Ippopotami e gravidanze d’Egitto

Le vetrine della sezione egizia del nostro Museo sono popolate da molti strani personaggi, davanti ai quali non si può che restare a bocca aperta una volta messi a fuoco. Alcuni sono seminascosti, altri fanno bella mostra di sè, ciò che li accomuna è che ai nostri occhi risultano tanto insoliti quanto curiosi.

Uno di questi è senza dubbio Toeris (o Taweret), una divinità sempre rappresentata con testa di ippopotamo, busto di donna incinta e zampe posteriori di leone, che cammina eretta.

Toeris così come la vediamo nelle vetrine del MAF, su un frammento di stele

Anche se ormai siamo abituati all’aspetto teriomorfo delle divinità egizie, Toeris rimane una visione sorprendente. In piedi, composta, in atteggiamento umano dunque, riceve le offerte delle donne in processione. Eh sì, perchè la dea era la principale protettrice delle donne in stato interessante, come possiamo facilmente dedurre dal suo pancione.

La gravidanza e il parto, allora come oggi, erano un momento molto delicato nella vita delle donne. Proprio per questo, oltre a prestare cure particolari, si cercava di assicurare una protezione speciale, aggiuntiva, alle future madri dotandole di amuleti specifici per l’occasione raffiguranti il dio Bes, che allontanava gli spiriti maligni, oppure di un gatta coi suoi cuccioli, immagine stessa della maternità, e infine di Toeris.

Amuleto della dea gatta Bastet con i cuccioli (fonte)

Porre un pezzo del vestito della donna incinta all’interno di una statua cava della dea, ad esempio, avrebbe evitato un parto difficile, eventualità da scongiurare il più possibile, visto l’alto tasso di mortalità.

Il ricorso a tali strumenti non è insolito, benchè la scienza medica, in particolare quella relativa alla fertilità e alla ginecologia, fosse tutt’altro che modesta. La medicina aveva infatti quasi la valenza di una magia, che riportava un corpo malato alla precedente condizione di sanità.

Gli Egizi conoscevano cure per l’infertilità, metodi di contraccezione, e addirittura un test di gravidanza predittore anche del sesso del nascituro.

Alcuni fogli del papiro Edwin Smith, uno dei più lunghi papiri medici (fonte)

…Metodo per riconoscere se una donna partorirà oppure no: mettere orzo e grano in due sacchi di tela che la donna bagnerà con la sua urina ogni giorno; mettere allo stesso modo sabbia e datteri nei due sacchi. Se germoglierà per primo l’orzo sarà maschio; se germoglierà per primo il grano sarà femmina; se non germoglieranno non partorirà…” (traduzione libera del papiro medico di Berlino)

 

 

 

 

 

Per quanto bizzarro possa sembrare, un esperimento condotto nel secolo scorso ha dimostrato la validità di questo test che si è rivelato affidabile nel 70% dei casi. Questo perchè a grandi linee si basa sullo stesso principio dei moderni test di gravidanza fai da te, cioè la presenza e l’aumento di specifici ormoni, detti estrogeni, nell’urina delle donne durante la gravidanza. Oggi la presenza degli ormoni è rilevata con una semplice reazione chimica, allora si osservava l’influenza degli estrogeni sulla crescita dei cereali. Si tratta dunque di una prova basata su una verifica empirica che non sottintende una conoscenza chimico-fisica degli ormoni da parte degli Egizi.

Per quanto riguarda il sesso del nascituro invece non c’è alcun collegamento con gli ormoni: possiamo dire che si tratta del corrispettivo egizio del nostro fiorentinissimo “pancia ritta ‘un va alla guerra”!

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