Il restauro della Testa di Cavallo Medici-Riccardi al Salone del Restauro di Firenze

Nell’ambito del Salone del Restauro di Firenze, il direttore del MAF Mario Iozzo e il restauratore Nicola Salvioli presenteranno il restauro della Testa di Cavallo Medici-Riccardi, condotto nel 2015 grazie al contributo di Friends of Florence.

Il restauro della scultura è stato infatti reso possibile grazie al Premio Friends of Florence. L’11 novembre al Salone del Restauro di Firenze un convegno sarà proprio dedicato a tutti i restauri di opere d’arte promossi da Friends of Florence. In particolare la conferenza dedicata alla testa di cavallo Medici-Riccardi si svolgerà dalle 14 alle 14.45 presso la Sala Edwards.

La testa di cavallo Medici-Riccardi sul banco del restauratore al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
La testa di cavallo Medici-Riccardi sul banco del restauratore al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Il restauro si era svolto all’interno del museo sotto gli occhi dei visitatori: un cantiere aperto, in modo che tutti potessero assistere alle operazioni di pulitura della superficie del bronzo, il materiale di cui è costituita la statua. Già all’epoca vi avevamo raccontato dei risultati del restauro, che furono presentati pubblicamente prima che la scultura fosse esposta in mostra a Palazzo Strozzi in occasione di Potere e Pathos, mostra che fu realizzata in grande collaborazione col nostro museo.

La Testa di Cavallo Medici-Riccardi è parte di una scultura equestre originale greca in bronzo del IV secolo a.C. Utilizzata come bocca di fontana dal Quattrocento nel giardino di Palazzo Medici-Riccardi e appartenente alla collezione di antichità dei Medici, la testa ha rivelato, nel corso del restauro, interessanti tracce di dorature, che mostrano come la statua fosse stata dorata fin dall’inizio. La testa era parte di un gruppo scultoreo costituito dal cavallo, giovane, nervoso come rivelano le narici dilatate, e dal suo cavaliere, che ne trattiene l’impeto tirandolo verso destra: così sembra rivelare l’impostazione stessa della testa, che oggi, dopo il restauro, è stata privata della sua base seicentesca, che ne regolarizzava i bordi e le dava eleganza e simmetria, ed è tornata alla sua posizione originaria.

La Testa di Cavallo Medici-Riccardi dopo il restauro
La Testa di Cavallo Medici-Riccardi dopo il restauro

La testa di cavallo Medici-Riccardi, oggi esposta al secondo piano del Museo, nella sezione dedicata alle “Antiche Collezioni” e all’arte greca, nel Rinascimento costituì da modello per le sculture equestri di Donatello, prima tra tutte la Protome Carafa (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli). È un’opera d’arte antica importante dunque sia per la sua eccezionalità (sono pochi gli originali di sculture in bronzo di arte greca giunti fino a noi) che per la sua influenza sullo sviluppo dell’arte rinascimentale. Il restauro ha permesso di approfondire, e in parte di riscrivere, la storia di questo capolavoro dell’arte antica.

Firenze, Musei Archeologici Nazionali: quattro Grandi Bronzi in tour

Se ci avete seguito nei post precedenti, e avete visitato in questo periodo il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e la mostra “Potere e Pathos” a Palazzo Strozzi, sicuramente già sapete che quattro dei Grandi Bronzi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, L’Arringatore, la Minerva di Arezzo, l’Idolino di Pesaro e la Testa di Cavallo Medici-Riccardi, attualmente non occupano più il loro posto nelle proprie sale, perché sono stati tra i protagonisti del percorso espositivo di “Potere e Pathos“. La mostra di Palazzo Strozzi è terminata da qualche settimana ormai (mentre la mostra “Piccoli Grandi Bronzi” al Museo Archeologico Nazionale di Firenze prosegue per tutta l’estate), ma i quattro Grandi Bronzi non rientreranno al MAF: andranno “in tour”, per così dire, al seguito di “Potere e Pathos”, che si trasferirà in America, al Paul Getty Museum e a seguire a Washington.

Arringatore, Minerva e Idolino, insieme alla Testa di Cavallo Medici-Riccardi, sono i Grandi Bronzi attualmente "in tour" con la mostra "Potere e Pathos"
Arringatore, Minerva e Idolino, insieme alla Testa di Cavallo Medici-Riccardi, sono i Grandi Bronzi attualmente “in tour” con la mostra “Potere e Pathos”

I quattro Grandi Bronzi non a caso sono definiti “Grandi”, sia per le dimensioni, in quanto si tratta di statue in bronzo a grandezza naturale o di poco minore del vero, sia per la loro importanza per la storia dell’arte antica e del collezionismo. Tutte le 4 statue appartennero infatti alla collezione di antichità della famiglia Medici. L’Arringatore fu rinvenuto a metà del Cinquecento nei pressi del Lago Trasimeno. A grandezza naturale, rappresenta un uomo maturo, Aule Meteli, ritratto nell’atto del silentium manu facere, il gesto con cui i personaggi politici della Roma Repubblicana prendevano la parola prima di un’orazione pubblica. È da questo gesto che la statua prende il nome di Arringatore. Non solo il gesto, ma anche l’abbigliamento, ovvero la toga praetexta (con i bordi decorati) e i calzari (di tipo “senatorio”) connotano il nostro personaggio come un cittadino romano, anche se etrusco di nascita, come rivela l’iscrizione, in lingua etrusca, posta sul bordo della toga. La statua, degli inizi del I secolo a.C., rappresenta proprio il momento della romanizzazione, non solo culturale, sociale e politica, dell’Etruria, ma anche artistica.

Anche la Minerva d’Arezzo fu rinvenuta casualmente a metà del Cinquecento e subito fu portata a Firenze dove Cosimo I de’ Medici la volle nello Scriptoio Calliope a Palazzo Vecchio. È di dimensioni più piccole del vero, indossa un lungo peplo, sul petto porta l’egida col gorgoneion, ovvero la testa mozzata di Medusa, e ai piedi calza sandali infradito. La storia di questa statua è intimamente legata al suo restauro poiché, rinvenuta senza braccio destro, nel 1785 questo le fu integrato dallo scultore Francesco Carradori. Il restauro condotto recentemente dal Centro di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha privilegiato però l’aspetto originale della Minerva, togliendo il braccio del Carradori non prima, però, di aver realizzato un calco della statua con l’intervento settecentesco (il calco è esposto nell’area di approfondimento del Museo Archeologico Nazionale di Firenze).

La testa di cavallo Medici-Riccardi nel suo allestimento a Palazzo Strozzi
La testa di cavallo Medici-Riccardi nel suo allestimento a Palazzo Strozzi

E proprio un restauro recentissimo ha permesso di scoprire che la Testa di Cavallo Medici-Riccardi, originale greco della seconda metà del IV secolo a.C., in origine era dorata e apparteneva ad un gruppo scultoreo formato da cavallo piuttosto agitato e cavaliere che ne trattiene le briglie con una mano, mentre con l’altra brandisce la spada, probabilmente nell’impeto della battaglia. La testa, che in età rinascimentale era utilizzata come bocca di fontana nel giardino di Palazzo Medici-Riccardi, fu studiata e copiata da Donatello il quale la utilizzò come modello per le sue sculture equestri, come la Protome Carafa del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’Idolino di Pesaro, infine, rappresenta un fanciullo nudo, stante, realizzato nel I secolo d.C.. Quando fu rinvenuto, a Pesaro nel 1530, reggeva in mano dei tralci di vite, per cui fu subito interpretato come un Dioniso/bacco e fu realizzata appositamente un’elaborata base decorata a tema dionisiaco, con tralci di vite e pannelli raffiguranti scene del mito. In realtà la statua era un “lampadario”, un reggi-lucerne: il tralcio di vite che teneva in mano era infatti l’appoggio per la lucerna con la quale illuminava il triclinium della domus della famiglia senatoria di Pesaro all’interno della quale la statua fu rinvenuta.

Firenze, Musei Archeologici Nazionali: il restauro della Testa di Cavallo Medici-Riccardi

testa di cavallo medici-riccardiLa testa di Cavallo Medici-Riccardi è attualmente in restauro. Il suo restauratore, Nicola Salvioli, lavora direttamente nella sala del Museo, in modo che i visitatori possano vedere in corso d’opera tutte le operazioni di pulitura di questa statua bronzea, originale greco del IV secolo a.C.. Si tratta di un’opera molto importante non solo per l’arte greca, ma anche per la storia del collezionismo a Firenze nonché per la storia dell’arte rinascimentale: è proprio questa testa di cavallo, che sin dal Quattrocento si trovava a Palazzo Medici-Riccardi, che lo scultore Donatello prese a modello per i suoi monumenti equestri, la Protome Carafa (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e fino a qualche tempo fa ritenuta anch’essa un originale greco di età classica) e il Monumento al Gattamelata a Padova.

Non si sa esattamente quando fu scoperta e come entrò in possesso dei Medici; a Palazzo Medici-Riccardi essa fu utilizzata come bocca di fontana, ci dicono le fonti, fino al 1815, quando fu esposta agli Uffizi e, in seguito, entrò a far parte delle collezioni del Regio Museo Archeologico, oggi Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La sua storia da oggi ci è molto più chiara grazie ai restauri che sono attualmente in corso su di essa. Si tratta di una pulitura che viene effettuata a laser e con l’utilizzo di un gel: un’operazione apparentemente semplice, eppure lenta, delicata e incredibilmente rivelatrice, ad ogni tocco, di preziose informazioni.

testa di cavallo medici-riccardi
Testa di cavallo Medici-Riccardi. Dettaglio dell’occhio con le tracce di calcare, indizio dell’utilizzo della testa come bocca di fontana

Prima del suo rinvenimento e del suo arrivo nelle collezioni medicee, la testa restò interrata molto a lungo: così dimostrano le ampie tracce di malachite presenti sulla sua superficie, tracce che hanno coperto ben altre tracce, quelle della doratura originale. Doratura che fu in parte asportata anche da una pulitura un po’ troppo aggressiva che la testa subì quando già apparteneva ai Medici. Le numerose tracce di calcare presenti sulla superficie del bronzo, in particolare vicino agli occhi e alla fronte, confermano le fonti secondo le quali essa fu utilizzata come bocca di fontana; ma, diversamente da come si potrebbe immaginare, questa fontana non sprizzava acqua dalla bocca, che è aperta, ma da un foro al di sopra del pennacchio della criniera sulla fronte: in bocca non vi è infatti traccia di calcare, che invece si concentra proprio nella parte alta della testa. Rimuovere queste particelle di calcare non è impresa semplice, anche perché al di sotto di esse si trovano le tracce di doratura: la pulitura in questi punti viene eseguita a ultrasuoni e laser.

Testa di cavallo Medici-Riccardi: il restauro sta rivelando tracce della doratura originale della statua
Testa di cavallo Medici-Riccardi: il restauro sta rivelando tracce della doratura originale della statua

Sono emersi tutti i dettagli della lavorazione e sono stati letti tutti gli interventi che la testa ha subito nel corso del tempo: la doratura è contestuale alla realizzazione della statua, che era un cavallo a figura intera, il cui resto del corpo è andato perduto. Sulla superficie del bronzo si individuano numerosi tasselli, microriparazioni effettuate già in antico nel bronzo laddove, per difetti nella fusione, si venivano a creare dei forellini. Il muso presenta delle ammaccature verificatesi anticamente, in particolare sulle narici, dove addirittura è lievemente deformato, mentre sul dorso del naso mostra dei piccoli tagli piuttosto violenti e diritti, come se fosse stato colpito da colpi di spada.

Intorno al 1660-65 la testa fu restaurata da Bartolomeo Cennini, il quale eseguì una riparazione sul lato sinistro del collo ancora ben leggibile. Lo stesso Cennini eseguì la fascia inferiore, con la quale regolarizzò e rese più elegante la base del collo, a danno però del bronzo originale “in eccesso”, che fu asportato senza tanti complimenti. Nel 1815, quando la testa fu esposta agli Uffizi, fu collocata su una base che da quel momento le appartiene.

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Grazie a questo restauro la testa di cavallo apparirà ancora di più in tutto il suo splendore: un cavallo molto giovane, come mostrano i denti corti, e decisamente innervosito, con le narici dilatate e il muso in tensione. Dobbiamo immaginare che il suo cavaliere lo stesse trattenendo con la mano sinistra, a giudicare dalla lieve torsione della testa e dalla bocca lievemente deformata dal morso tirato. La criniera a spazzola e il pelo nelle orecchie ci dicono che la nostra testa apparteneva alla rappresentazione di un cavallo da guerra.

La testa di cavallo Medici-Riccardi sul banco del restauratore al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
La testa di cavallo Medici-Riccardi sul banco del restauratore al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Fino all’inizio di marzo sarà possibile vedere il restauratore all’opera nella sala del secondo piano del museo dove è momentaneamente allestito il abnco del restauro; dal 13 marzo invece la testa di cavallo Medici-Riccardi sarà esposta a Palazzo Strozzi in occasione della mostra “Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico“. Contestualmente il Museo Archeologico Nazionale ospiterà la mostra “Piccoli, grandi bronzi. Capolavori greci, etruschi e romani“, legata tematicamente alla mostra di Palazzo Strozzi e di cui vi parleremo più diffusamente nei prossimi post..

Firenze, Museo Archeologico Nazionale: è tornata la Testa di Cavallo Medici Riccardi

Dopo quasi un anno di assenza dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, la Testa di Cavallo Medici Riccardi è tornata al suo posto nella sala 14 del Secondo Piano, dedicata all’arte greca di età classica ed ellenistica. La sua collocazione qui non è casuale, naturalmente, perché la statua è un originale in bronzo datato alla seconda metà del IV secolo a.C., dunque alla tarda età classica-inizio dell’età ellenistica; è solo la testa di una statua equestre intera andata perduta: la linea di frattura alla base del collo fu mascherata dal restauro secentesco mediante l’applicazione di una fascia metallica con una targhetta sul davanti.

La testa di cavallo Medici Riccardi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
La testa di cavallo Medici Riccardi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Gli occhi, in materiale diverso, non si conservano, lasciando le orbite vuote; la lingua fu realizzata a parte e poi inserita, così come i finimenti e le briglie che furono poi asportati, mentre all’interno della bocca è ancora visibile la barra del morso. Il trattamento della superficie, su cui sono evidenziati il tessuto venoso e muscolare e la serie delle pieghe del collo, accentua la vivacità del movimento dell’animale.

Studenti al museo disegnano la testa di Cavallo Medici Riccardi
Studenti al museo disegnano la testa di Cavallo Medici Riccardi

Non sappiamo come la testa sia giunta nella collezione di Lorenzo il Magnifico, tuttavia di essa e della sua collocazione nel giardino di Palazzo Medici Riccardi si hanno notizie fin da prima del 1494, anno in cui i Medici furono cacciati da Firenze. La testa fu trasferita a Palazzo Vecchio, dove rimase fino al 1512, quindi, quando i Medici tornarono a Firenze, fu restaurata da Bartolomeo Cennini e ricollocata nel giardino di Palazzo Medici Riccardi dove fu utilizzata come bocca di fontana. Nel 1815 fu esposta agli Uffizi e nel 1890 raggiunse la sua attuale collocazione nel Palazzo della Crocetta, sede del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

La testa ebbe una grandissima fortuna nel Rinascimento, in quanto divenne modello per l’artista Donatello per almeno due monumenti equestri, la statua del Gattamelata a Padova e la Protome Carafa (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Quest’ultima, addirittura, ritenuta per molto tempo un originale di età classica, è una testa di cavallo colossale: doveva essere parte di un monumento equestre di grandi proporzioni che però non fu portato a compimento, e che era destinato al Re di Napoli Alfonso V di Aragona. Dopo alterne vicende la testa, rimasta a Firenze, fu donata a Diomede Carafa, consigliere di Ferdinando I re di Napoli, nel 1471. Il Vasari nel 1568 ricorda l’opera come «una testa di cavallo di mano di Donato (Donatello) tanto bella che molti la credono antica», raccontandoci che si era diffusa la convinzione che si trattasse di una scultura di età romana. Gli studi recenti hanno invece definitivamente fugato ogni dubbio circa la cronologia rinascimentale della Protome Carafa, consolidandone piuttosto il rapporto con i modelli antichi: per Donatello fu fondamentale poter avere a disposizione a Firenze, tra le collezioni di antichità medicee, proprio la Testa Medici-Riccardi e se si osserva la Protome Carafa si noterà come le due statue siano decisamente somiglianti.

La testa Medici Riccardi a confronto con la Protome Carafa in mostra "La Primavera del Rinascimento". Credits: Palazzo Strozzi
La testa Medici Riccardi a confronto con la Protome Carafa in mostra “La Primavera del Rinascimento”. Credits: Palazzo Strozzi

Per questo motivo, per raccontare quest’aspetto della sua storia, la testa di cavallo Medici-Ricccardi è stata recentemente esposta a Palazzo Strozzi a Firenze e poi al Louvre a Parigi per le mostre “La Primavera del Rinascimento/Le Printemps de la Renaissance“. In quell’occasione è stata dunque offerta una chiave di lettura diversa dell’opera, che non guadava ad essa tanto come ad un oggetto d’arte antica, ma piuttosto come ad un modello di ispirazione per una certa produzione artistica del primo Rinascimento: una storia che fino ad ora in pochi conoscevano.

testa di cavallo in bronzo, copia in piccolo della Testa di Cavallo Medici-Riccardi
testa di cavallo in bronzo, copia in piccolo della Testa di Cavallo Medici-Riccardi

Del resto, che la testa di cavallo Medici Riccardi fosse considerata già nel Rinascimento un’altissima espressione dell’arte classica, è dimostrato dal piccolo esemplare, esposto sempre al secondo piano del Museo Archeologico di Firenze, di testa di cavallo in tutto e per tutto copia ridotta “in quarto” della Testa Medici Riccardi. Questo piccolo oggetto faceva anch’esso parte delle collezioni medicee, registrato come moderno (anche se vi è il dubbio che sia anch’esso antico), e fa bella mostra di sé nella vetrina accanto alla nostra Testa.