L’indispensabile Efesto: storia del dio che cadde dall’Olimpo

Non è potente come Zeus né prestante come Ares, né risplende come Apollo. Eppure, senza di lui, Zeus non potrebbe scagliare i suoi fulmini e il sole non compirebbe ogni giorno il suo percorso nel cielo sul suo carro alato; e gli dei gli sono così grati, che la sua sposa è nientemeno che Afrodite.

Efesto nella versione Disney (fonte)

Efesto è figlio di Zeus ed Era (o, secondo Esiodo, della sola Era, che lo avrebbe concepito da sola per vendicarsi dei molti tradimenti del marito); è il dio artigiano, creatore delle case e delle armi degli dei, di automi e marchingegni fantastici a cui dà vita nella sua fucina, immaginata nell’isola di Lemno o nelle profondità dell’Etna. Nonostante questo, Efesto è confinato ai margini del dorato mondo celeste: è continuamente oggetto dell’ilarità divina perché è storpio (nelle società primitive era artigiano chi era inabile alla caccia e alla guerra!), ed è l’unico dio che subisce l’onta di una rovinosa caduta dall’Olimpo, durata addirittura un giorno e una notte. Egli secondo Omero sarebbe stato scaraventato giù in un impeto di rabbia da Zeus, poiché in una lite tra i genitori aveva parteggiato per la madre, o, secondo Esiodo, dalla stessa Era, che non sopportava l’idea di un figlio nato gracile e sgraziato. Per vendetta Efesto invia alla madre, con la scusa di una riappacificazione, un trono magico che la imprigiona non appena seduta, tanto che Zeus promette Afrodite in sposa a chiunque riesca a liberarla. Soltanto Dioniso, con le lusinghe del vino, risce a convincere Efesto a tornare sull’Olimpo e liberare la madre.

Vaso François: Efesto riaccompagnato all’Olimpo su un mulo trainato da Dioniso. Afrodite, davanti, lo aspetta.

Proprio questo è al centro di uno dei fregi sulla pancia del vaso François, sul retro: mentre Ares assiste alla scena, scornato per non essere riuscito a liberare Era e per dover subire la beffa di Vedere la sua amata Afrodite andare in sposa a uno storpio, Efesto fa il suo ingresso trionfale sull’Olimpo, accompagnato dal corteggio dei satiri di Dioniso. Ingresso trionfale, sì, ma a dorso di mulo anziché su una quadriga, come di solito fanno gli dei: non dimentichiamo infatti che si tratta pur sempre di un emarginato, come il calamo impietoso del pittore Kleitias ricorda anche rimarcando la sua zoppia. I piedi del dio, infatti, visibili entrambi sotto la pancia del mulo, sono storti e posti in maniera innaturale.

Efesto al centro della coppa collocata di recente al MAF

Ben più regale è invece l’Efesto rappresentato sulla coppa attica a figure rosse che recentemente ha preso il posto, nella vetrina, di quella momentanamente trasferita al Metropolitan museum of Art di new York. Qui il dio, è assiso su un trono semovente (alato e con le ruote), forse costruito proprio da lui come il carro alato utilizzato per trainare il sole nel cielo. Questa interessante presentazione del dio, che ci dà forse una versione diversa del suo ritorno all’Olimpo, corrisponde esattamente a quella che si trova su una coppa proveniente da Vulci e conservata a Berlino, oggi purtroppo dispersa.

Efesto nella coppa già a Berlino (fonte)

Il trono su ruote richiama quello su cui in genere è assiso Trittolemo, che doveva portarlo in giro per il mondo a diffondere i segreti dell’agricoltura di cui Demetra gli aveva fatto dono, e che si muoveva grazie alla spinta di serpenti o draghi alati che facevano girare le ruote. Nella coppa del MAF e in quella di Berlino Efesto è riconoscibile dall’attributo del martello; in quella di Berlino porta anche il kantharos (il calice per il vino) stretto in una mano, ed è questo dettaglio che farebbe pensare all’illustrazione del momento del suo ritorno sull’Olimpo, avvenuto proprio grazie alla “persuasività” di Dioniso.

 

 

 

 

 

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