Leonardo… al MAF!

Dal 12 al 14 aprile 2019 si svolgerà “Firenze dei bambini”, il festival cittadino pensato per i più piccoli, che quest’anno, nella ricorrenza del cinquecentenario della morte, sarà dedicato a Leonardo da Vinci.
Perché Leonardo? Perché la sua capacità di osservazione, il suo spirito d’indagine, le sue intuizioni, il suo pensiero sistemico hanno incantato e incantano gli uomini di ogni tempo; perché il suo sguardo ancora può invitare noi contemporanei – grandi e piccoli – a cogliere la realtà in forma mai scontata e stereotipata.


Il MAF aderisce all’iniziativa nella mattinata di sabato 13 aprile, con due laboratori dedicati al disegno e alla scrittura.

Ma che c’entra Leonardo al Museo Archeologico? L’idea del progetto curato dai Servizi Educativi del MAF è quella di partire proprio da Leonardo per ripercorrere due aspetti fondamentali che hanno interessato l’uomo fin dall’inizio della Storia: la scrittura e il disegno della figura umana. Da qui il nostro titolo “…e prima di Leonardo?”

Nel laboratorio “Lettere allo specchio” scopriremo insieme che la scrittura di Leonardo andava da destra a sinistra, proprio come quella degli Etruschi;  potrete osservare le iscrizioni antiche e provare voi stessi a scrivere come facevano i bambini etruschi quando andavano a scuola, non su quaderni ma su tavolette di cera!

Una pagina del codice Leicester (fonte)

Nel laboratorio “L’uomo disegna l’uomo”, invece, partiremo dall’osservazione del famoso disegno dell’Uomo Vitruviano per scoprire che Leonardo aveva ricavato le proporzioni della figura umana proprio dagli studi fatti dagli antichi, e vedremo come i Greci prima, e i Romani poi, li applicavano quando scolpivano o dipingevano uomini e divinità; anche voi sarete chiamati a realizzare le vostre opere!

L’Uomo Vitruviano (fonte)

I due laboratori prevedono un massimo di 10 partecipanti per ogni turno; saranno ripetuti entrambi due volte nel corso della mattinata, alle ore 9,30 e alle ore 11,30. La prenotazione è obbligatoria all’indirizzo e-mail pm-tos.maf.didattica@beniculturali.it e sarà da intendersi completata solo al ricevimento della e-mail di conferma.

Cliccando sull’immagine potrete scaricare il booklet per i bambini con programma completo degli eventi!


 

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La #settimanadeimusei e gli altri appuntamenti al MAF

Secondo le nuove disposizioni del Mibac, da quest’anno i cittadini avranno a disposizione 20 giornate di ingressi gratuiti in tutti i musei statali italiani. Le venti giornate si dividono tra le sei prime domeniche dei mesi da ottobre a marzo, le otto giornate che ogni museo ha scelto in coincidenza con eventi particolari, e le sei giornate concentrate nella #settimanadeimusei, che partirà oggi, martedì 5 marzo.

Per l’occasione il Ministero ha lanciato la campagna di comunicazione #iovadoalmuseo, e attivato il sito apposito in cui è possibile consultare le aperture di tutti i musei statali italiani.

Al MAF la #settimanadeimusei si terrà dal martedì 10 a sabato 9 (domenica 10 è giorno di chiusura). Le altre date in calendario per le aperture gratuite sono:

Se venite a trovarci, non dimenticate di condividere sui social la vostra esperienza con gli hashtag #iovadoalmuseo, #settimanadeimusei e #mafdacopertina… Vi aspettiamo!

Se scappi… ti inseguo!

E ti conquisto, avrebbe detto un dio greco… Anche se l’happy ending, purtroppo, a quel tempo non era ancora stato inventato! Quindi, ve lo diciamo subito: le favole di San Valentino raccontate nelle vetrine del MAF vanno a finire male. Ma raccontano di passioni travolgenti, amori tragici, contrastati, di rapimenti e inganni amorosi.

La fuga d’amore in questo contesto è piuttosto una fuga via dall’amore non voluto di un personaggio troppo insistente. Solitamente si tratta di amanti divini, dai quali i mortali trovano difficilmente scampo.

La storia che vi raccontiamo è invece un’eccezione: ha per protagonista Eos, la dea dell’Aurora, che, probabilmente per una maledizione di Afrodite, era continuamente attratta da giovani mortali. Il più famoso tra i suoi amati è Tithonos, figlio di Laomedonte, appartenente alla stirpe troiana. Il ragazzo tentò la fuga arrivando perfino a minacciare la dea usando la sua lira come un’arma fino a quando Eos non riuscì a ghermirlo e a portarlo nella sua dimora ai confini dell’Oceano. Non si tratta, dunque, di un rapimento temporaneo, volto solo a soddisfare un momentaneo desiderio, ma di un vero e proprio isolamento del giovane dagli altri mortali. Per esaudire fino in fondo questa aspirazione Eos  chiese a Zeus di concedere l’immortalità a Tithonos, ma, o per ingenuità o per lo zampino di Afrodite, dimenticò di chiedere per l’amato anche l’eterna giovinezza. Il povero Tithonos  fu destinato a godere dei favori della dea solo fino alla sfiorire della sua bellezza: con l’avanzare dell’età fu sempre più messo da parte, fino a quando, con il sopraggiungere della vecchiaia, la dea ritenne di non essere ulteriormente infastidita dalla vista del decadimento fisico del suo vecchio amante, e lo rinchiuse in una stanza. Alcune versioni del mito raccontano un finale più clemente: Tithonos, ormai vecchio, viene trasformato da Eos in una cicala, in modo che potesse ancora tenerle piacevole compagnia con la musica del suo frinire.

Eos che rapisce Tithonos su uno skiphos a figure rosse esposto al MAF

Eos è l’unica divinità femminile che rapisce mortali, in un mondo nel quale di solito è il dio a insidiare giovani fanciulle. È stata definita anche la dea predatrice e come tale fa da contraltare a Teti, la dea rapita da un mortale.

Restituzione grafica dello specchio etrusco con Peleo che imprigiona e trattiene Teti conservato al MAF

Teti, infatti, era una delle cinquanta figlie di Nereo e Doride, due divinità marine. Gli dei la destinarono al matrimonio con un mortale perché era stato predetto che suo figlio avrebbe superato il padre in potenza e intelligenza. Teti però, restia ad accettare un matrimonio che avrebbe diminuito il suo rango, usò tutti suoi poteri per sfuggire a questo destino. Peleo riuscì a vincerla tendendole un agguato e cingendola in un abbraccio che mantenne saldo finché la dea non si arrese. Fu una facile conquista? Non proprio, dal momento che Teti mutuava dall’acqua, il suo elemento naturale (era figlia di due divinità marine, dopotutto) il potere di trasformarsi. Così come l’acqua può cambiare forma in base al suo contenitore, anche lei si trasformò: dapprima in acqua e fuoco, poi in leone e in serpente e addirittura in una seppia, per tentare di scomparire in una macchia d’inchiostro, ma infine, esausta, accettò di sposare Peleo.

Peleo e Teti (in casa) che ricevono gli dei invitati alla cerimonia di nozze, sul Vaso François

 

Entrambe le dee ebbero figli nati da questo amore imposto/subito: Eos generò Memnone e Teti Achille. Nessuna delle madri riuscì a trasmettere al figlio l’immortalità ed entrambe li perderanno prematuramente nello stesso frangente: la guerra di Troia. Memnone infatti era alleato di Troia, in virtù della discendenza del padre Tithonos, e dopo aver ucciso molti guerrieri greci, affrontò in duello Achille. A riprova del suo valore le fonti raccontano che fu l’unico a scalfire la pelle invulnerabile di Achille, ma ciononostante fu ucciso dall’avversario. Ecco dunque che sul campo di battaglia si decidono le sorti delle due dee: Eos e Teti si trovano davvero contrapposte anche nel mito e la fortuna della Nereide sarà soltanto temporanea, perché anche Achille successivamente perirà sotto le mura della città di Troia.

Combattimento tra Achille e Memnone, assistiti ciascuno dalla propria madre. (fonte)

Cosa resta di questi due amori? Un finale amaro, dove le dee, eternamente giovani, assistono al declino dei mariti, uno, Tithonos, condannato a una vecchiaia senza fine, l’altro, Peleo, che sarà invece graziato dalla morte.

Il “Monetiere”: un nuovo allestimento per la sezione numismatica del MAF

Da oggi è visitabile al MAF una sezione dedicata interamente alle monete antiche. Dopo la recentissima inaugurazione del percorso attraverso il Corridoio Mediceo, in cui è esposta parte della vastissima collezione del Museo di gemme, sigilli e cammei, venerdì 8 febbraio è stata aperta anche la sala dedicata alle monete e medaglie, completamente riallestita grazie a Friends of Florence al contributo di Jack e Laura Winchester (già donatori nel museo per le sale del Vaso François, del Sarcofago delle Amazzoni e dei bronzetti greco-romani).

La sala, una delle stanze private di Maria Maddalena de’ Medici (sorella di Cosimo II, che nel 1619-20 fece restaurare per lei il Palazzo della Crocetta), è oggi decorata con affreschi e arazzi sei-settecenteschi. Fu allestita come Monetiere nel 1895, anno nel quale fu trasferita nel Regio Museo Archeologico di Firenze la consistente raccolta numismatica del Medagliere Granducale, originato dalle collezioni dei Medici, proseguito dagli Asburgo-Lorena e successivamente incrementato in maniera considerevole prima dagli acquisti di epoca sabauda e poi da donazioni e lasciti privati, fino alle scoperte dell’archeologia moderna.

Asse in bronzo della serie etrusca c.d “del Sacrificio” (prima metà III secolo a.C.)

Oggi una delle più grandi e importanti raccolte di monete antiche visibili in Italia (ne esistono alcune molto consistenti, ma sono private e non visibili), quella del Museo Archeologico Nazionale di Firenze raccoglie circa 60.000 monete di oro, argento, bronzo, rame ed elettro, in esemplari (poco più di 2000 quelli esposti) che documentano le più belle e le più importanti emissioni di tutte le città greche che costellavano il profilo del Mar Mediterraneo, incluse quelle di Magna Graecia e di Sicilia, così come del mondo etrusco e soprattutto di quello romano, in particolare di età imperiale. A queste si affiancano oltre 400 medaglioni e contorniati (grandi medaglie di bronzo del IV e V sec. d.C.), che offrono uno straordinario e luccicante repertorio di conii e di iconografie del mondo antico.

Tetradracma in argento di Atene (479-363 a.C.)

In un allestimento completamente rinnovato, distribuiti in 34 vetrine e accompagnati da testi e didascalie in doppia lingua (italiano e inglese), gli oltre 2000 esemplari illustrano la formazione dell’attuale Monetiere, il cui nucleo più antico è stato individuato nella collezione di monete e medaglie raccolte da Piero de’ Medici il Gottoso (1416-1469), poi passate a suo figlio Lorenzo il Magnifico, che raddoppiò la collezione paterna e alla sua morte, nel 1492, poteva lasciare ben 2330 esemplari in eredità ai propri figli. Anche Francesco Valori, biografo del Magnifico, nel 1471 scrive “coloro che volevano affezionarselo, avevano cura di portargli o di mandargli delle medaglie preziose”.

Aureo di Augusto (27 a.C.-14 d.C.)

Spiccati interessi numismatici ebbe anche il Cardinale Leopoldo de’ Medici (1617-1675), che insieme al fratello, il Granduca Ferdinando II di Toscana, recuperò ben 252 monete d’oro della raccolta di Casa d’Este, che erano state impegnate presso il Monte di Pietà di Firenze: la sua collezione è oggi parte integrante nel Monetiere del Museo Archeologico. Nel 1743, grazie al celebre Patto di Famiglia dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, il Medagliere Granducale passò alla dinastia degli Asburgo-Lorena, insieme a tutto il patrimonio artistico mediceo. Col tempo, grazie alle cospicue donazioni di privati mecenati, il Medagliere Granducale si trasformò nell’attuale Monetiere del Museo Archeologico.

L. 5 in argento del 1914 di Vittorio Emanuele III (1900-1946)

l Monetiere del Museo Archeologico custodisce inoltre decine di ripostigli di monete antiche, medievali e moderne rinvenuti nel sottosuolo toscano, a partire dal 1763 (ripostiglio di Pisa) fino al 1984 (ripostiglio di Castel Volterrano), testimonianze dirette dell’uso e della circolazione della moneta nelle diverse epoche, oltre a centinaia di singole monete rinvenute in occasione di regolari scavi archeologici condotti nel tempo, da Populonia e Vetulonia a Roselle, da Firenze a Grosseto, da Siena a Lucca e in tutto il territorio dell’antica Regio VII Etruria.

Gli arazzi restaurati e le nuove vetrine del Monetiere

Il pregevole ambiente, adiacente alla sala che ospita la Chimera, mostra sul soffitto un affresco di Giovanni da San Giovanni (Santa Caterina trasportata dagli Angeli, del 1635 circa), con ai lati decorazioni di impianto seicentesco ma ritoccate nel tardo Ottocento. Le pareti, anch’esse con riprese neoclassiche di certo legate alla prima inaugurazione del Monetiere nel 1895, sono impreziosite da arazzi settecenteschi completamente restaurati.

L’affresco del soffitto con S. Caterina

Giano, gennaio e le porte del MAF

Sapete da dove viene il nome del primo mese dell’anno? Ianuarius, gennaio, era per i romani il mese dedicato a una delle loro più antiche divinità, Ianus (Giano), il dio bifronte, protettore degli inizi e dei passaggi, un antico dio squisitamente latino che avrebbe portato le leggi tra i popoli primitivi del Lazio, che nelle preghiere era sempre invocato al primo posto e le porte del cui tempio si aprivano solo quando iniziava un periodo di guerra.  La sua residenza, ovviamente, era immaginata proprio sul colle che da lui prende il nome, il Gianicolo. Il dio era rappresentato con due volti che guardavano in direzioni opposte: come una porta, segnava un passaggio, contemporaneamente l’inizio e la fine, l’interno e l’esterno, l’entrata e l’uscita.

Il mese Ianuarius con la rappresentazione di Giano in una incisione del XVII secolo conservata al British Museum (fonte)

Il nome di Giano è intimamente connesso anche al termine che i Romani usavano per indicare la porta, ianua. Per questo vogliamo celebrare l’inizio del 2019 proprio come avrebbero fatto nell’antichità, onorando Giano e tutti i passaggi del Museo, siano essi reali o immaginari, custoditi in una vetrina o “a portata di piedi” per tutti i nostri visitatori.

Non è scontato notare, infatti, visitando le sale del primo piano del Museo, che le porte che introducono da una sala in un’altra non sono porte qualunque: mentre nella sezione egizia richiamano le porte dei templi sul Nilo, sormontate dal disco solare alato, nel settore etrusco sono decorate con cornici analoghe a quelle delle porte delle tombe etrusche, con il caratteristico “becco di civetta”. Un’indulgenza al gusto dominante a fine Ottocento, quando il museo fu per la prima volta collocato nel Palazzo della Crocetta, e grande potere evocativo era affidato all’allestimento degli ambienti come fossero una vera e propria scenografia, in stile con i reperti che contenevano.

Una porta della sezione etrusca, a sinistra, e una della sezione egizia, a destra

Porte di ben altra natura sono invece quelle che si trovano riprodotte sulle urne cinerarie etrusche: talvolta un portoncino isolato sulla fronte della cassa, talaltra un battente dischiuso alle spalle di un triclinio. Se non bastasse l’oggetto in sé, le figure di demoni alati che spesso fanno la guardia a questi passaggi ne tradiscono la natura ultraterrena: sono le porte della tomba e contemporaneamente la porta degli Inferi, sulla cui soglia i defunti danno l’estremo addio ai loro cari.

Nella sala IX del Museo, addirittura, una vera porta di pietra di una tomba sembra voler aprire un varco nella parete, con i suoi cardini e il suo battente, esempio piuttosto raro rispetto ai più comuni lastroni di pietra appena sgrossati. La porta segnava l’ingresso di una tomba di Chiusi, e risale al V o IV sec. a.C.

Le porte che simboleggiano l’ingresso nell’Aldilà, il regno di Osiride, sono consuete anche nella rappresentazione delle stele egizie, dove spesso fanno da cornice alle iscrizioni, come nella stele di Khentekhtayaun, in cui sono elencati i nomi di tutti i parenti del defunto (con specificato di quale grado di parentela si tratta) autori della dedica e della preghiera incisa in caratteri geroglifici.

La stele funeraria del maggiordomo Khentekhtayaun

Le vivide immagini che ci restituisce la ceramica attica, invece, raccontano la vita di tutti i giorni nell’antica Grecia. Qui troviamo le porte delle mura urbiche e le porte delle case, con i battenti e le borchie, così sorprendentemente simili alle nostre anche se si tratta della dimora divina di Peleo e Teti. Avreste mai detto, per esempio, che anche la porta di casa di una dea potesse avere la gattaiola? Tra i tanti minuziosi dettagli usciti dal calamo di Kleitias, il pittore del vaso François, c’è anche la piccola apertura che spesso in Grecia veniva lasciata nella porta di casa, per consentire il passaggio a ricci o piccoli animali selvatici ma utili all’uomo perché liberavano le case dai topi.

La porta della casa di Peleo e teti, a sinistra, con la gattaiola, e la porta delle mura di Troia da cui escono i soldati, con i proiettili pronti ad essere lanciati ammassati tra i merli (Vaso François).

Allora, non vi abbiamo invogliato a iniziare il 2019 varcando ancora una volta la soglia (anzi le soglie!) del MAF? Buon anno a tutti!

 

Le gemme e il corridoio di Maria Maddalena: un nuovo percorso al MAF

Oggi, 14 dicembre inaugura al MAF il nuovo allestimento di una scelta di 432 pezzi (cammei e intagli) provenienti dalla collezione glittica del museo, nella splendida cornice del Corridoio Mediceo. Le collezioni del MAF vantano la più ampia raccolta al mondo tra gemme, sigilli, cammei, intagli, paste vitree, gemme magiche e anelli (solo quele appartenute ai Medici e ai Lorena, da cui è tratta la selezione esposta, ammontano a 2300 esemplari), alcuni dei quali impreziositi da montature in oro di epoca romana o rinascimentale e cornici in pietre preziose e smalti (un trattamento rarissimo per i gioielli non destinati all’ambito ecclesiastico); i materiali sono sardonici, corniole, zaffiri, rubini, calcedoni e granati. L’arco cronologico ricoperto va dal 2300 a.C. (gemme babilonesi) fino al diciottesimo secolo, in una storia collezionistica che inizia con Lorenzo il Magnifico e continua fino a Pietro Leopoldo, passando per il duca Cosimo I, la moglie Eleonora di Toledo e l’Elettrice Palatina. Le gemme del MAF sono state esposte al pubblico soltanto nel 1990, in una ristrettissima selezione, in occasione della mostra “Le gemme dei Medici e dei Lorena nel Museo Archeologico di Firenze”.

Alcune delle gemme che saranno esposte nel Corridoio Mediceo

Le 34 vetrine del nuovo allestimento si susseguono lungo tutto il percorso del Corridoio Mediceo costruito nel 1620 dall’architetto Giulio Parigi, oggi racchiuso all’interno delle strutture del Museo, ma che in origine serviva da collegamento tra il Palazzo della Crocetta e la basilica della SS. Annunziata.

La facciata del corridoio che in origine si apriva sul giardino, oggi racchiusa all’interno del Museo

La storia del palazzo e dei suoi frequentatori sarà parte integrante della nuova sistemazione, che prevede nella stanza di accesso al corridoio una serie di pannelli retroilluminati e schermi touch che consentono l’approfondimento dei materiali esposti (con didascalie, ingrandimenti e dettagli gemma per gemma) e della storia della famiglia Medici, con un grande ritratto di Maria Maddalena. Alla fine del corridoio i visitatori saranno accolti da un altro allestimento multimediale, con un video in soggettiva del percorso attraverso il corridoio e fino all’affaccio all’interno della chiesa, il luogo di raccoglimento da cui Maria Maddalena assisteva alla messa, e ancora gli approfondimenti sui singoli pezzi esposti, tutto in doppia lingua italiano-inglese.

L’allestimento dei nuovi spazi espositivi è stato possibile grazie al contributo di Friends of Florence. La presentazione e l’inaugurazione sono in concomitanza  con l’inaugurazione della nuova illuminazione permanente di Piazza SS. Annunziata, organizzata per le 17,15-17,30, al momento dell’accensione dell’illuminazione pubblica.

Lo scorcio della piazza SS. Annunziata come si vede dal corridoio, nel tratto in cui attraversa via Gino Capponi.

Vi aspettiamo!

 

Dal palazzo alla basilica: il camminamento nascosto di una sfortunata principessa Medici

Tra le diverse caratteristiche di un museo, un elemento che spesso viene sottovalutato è l’edificio che lo ospita. Le ricchissime collezioni del Muso archeologico di Firenze vantano invece un “contenitore” di eccezione: il Palazzo della Crocetta, progettato dall’architetto Giulio Parigi ed edificato nel 1620.

Si tratta, come moltissimi altri palazzi della città, di una residenza della famiglia dei Medici, destinata però ad un membro particolare della famiglia, la principessa Maria Maddalena, ottava figlia di Ferdinando I e Cristina di Lorena, sorella dunque del granduca Cosimo II.

Maria Maddalena nel ritratto conservato presso la villa medicea di Cerreto Guidi (fonte)

La fanciulla nacque probabilmente deforme, come tramanda il Vasari “fortemente malcomposta nelle membra”, nel 1600. Condannata dalla sua condizione fisica, sicuramente con problemi di deambulazione, ad una vita ritirata, pur scegliendo il Monastero della Crocetta per prendere i voti, non smise mai di essere una Medici. Il fratello avviò una “bellissima fabbrica” adiacente al Monastero per permettere a Maria Maddalena di condurre una vita all’altezza del suo rango, protetta dagli sguardi del mondo esterno. Il Palazzo, dotato anche di un giardino, venne provvisto di alcuni collegamenti con il Monastero: uno sopraelevato e l’altro sotterraneo (successivamente demoliti e solo in parte ricostruiti). Viene aggiunta inoltre una lunga “Galleria, che partendo da gl’interni appartamenti di essa, distendendosi sopra un ameno Giardino, viene a finire nel riverito Tempio della Santissima Nunziata”, come riferisce il poeta di corte Andrea Salvadori. Su tutto l’edificio fu estesa la clausura riservata al convento, in modo da permettere alle monache di partecipare alla vita della principessa. Naturalmente ciò non vale per il “corridore”: a differenza del Giardino viene infatti espressamente dichiarato “fuor di clausura”, in quanto comunicante con l’interno della basilica, e tenuto chiuso con una chiave della quale esistevano solo due copie: una di Maria Maddalena e l’altra in custodia alla Madre Superiora.

“ … né sia lecito alle monache che per qualsivoglia accidente…mettano il piede in detto corridore” (come decretato dall’Arcivescovo di Firenze nel 1621)

Il “dilettevol Passeggio” venne decorato con immagini sacre, che aiutassero la principessa “nella sua grata solitudine” a rivolgere in alto suoi pensieri e a provare “in Terra qualche parte della gioia del Cielo”. Il lungo camminamento termina direttamente all’interno di un coretto della Basilica della Santissima Annunziata. Da questa stanza la principessa e le sue dame di compagnia potevano affacciarsi sull’interno della chiesa grazie ad una larga finestra, protetta da una grata di bronzo dorato e appena visibile dalla navata in basso, e assistere alle celebrazioni senza essere viste.

Il coretto con gli inginocchiatoi e l’affaccio sulla basilica

Con la morte di Maria Maddalena nel 1633 la clausura decade. Il corridoio viene imbiancato e gli altri collegamenti con il Monastero vengono immediatamente demoliti per volere del Granduca; Cosimo II temeva infatti che le monache, abituate al tenore di vita di Maria Maddalena, potessero in seguito accampare pretese sul Palazzo!

Negli anni successivi il palazzo fu abitato da altre principesse educate nel Monastero della Crocetta: Anna figlia di Cosimo II e Vittoria della Rovere sposa di Ferdinando II. Più tardi dimora dei reggenti, negli anni di Firenze capitale divenne sede della Corte dei Conti, fino alla sua consacrazione come sede del Regio Museo Archeologico. Con l’allestimento del Giardino Monumentale da parte di Milani, le arcate che sostengono il corridoio sono sfruttate per la sistemazione delle sculture.

Il giardino all’inizio del Novecento, quando ancora gli arconi di sostegno del Corridoio Mediceo erano visibili dall’esterno

Con la creazione del nuovo Museo Topografico dell’Etruria a partire dal 1929, le stesse arcate sono in parte obliterate dalla costruzione di sale ad esse addossate. Oggi il corridoio rimane racchiuso all’interno della struttura con copertura in vetro costruita negli anni Ottanta, che lo rende visibile solo dall’interno del Museo. Suggestivo spazio espositivo, negli anni è stato variamente sfruttato sia per mostre che allestimenti temporanei e presto tornerà a giocare un ruolo di primo piano nella valorizzazione delle collezioni del MAF… Restate sintonizzati! 🙂