#arteinviaggio al MAF: viaggiare via terra nell’antichità

#arteinviaggio è il tema scelto dal MiBACT per il mese di luglio.

Eccoci allora pronti per intraprendere un lungo viaggio attraverso l’archeologia, per scoprire alcuni aspetti del viaggio nell’antichità prendendo come spunto, sempre, i reperti esposti nel nostro museo.

Non resta che partire.

Il nostro viaggio inizia a Florentia, la Firenze di età romana, della quale sono conservate alcune vestigia, elementi architettonici ed urbanistici provenienti dagli scavi di fine ‘800, nel Cortile dei Fiorentini del nostro museo.

Un angolo del Cortile dei Fiorentini con la ricostruzione della strada basolata

Quando a fine ‘800 si rese necessario trasformare Firenze in una città “moderna” molti lavori pubblici furono svolti nel centro storico cambiando per sempre l’aspetto di alcuni quartieri. L’area del ghetto, per esempio, fu sgomberata per far posto ad un nuovo spazio, l’attuale piazza della Repubblica (all’epoca piazza Vittorio Emanuele II); i lavori di costruzione dei nuovi edifici che vi affacciano, e i lavori stessi di sbancamento, portarono in luce le strutture più antiche di età romana: fu possibile così localizzare il foro, piazza principale della città, il capitolium, tempio più importante che insisteva sulla piazza, e tratti di basolato stradale appartenenti al cardine massimo e al decumano massimo, ovvero alle due vie cittadine principali, l’una con orientamento N/S, l’altra E/O. Non si poteva salvare tutto, molto fu reinterrato, ma alcune porzioni di vestigia antiche furono prelevate e in seguito sistemate al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, nel suo Cortile dei Fiorentini. Proprio un tratto di basolato stradale, pertinente al cardine massimo, è ancora collocato qui, insieme al monumentale stipite in muratura della Porta di accesso (o uscita) verso Nord della città, la cosiddetta Porta contra Aquilonem, che si apriva nelle mura cittadine, e la struttura della canaletta di una fogna che scorreva al di sotto del tratto stradale.

La porzione di fogna di Florentia nel Cortile dei Fiorentini

Le fogne erano un elemento fondamentale nell’urbanistica romana, tanto da far dire a Plinio il Vecchio e a molti altri autori antichi che esse fossero tra le più importanti loro opere edilizie. In effetti gli ingegneri romani dedicavano molta cura al reticolo fognario delle città, e davano vita a percorsi sotterranei davvero monumentali. Vitruvio, architetto di età augustea, illustra nella sua opera De Architectura le regole tecniche per la costruzione delle fogne. Esse correvano sotto le strade cittadine, seguendone il tracciato ed anzi erano costruite contemporaneamente ad esse. Le canalette erano in pietra (o in laterizio), con la copertura solitamente a doppio spiovente, ed erano piuttosto alte, sia per l’ingente portata d’acqua che per favorire la manutenzione (affidata, durante l’impero, ai criminali, secondo quanto racconta sempre Plinio). La porzione di canaletta fognaria del Cortile dei Fiorentini è a doppio spiovente, alta 1,20 m, e la sua struttura in muratura, sia pareti è in opus incertum, ovvero non ha un rivestimento in pietra a corsi ordinati e regolari. In molti casi, però, i condotti fognari avevano pareti rifinite con paramenti curati, in opus certum o mixtum, o di altra tipologia.

Dettaglio del tratto di basolato stradale

Le strade romane erano l’altro fiore all’occhiello dell’ingegneria romana. Erano costituite da più livelli di preparazione che servivano a rendere omogeneo, compatto, stabile e drenato il tracciato. Per questo sul terreno spianato e scavato veniva posta una massicciata di pietre piuttosto grandi, chiamata statumen, sulla quale era calato uno strato di sabbia mista a ghiaia, ruderatio, cui si sovrapponeva un nucleus di ghiaia compressa, oppure di sabbia e pietrisco. Su questa vera e propria struttura, infine, veniva collocato il rivestimento, il pavimentum, che era costituito, nelle strade consolari e nelle vie cittadine, da basoli di pietra piuttosto grandi e resistenti all’usura, disposti accuratamente in modo da incastrarsi gli uni con gli altri e posti a schiena d’asino, in modo da fornire alla strada una curvatura tale da consentire il deflusso delle acque lungo i margini laterali con canalette di scolo presso i marciapiedi (crepidines). Non tutte le strade erano basolate: il rivestimento era infatti piuttosto costoso per via dell’approvvigionamento stesso della pietra e della sua manutenzione. Le viabilità minori erano dette vie glareatae, ovvero avevano il rivestimento in scaglie di pietra compresse al posto dei basoli; vi erano poi, le vie terrenae, semplici tracciati in terra battuta.

Il tratto stradale conservato nel Cortile dei Fiorentini è basolato. I basoli sono grossi lastroni di pietra, di forma irregolare. Si individua, lungo un allineamento, uno dei due solchi predisposti per il passaggio dei carri. Sul lato della carreggiata si conserva anche la crepidine, il margine del marciapiede in lastre di pietra.

Lo stipite decorato della Porta contra Aquilonem

Il cardine massimo di Florentia attraverso la Porta contra Aquilonem usciva dalle mura cittadine in direzione Nord. Della porta il Cortile dei Fiorentini ospita uno degli stipiti in blocchi di pietra, su uno dei quali è scolpita a rilievo una figura beneaugurante, dai genitali molto molto pronunciati. Come a dire: “Buon viaggio”.

Fuori dalle città, lungo le vie consolari, a segnalare la distanza da Roma e il restauro di tratti stradali da parte di imperatori erano posti i cippi miliarii. Su di essi è incisa la titolatura imperiale, ovvero il nome per esteso dell’imperatore costruttore o restauratore del tratto stradale, comprensivo di tutti i titoli, quali il numero di anni di consolato e di potestà tribunizia ricoperti, utili, per noi, a datare all’anno preciso il posizionamento del cippo (e il rifacimento della strada). Al MAF ne sono esposti tre, due nel Cortile dei Fiorentini, il terzo nel Giardino. Quello in giardino, perfettamente leggibile, fu posto dall’Imperatore Traiano a ricordo di un suo restauro della via Traiana Nova, lungo il tratto tra Bolsena e Chiusi, come recita l’iscrizione: “viam novam Traianam a Volsinis ad fines clusinorum fecit XIII“.

Il cippo miliario

Abbiamo accennato più sopra ai solchi per il passaggio dei carri. In effetti il mezzo di trasporto su terra di età romana è il carro condotto da cavalli o muli. In epoca romana ne esistono alcune tipologie, di cui troviamo documentazione e rappresentazione anche in museo, su alcune urne cinerarie etrusche di età ellenistica (III-II secolo a.C.). Da esse apprendiamo com’era realizzato il carpentum, il carro destinato inizialmente al trasporto privato. Era dotato di due ruote ed era tirato da due cavalli o muli. Era coperto, in modo da offrire riparo ai viaggiatori. Il carpentum, inventato in Etruria, in età imperiale diviene il trasporto privilegiato per le donne della famiglia imperiale. In epoca etrusca, la sua rappresentazione sulle urne cinerarie ha una doppia valenza: rappresentato su un’urna femminile, simboleggia sia il viaggio/cambiamento di status della donna che si sposa e che dunque si sposta dalla casa propria a quella del marito, sia l’estremo viaggio nell’aldilà.

Urna cineraria etrusca con il carpentum

In museo sono esposte tre urne cinerarie con la rappresentazione del viaggio sul carro: una si trova nella sala X del I piano del museo, le altre due si trovano invece all’interno della Tomba Inghirami di Volterra, ricostruita nel giardino del museo. La scena raffigurata è sempre la stessa: i due coniugi a bordo del carro coperto, condotto da due muli con un inserviente, si allontanano da alcune figure (la famiglia) e vengono accolti da un personaggio a cavallo. La scena di viaggio sul carro è piuttosto comune nel mondo etrusco. L’urnetta cineraria, anch’essa proveniente da Volterra, del I piano del Museo, datata al II-I secolo a.C., consente di cogliere, per la precisione del rilievo e il buonissimo stato di conservazione, i dettagli costruttivi del carro e della sua copertura.

Firenze, Museo Archeologico Nazionale: il Cortile dei Fiorentini, tra restauro e ri-scoperte

Presto aprirà al pubblico il Cortile Romano o Cortile dei Fiorentini, recentemente inaugurato, così chiamato perché, come spiegavamo in un post precedente, qui sono stati raccolti e assemblati resti architettonici provenienti dagli scavi di fine ‘800 della Firenze di età romana.

La pianta del Cortile Romano pubblicata sulla Guida del Museo di Luigi Adriano Milani nel 1912. All'epoca i reperti della Firenze romana erano collocati anche nell'ambiente XXII, oggi riadattato a Corpo di Guardia del Museo

La pianta del Cortile Romano pubblicata sulla Guida del Museo di Luigi Adriano Milani nel 1912. All’epoca i reperti della Firenze romana erano collocati, oltre che nei cortili XX e XXI, anche nell’ambiente XXII, oggi riadattato a Corpo di Guardia del Museo

Il lavoro di restauro, in corso da qualche mese, condotto dal Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologia Toscana, è consistito principalmente in un’opera di pulizia dei marmi e dei materiali architettonici (colonne e frammenti di colonne, capitelli e frammenti di capitelli, cornici architettoniche, modanate e non, blocchi di basamento) rimontati nel cortile: oltre alle edicole nelle quali sono riassemblati i materiali provenienti dal capitolium e dal tempio di Iside, un tratto di strada basolata, una piscina delle Terme Capitoline di Firenze, strutture fognarie provenienti da via Calimala che in età romana era il Cardine Massimo, ovvero la viabilità principale Nord/Sud di Florentia,  e ancora iscrizioni provenienti dal centro storico, la porta cittadina settentrionale, l’impluvium e alcuni mosaici pavimentali provenienti dalla domus rinvenuta sotto il Battistero. Nel corso di questi lavori, però, non sono mancate le sorprese: innanzitutto i restauratori hanno ri-scoperto un vero e proprio deposito di materiali accatastati dietro il cortile, di cui si era persa memoria, visto che dopo la sistemazione ad opera del Milani nel 1912, nessuno vi aveva più messo mano. Il Milani, con i suoi collaboratori, aveva schedato e inventariato tutti i frammenti e ne aveva dato conto in alcune pubblicazioni. Ma col passare del tempo e con le varie vicissitudini che il museo ha subito, tra cui dapprima la chiusura per la II Guerra Mondiale, poi la riapertura ma con un nuovo ingresso su Piazza SS.Annunziata e non più su via della Colonna, quindi la chiusura del Museo Topografico a seguito dei danni provocati dall’Alluvione al piano terreno del Museo e infine la chiusura di una delle sale dei “Florentini”, destinata oggi a corpo di guardia del museo, aveva fatto perdere delle informazioni circa alcuni materiali. Informazioni che però oggi sono tornate alla luce.

Un esempio tra tanti:

Un esempio tra i tanti materiali architettonici, questa anta è lavorata su entrambe le facce, da una parte a piccoli riquadri con rosetta centrale e dall’altra a cerchi con fiori a cinque petali, con inserti in pietra verde di Prato

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze in questo caso dimostra di essere un cantiere aperto, un cantiere nel quale non si smette mai di scoprire qualcosa di nuovo sulle collezioni che custodisce. Gli stessi materiali del cortile romano, che nel corso degli anni passati sono stati variamente oggetto di studio e di rilievi, continuano a fornirci nuovi dati sul passato di Firenze. I reperti architettonici, ripuliti dalla patina di fuliggine depositatasi in più di un secolo di esposizione agli agenti atmosferici, rivelano tutta l’eleganza delle loro modanature; tra questi materiali quello che più colpisce l’attenzione è l’ara frammentaria, di età augustea che, decorata con festoni di ghiande delicatissime, può finalmente ricongiungersi con altri due suoi frammenti, uno dei quali, meravigliosamente conservato, mostra un bucranio tra festoni di foglie di quercia e ghiande. L’ara, di forma ottagonale, era dunque decorata a ghirlande e bucrani che si disponevano lungo la parte alta, con i bucrani in corrispondenza degli angoli dell’ottagono. Questo tipo di decorazione è molto diffuso in età augustea in contesti sacri. Non per nulla lo stesso Milani, che per primo studiò l’ara e la pubblicò (L.A. Milani, Reliquie di Firenze Antica, 1896), la datò, per confronto con l’Ara Pacis Augustae di Roma, ad età augustea, epoca in cui risale la costruzione del capitolium di Florentia, attribuendole anche i due frammenti. I frammenti provengono, a leggere il Milani, da via del Campidoglio, (dietro l’attuale Piazza della Repubblica), e dall’area del Gambrinus (oggi Hard Rock Café). Poiché, però, i frammenti non sono ricongiungibili all’ara, li conservò separatamente finché non se ne perse memoria. Memoria che oggi è stata recuperata.

Il frammento con bucranio pertinente all'ara del capitolium di Florentia recuperato durante i restauri

Il frammento con bucranio pertinente all’ara del capitolium di Florentia recuperato durante i restauri

Firenze, Musei Archeologici Nazionali: inaugura il restaurato Cortile dei Fiorentini

Venerdì 16 ottobre, dopo un lungo lavoro di restauro protrattosi per tutta l’estate, tornerà ad essere fruibile dal pubblico il Cortile dei Fiorentini, un piccolo e suggestivo spazio abbracciato dal Palazzo della Crocetta e diviso da via Laura da un alto muro giallo. Qui sono confluiti i resti degli scavi della Firenze romana condotti nei decenni finali dell’Ottocento, riarrangiati in una suggestiva disposizione per edicole e tempietti.

Il cortile dei Fiorentini

Il cortile dei Fiorentini

L’inaugurazione, che avrà inizio alle ore 17, costituirà anche l’occasione per uno spettacolo di Archeologia Narrante, una formula di comunicazione oramai ben collaudata in seno ai musei Archeologici di Firenze, in cui sono gli stessi musei ed aree archeologiche che “si raccontano” al pubblico attraverso uno spettacolo teatrale ambientato tra reperti e rovine.

Lettura teatrale A vita nuova restituitoA nuova vita restituito” è, nel testo che cita l’epigrafe posta sull’arco di piazza della Repubblica, proprio il centro della città, radicalmente e impietosamente modificato dagli sventramenti ottocenteschi. La lettura teatrale, scritta e ideata da S. Bellucci, è una cronaca degli avvenimenti fatta da un narratore e accompagnata dai commenti disincantati di due popolani, Severino e Rosina, testimoni dei grandi cambiamenti della città sul finire del XIX sec.

Vi aspettiamo!

Nel cuore del Museo Archeologico di Firenze: il cortile dei Fiorentini

“Nel grande e piccolo cortile del museo … vedrete i testimoni irrefragabili dell’antico splendore di Firenze…”

Potrebbero essere le stesse parole usate da Luigi Adriano Milani nella sua Guida del Museo Archeologico di Firenze del 1898 ad annunciare, ancora oggi, l’imminente riapertura al pubblico delle vestigia della città romana di Florentia.

Il cortile nella Guida del Museo del 1898

Il cortile nella Guida del Museo del 1898

Questa volta, però, ad essere fruibili per i visitatori del MAF non saranno nuove sale del museo, ma i due cortili (completamente restaurati) che costituiscono il cuore nascosto del palazzo della Crocetta, che sino ad ora potevano essere spiati soltanto da qualche finestra indiscreta al primo piano.

Il cortile dei Fiorentini oggi

Il cortile dei Fiorentini oggi

Un allestimento di reperti archeologici (affascinante quanto insolito agli occhi del visitatore moderno) che il Milani, orgoglioso della sua opera, non esitava a definire nel 1912 come “un libro di storia autentica, unico nel suo genere; … unico per il modo in cui parla agli occhi del dotto e dell’illetterato” costruito “con le reliquie di Firenze antica”. Una sorta di catalogo in 3D ante litteram, in cui, riarrangiati come mattoncini del Lego in nuove costruzioni, si alternano frammenti architettonici, modanature, pavimenti e persino di un tratto di strada.

Mosaici e strutture architettoniche conservate nel cortile dei Fiorentini recentemente restaurate

Mosaici e strutture architettoniche conservate nel cortile dei Fiorentini recentemente restaurate

Per comprendere questa affascinante sistemazione, per molti versi vicina e parallela a quella del giardino, è necessario un passo indietro nel fermento degli anni Ottanta dell’Ottocento, quando ancora l’impulso alla trasformazione dell’assetto urbanistico fiorentino dato dal “rango” di capitale (1865-1871) continuava a dare i suoi frutti. Dopo l’abbattimento delle mura per la costruzione dei viali, anche il centro storico avrebbe dovuto dismettere gli angusti abiti del borgo medievale per indossarne di più consoni e fastosi, abbandonando, col degrado dei quartieri più vecchi, anche buona parte della memoria storico archeologica del suo passato. L’operazione di ammodernamento compromise definitivamente il tessuto medievale della zona del Mercato Vecchio (attorno all’odierna piazza della Repubblica) e soltanto negli anni 1886-1887 furono condotti saggi archeologici “controllati” dal Milani, allora direttore del Museo, e dall’architetto Corinto Corinti, cui va il merito di una sorprendente documentazione grafica delle scoperte. Tutto materiale che non vide mai una pubblicazione vera e propria, se si fa eccezione per delle cartoline, elaborate dallo stesso Corinti negli anni Venti del Novecento, che illustravano il lavoro fatto e davano conto dell’aspetto di alcune parti della città antica.

Una delle cartoline illustrate di C. Corinti raffigurante la città romana

Una delle cartoline illustrate di C. Corinti raffigurante la città romana

Dal canto suo Milani iniziò subito l’opera di musealizzazione dei reperti: come dichiara orgogliosamente nell’edizione del 1912 della Guida “Dell’antica e nobile città di Firenze … abbiamo, si può dire, solamente rottami, ma sono reliquie preziosissime, che sarebbero andate disperse e distrutte, se io non le salvava, quando più imperversava la smania dello sventramento fiorentino”. Milani espose i frammenti in maniera sistematica e permanente: cornici, capitelli e resti di mura furono rimontati e murati nei due cortili; i marmi del Capitolium e le decorazioni architettoniche delle terme furono murati in edicole coperte, che li proteggessero dagli agenti atmosferici.

Le edicole e la strada nel cortile dei Fiorentini

Le edicole e la strada nel cortile dei Fiorentini

Coerentemente con la sistemazione delle sale del Museo Topografico, identificate ognuna dal nome del popolo di cui conteneva le tracce archeologiche (Rusellani, Clusini…) il cortile fu denominato “Florentini“. Il cortile così, se da un lato risultava ispirato dalla stessa logica didascalica del Topografico, di cui costituiva il continuum, dall’altro veniva a creare anche un pandant perfetto del giardino con le tombe ricostruite,  strizzando l’occhio al gusto dell’epoca per le rovine (vere o false che fossero) di cui ricchi collezionesti ed eclettici antiquari fiorentini disseminavano i parchi delle loro ville.

Il tempietto neoegizio nel giardino di villa Stibbert (foto http://www.facebook.com/pages/Museo-Stibbert)

Un esempio di archeologia inserita in un giardino: il tempietto neoegizio di villa Stibbert (foto http://www.facebook.com/pages/Museo-Stibbert)