezioni degli Uffizi e può fornire delle chiavi di lettura che consentono al visitatore di comprendere e apprezzare al meglio i capolavori in essi ospitati. Ecco perché un ideale percorso di visita potrebbe iniziare proprio dal Museo Archeologico.

sale_milani
Il primo allestimento delle sale etrusche del museo

 

Dopo il distacco dagli Uffizi il museo continua a crescere e inizia a costruire una propria identità nel clima culturale post-unitario. Un’identità certamente basata sulla volontà di dare visibilità e uniformità al concetto di nazione, ma anche frutto del rapporto moderno tra stato e cittadino e ben conscia delle finalità educative del museo. L’esposizione viene ulteriormente arricchita grazie agli acquisti fatti dai Savoia, alla politica di scambi con altre nazioni e soprattutto alle campagne di scavo, andando così a definirne meglio i caratteri specifici e la fisionomia del museo.

L’accordo presuppone dei notevoli vantaggi per il Museo Archeologico al quale verrà destinato il 2,5% dell’introito derivante dalla bigliettazione degli Uffizi che consentirà la messa in cantiere di attività che spaziano dal restauro, a nuovi allestimenti, mostre, pubblicazioni, ecc.

famu2
Il Museo luogo di incontro, gioco e apprendimento anche per il pubblico dei più piccoli!

L’operazione fornisce inoltre al museo l’opportunità di essere inserito all’interno di più ampi flussi turistici, portando all’attenzione dei visitatori, ma anche degli operatori di settore, la ricchezza del proprio patrimonio e le numerose attività didattiche e scientifiche, ben note al pubblico fiorentino, che esso svolge. Ogni anno il museo ospita, infatti, migliaia di studenti all’interno delle sue sale, fornendo anche possibilità di visite guidate ad hoc, laboratori didattici, incontri di archeologia narrata, e organizza mostre e conferenze. Non a caso l’accordo tra Polo Museale della Toscana e Uffizi prevede anche una più stretta collaborazione su questi aspetti con attività scientifiche, di ricerca e divulgazione coordinate e promosse dalle due istituzioni.