#arteinviaggio in un oggetto: il viaggio reale, il viaggio mitico e il viaggio ultramondano

L’oggetto in questione è uno dei più importanti e preziosi reperti etruschi esposti al MAF: di piccole dimensioni e di lettura non facile, la pisside della Pania è uno scrigno (nel senso vero e figurato del termine!) che racchiude una grande quantità di messaggi e informazioni sulla società che lo ha prodotto, commerciato ed esibito, oltre a costituire un esempio lampante della metafora del viaggio.

20161126_124633

La pisside della Pania

La pisside, proveniente dalla tomba della Pania di Chiusi e datata negli ultimi decenni del VII sec. a.C., altro non è che un contenitore per oggetti piccoli e preziosi, pregiatissimo esso stesso per il materiale dal quale è ricavato: una “fetta” di una zanna di elefante, internamente cava, lavorata a bassorilievo su più registri. I beni di lusso realizzati con materiali esotici provenienti dal bacino orientale del Mediterraneo sono molto frequenti nei corredi principeschi etruschi del periodo detto, non a caso, Orientalizzante, e corrispondente al VII secolo a.C. In quest’epoca mercanti etruschi, levantini e greci intessono una fitta rete di importazioni e esportazioni via mare, fermandosi in punti chiave situati lungo le coste (detti emporia). Le merci, dunque, viaggiano, coprendo distanze che ancora oggi ci stupiscono: dall’Africa arrivano per esempio le uova di struzzo, che gli Etruschi erano in grado di lavorare a incisione per creare lussuosi oggetti, l’avorio e gli scarabei egizi; dalla Grecia arriva il vasellame decorato prodotto a Corinto; dall’Etruria si esportano prevalentemente materie prime, come i metalli estratti in Toscana. Gli oggetti provenienti da lontano diventano motivo di vanto e prestigio per le élites aristocratiche che dominano le città stato etrusche, e le accompagnano come corredo anche dopo la morte. Ma con le merci viaggiano anche gli artigiani, che esportano così il loro sapere e le loro tecniche trasmettendole poi in terre lontane.

sviluppo

Lo sviluppo dei fregi della pisside. Nei due registri inferiori i cosidetti “bestiari” orientalizzanti, teorie di animali reali o fantastici

Andando poi ad analizzare la decorazione dei fregi della pisside, troviamo diverse rappresentazioni di viaggio: il viaggio del guerriero, che parte sul carro accompagnato dagli opliti, e il viaggio di Ulisse. Perché proprio questi due soggetti? Nell’immaginario funebre etrusco l’idea della morte come viaggio è ricorrente: un viaggio verso l’Aldilà, una partenza che tronca definitivamente con la vita terrena per affrontare una serie di pericoli misteriosi e sconosciuti. All’epoca della pisside l’iconografia ci dice che la metafora preferita è quella del viaggio “via terra”: il guerriero parte sul carro, come per andare in guerra, accompagnato da una schiera di armati, che formano un corteo immediatamente identificabile come momento di un rituale funebre grazie alla presenza delle piangenti, le figure femminili con lunghe trecce che portano le mani al petto in segno di dolore. Più avanti il viaggio sarà invece identificato sempre più come il viaggio via mare, intese come un salto verso l’ignoto senza confini.

carro_piangenti

Partenza del guerriero, a sinistra, e piangenti, a destra

Sul fregio più alto della pisside, infine, si trovano due episodi del viaggio di Ulisse: la nave che oltrepassa Scilla, il mostro affrontato dall’eroe nello stretto di Sicilia e qui immaginato come un serpente marino a più teste, e, adiacente, la fuga dell’eroe e dei compagni dell’antro di Polifemo, avvinghiati sotto la pancia dei montoni. La rappresentazione degli episodi su un manufatto etrusco la dice lunga sulla diffusione di questo mito che a noi è giunto attraverso le fonti greche; nell’antichità, con le persone e le cose, si spostavano anche le idee, le conoscenze, i miti. Greci ed Etruschi potevano contare su un patrimonio comune di riferimenti culturali, e anzi gli Etruschi sembrano non perdere occasione per rimarcare la loro dimestichezza con esso, circondarsi di oggetti che dimostrassero il loro legame con il mondo greco (basti pensare, anche se corre quasi un secolo a separarlo dalla pisside, al vaso François!). Ulisse, eroe della plane e della metis (il vagare e l’astuzia) è in questo momento uno dei paradigmi eroici su cui i principi Etruschi vogliono plasmare la loro autorappresentazione.

nave e antro

La nave di Ulisse che affronta Scilla, a sinistra, e fuga dall’antro di Polifemo, a destra

Annunci

“Addio nuvole”. Annibale nel Cortile dei Fiorentini

logo_Arch_Narr_MAF
Addio nuvole è una storia nella Storia, è l’incontro/scontro di due civiltà, due culture diverse; è una riflessione sul passato/presente/futuro del Mediterraneo. È la rappresentazione di tutti i migranti e gli esuli della Storia. Addio nuvole è un’opera di frontiera.”
Stefano Luci

addioNuvole-annibalEvol

Giovedì 23 giugno il Cortile dei Fiorentini si farà suggestivo palco, scena e teatro: per il ciclo Archeologia Narrante, nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2016, ospiterà infatti la rappresentazione dello spettacolo “Addio nuvole”, per la regia di Stefano Luci.

Il cortile dei Fiorentini

Il cortile dei Fiorentini

Protagonista è il racconto delle gesta di Annibale  Barca, della guerra vista dai Cartaginesi, gli sconfitti delle guerre Puniche; il racconto fatto da un cartaginese, vissuto al tempo dello scontro con Roma, che agli occhi degli spettatori diventa la metafora dello scontro di civiltà di cui il Mediterraneo è stato teatro nel corso della storia, che ancora oggi emerge in tutta la sua tragicità.

Un momento dello spettacolo

Stefano Luci in un momento dello spettacolo

Ispirato ai versi di un fittizio poeta cartaginese, il monologo di “Addio nuvole” attinge alla memoria comune di tutti i popoli del Mediterraneo, racconta la versione dei vinti di allora come di quelli di oggi, con i toni dell’epica, come se rimettesse insieme brandelli di storia dimenticata.

Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21, l’accesso al Cortile avverrà direttamente dal portone di via della Colonna 38. Il museo non sarà accessibile durante la serata.

L’ingresso è gratuito ma con prenotazione obbligatoria (il numero di posti è limitato!); per info e prenotazioni ciurmastorta@gmail.com, tel. 348 8119163.

Vi aspettiamo!

 

 

 

 

Il MAF, le Olimpiadi e la Giornata delle Famiglie al Museo

La Giornata delle Famiglie al Museo quest’anno sarà speciale al MAF. Perché il 2016 è un anno olimpico, e il tema della prossima edizione sarà proprio “I giochi olimpici al museo“; perché grandi e piccini, al solito, condivideranno una giornata di apprendimento, collaborazione, sfida leale; ma anche perché questo tema lo ha proposto proprio il Museo Archeologico Nazionale di Firenze! Il nostro museo è stato scelto dagli organizzatori della Giornata come vincitore del concorso da loro indetto per l’assegnazione del tema 2016, e sarà pertanto la sede della cerimonia inaugurale di F@Mu 2016, il 9 ottobre p.v.

TEMA-FAMU-2016850-850x400

Perché abbiamo pensato proprio alle Olimpiadi? Già dalla loro prima edizione nell’antica Grecia, nel 776 a.C., le Olimpiadi sono state qualcosa di profondamente integrato nella società e nella cultura: coinvolgevano aspetti religiosi, politici, economici. Le gare costituivano un momento di grande partecipazione e condivisione per la comunità: persino i conflitti bellici si interrompevano per consentirne lo svolgimento e la partecipazione. Gli atleti vincitori nelle competizioni olimpiche divenivano illustri nelle città di provenienza e venivano coperti di onori; agli ideali di agonismo e attività atletica erano intimamente connessi valori etici di lealtà e coraggio, altamente considerati nella società: aspetti che in parte sopravvivono ancora oggi nello spirito della fiaccola olimpica.

800px-Olympic_flag_svg

La nostra idea (ma anche quella del MARCA di Catanzaro e del Parco Archeologico della Valle dei templi di Agrigento, che hanno proposto un tema analogo) è che i musei per un giorno possano diventare stadi e palestre, luoghi interattivi in cui allenare la mente. Giocando, gareggiando, confrontandosi, i più piccoli, sostenuti nell’impresa dai familiari, potranno apprendere l’arte, la storia, la scienza, le tradizioni; una mente allenata e ben esercitata, proprio come il corpo di un atleta, sarà reattiva e pronta ad affrontare sfide culturali sempre più difficili. Il premio in palio sarà l’arricchimento personale: attraverso i valori culturali, quelli che i partecipanti scopriranno nel corso delle attività in museo, ma anche attraverso i valori di condivisione e rispetto nei confronti degli altri partecipanti, che non sono avversari, ma concorrenti.

bimbo_chimera

Sposando la nostra idea, l’organizzazione di F@Mu ha coronato il titolo della giornata di un motto, che parafrasa quello ufficiale delle Olimpiadi: “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) è diventato “liberius, fecundius, felicius” (più libero, più creativo, più felice), riferito ad ogni bambino che potrà vivere questa esperienza.

Il MAF è già al lavoro per organizzare al meglio la gionata, e nei mesi a venire sarete tenuti informati sulle attività e sulle iniziative. Intanto, SAVE THE DATE!

 

3 Dicembre 2015: Giornata Internazionale dei Diritti delle persone con disabilità

Il 3 dicembre è la “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità” stabilita dal “Programma di azione mondiale per le persone disabili” adottato nel 1982 dall’Assemblea generale dell’ONU. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo aderisce all’iniziativa promuovendo attività e progetti a favore di una sempre più ampia accessibilità dei luoghi e dei contenuti della cultura da parte di tutti.

Nell’ambito delle iniziative sollecitate dal Ministero per promuovere l’accessibilità e la fruizione ampliata dei beni culturali, il Polo Museale Regionale della Toscana e la Soprintendenza Archeologia della Toscana propongono iniziative nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, nell’Area Archeologica di Montefortini a Comeana (Carmignano, PO) e al Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo.

3dicembre

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze presenta le sue collezioni ed i suoi capolavori attraverso percorsi di visita multisensoriali con traduzioni in LIS ed esperienze tattili-olfattive.

L’iniziativa rientra tra quelle programmate dai Servizi Educativi della Soprintendenza  Archeologia della Toscana nell’ambito delle attività Archeopercezioni destinate ad un’utenza ampliata e, questo anno, svolte in collaborazione con il Polo Museale Regionale.

Nella stessa occasione sarà possibile visitare il nuovo spazio di sosta ed approfondimento, allestito presso il ballatoio del Palazzo ex Topografico del Museo, con una sezione dedicata a conoscere significativi reperti archeologici attraverso la molteplicità di sensi.

La prenotazione è obbligatoria! Inizio visite ore 9,15;  10, 30;  11,45 – durata singole visite: 1 ora circa.

Per informazioni e prenotazioni (entro il 27 novembre 2015): Tel. 335 1449237 oppure e-mail sar-tos.servizieducativi@beniculturali.it

Il tumulo etrusco di Montefortini

Il tumulo etrusco di Montefortini

Nell’Area Archeologica di Montefortini (Comeana – Carmignano (PO)), dotata di percorso attrezzato per disabilità motoria, saranno effettuate visite guidate per piccoli gruppi e accompagnatori.

Sarà possibile arrivare con l’apposito montascale al ballatoio che consente la vista spettacolare della tomba etrusca più antica (metà VII a. C.), una tholos perfettamente conservata tranne parte della copertura, crollata a causa di un terremoto. Il percorso continua con la tomba più recente (fine VII a.C.), a pianta rettangolare, più piccola ma ugualmente suggestiva, cui si accede tramite  un imponente dromos, il corridoio di ingresso.

Informazioni: Tel. 055 8719741

Al Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo mercoledì 2 dicembre alle ore 14.30 il personale del museo e gli operatori della Sezione Didattica della Fraternita dei Laici accompagneranno i visitatori alla scoperta dei reperti preistorici in un percorso multisensoriale (tattile, olfattivo, uditivo) che si concluderà con un laboratorio curato dal maestro ceramista Andrea Roggi.

Per informazioni e prenotazione (obbligatoria entro martedì 1 dicembre) telefonare al n. 3665605643 (Sezione Didattica Fraternita dei Laici) oppure inviare e-mail a didattica@fraternitadeilaici.it

 

Firenze, Musei Archeologici Nazionali: quattro Grandi Bronzi in tour

Se ci avete seguito nei post precedenti, e avete visitato in questo periodo il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e la mostra “Potere e Pathos” a Palazzo Strozzi, sicuramente già sapete che quattro dei Grandi Bronzi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, L’Arringatore, la Minerva di Arezzo, l’Idolino di Pesaro e la Testa di Cavallo Medici-Riccardi, attualmente non occupano più il loro posto nelle proprie sale, perché sono stati tra i protagonisti del percorso espositivo di “Potere e Pathos“. La mostra di Palazzo Strozzi è terminata da qualche settimana ormai (mentre la mostra “Piccoli Grandi Bronzi” al Museo Archeologico Nazionale di Firenze prosegue per tutta l’estate), ma i quattro Grandi Bronzi non rientreranno al MAF: andranno “in tour”, per così dire, al seguito di “Potere e Pathos”, che si trasferirà in America, al Paul Getty Museum e a seguire a Washington.

Arringatore, Minerva e Idolino, insieme alla Testa di Cavallo Medici-Riccardi, sono i Grandi Bronzi attualmente "in tour" con la mostra "Potere e Pathos"

Arringatore, Minerva e Idolino, insieme alla Testa di Cavallo Medici-Riccardi, sono i Grandi Bronzi attualmente “in tour” con la mostra “Potere e Pathos”

I quattro Grandi Bronzi non a caso sono definiti “Grandi”, sia per le dimensioni, in quanto si tratta di statue in bronzo a grandezza naturale o di poco minore del vero, sia per la loro importanza per la storia dell’arte antica e del collezionismo. Tutte le 4 statue appartennero infatti alla collezione di antichità della famiglia Medici. L’Arringatore fu rinvenuto a metà del Cinquecento nei pressi del Lago Trasimeno. A grandezza naturale, rappresenta un uomo maturo, Aule Meteli, ritratto nell’atto del silentium manu facere, il gesto con cui i personaggi politici della Roma Repubblicana prendevano la parola prima di un’orazione pubblica. È da questo gesto che la statua prende il nome di Arringatore. Non solo il gesto, ma anche l’abbigliamento, ovvero la toga praetexta (con i bordi decorati) e i calzari (di tipo “senatorio”) connotano il nostro personaggio come un cittadino romano, anche se etrusco di nascita, come rivela l’iscrizione, in lingua etrusca, posta sul bordo della toga. La statua, degli inizi del I secolo a.C., rappresenta proprio il momento della romanizzazione, non solo culturale, sociale e politica, dell’Etruria, ma anche artistica.

Anche la Minerva d’Arezzo fu rinvenuta casualmente a metà del Cinquecento e subito fu portata a Firenze dove Cosimo I de’ Medici la volle nello Scriptoio Calliope a Palazzo Vecchio. È di dimensioni più piccole del vero, indossa un lungo peplo, sul petto porta l’egida col gorgoneion, ovvero la testa mozzata di Medusa, e ai piedi calza sandali infradito. La storia di questa statua è intimamente legata al suo restauro poiché, rinvenuta senza braccio destro, nel 1785 questo le fu integrato dallo scultore Francesco Carradori. Il restauro condotto recentemente dal Centro di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha privilegiato però l’aspetto originale della Minerva, togliendo il braccio del Carradori non prima, però, di aver realizzato un calco della statua con l’intervento settecentesco (il calco è esposto nell’area di approfondimento del Museo Archeologico Nazionale di Firenze).

La testa di cavallo Medici-Riccardi nel suo allestimento a Palazzo Strozzi

La testa di cavallo Medici-Riccardi nel suo allestimento a Palazzo Strozzi

E proprio un restauro recentissimo ha permesso di scoprire che la Testa di Cavallo Medici-Riccardi, originale greco della seconda metà del IV secolo a.C., in origine era dorata e apparteneva ad un gruppo scultoreo formato da cavallo piuttosto agitato e cavaliere che ne trattiene le briglie con una mano, mentre con l’altra brandisce la spada, probabilmente nell’impeto della battaglia. La testa, che in età rinascimentale era utilizzata come bocca di fontana nel giardino di Palazzo Medici-Riccardi, fu studiata e copiata da Donatello il quale la utilizzò come modello per le sue sculture equestri, come la Protome Carafa del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’Idolino di Pesaro, infine, rappresenta un fanciullo nudo, stante, realizzato nel I secolo d.C.. Quando fu rinvenuto, a Pesaro nel 1530, reggeva in mano dei tralci di vite, per cui fu subito interpretato come un Dioniso/bacco e fu realizzata appositamente un’elaborata base decorata a tema dionisiaco, con tralci di vite e pannelli raffiguranti scene del mito. In realtà la statua era un “lampadario”, un reggi-lucerne: il tralcio di vite che teneva in mano era infatti l’appoggio per la lucerna con la quale illuminava il triclinium della domus della famiglia senatoria di Pesaro all’interno della quale la statua fu rinvenuta.

Gli archeoblogger a Firenze

Il 30 aprile 2015 è stato un giorno importante per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e per Palazzo Strozzi: le mostre “Piccoli Grandi Bronzi” del MAF e “Potere e Pathos” di Palazzo Strozzi sono state infatti al centro di un evento organizzato apposta per alcuni archeoblogger italiani. Provenienti da diverse parti d’Italia e autori di blog di archeologia molto seguiti nel web 2.0 e sui social network, questi archeologi sono stati invitati per visitare le due mostre dedicate alla scultura ellenistica in bronzo attualmente visitabili a Firenze.

Questo l’elenco dei blogger:

Stefania Berutti – Memorie dal Mediterraneo

Francesco Ripanti ed Elisabetta Giorgi – Archeokids

Paola Romi e Domenica Pate – Professione Archeologo

Lidia Vignola – Liberarcheologia

Mattia Mancini – Djed Medu Blog di Egittologia

Cristiana Barandoni – ArcheoApuoVersiliese

Valentino Nizzo – Direzione Generale Musei MiBACT

Giulia Sabbatini e Benedetta Scarpelli – Palazzo Strozzi

e naturalmente Archeotoscana

Ognuno dei blogger presenti nel proprio spazio virtuale si occupa di un aspetto specifico dell’archeologia: dalla didattica alla comunicazione, alla professione, all’accessibilità di musei e aree archeologiche. Dunque essi hanno vissuto l’esperienza delle due mostre prestando attenzione agli aspetti ai loro occhi più interessanti. E sicuramente leggere le loro impressioni, di cui parleranno presto sul proprio blog, potrà fornire uno sguardo amplissimo su “Potere e Pathos” e “Piccoli grandi bronzi”.

È la prima volta che in Italia viene organizzato un blogtour dedicato esclusivamente agli archeoblogger. L’evento è stato organizzato in concomitanza con l’arrivo in mostra a Palazzo Strozzi della statua in bronzo del Pugilatore di Palazzo Massimo alle Terme, capolavoro indiscusso della bronzistica antica che ritrae un pugile in riposo, seduto con ancora indosso i guanti usati per la lotta, voltato a destra con la bocca semiaperta mostrando tutti i segni del suo sport: le cicatrici, le tumefazioni sul volto e sulle orecchie.

Foto di gruppo con il Pugilatore e il direttore di Palazzo Strozzi, Arturo Galansino

Foto di gruppo con il Pugilatore e il direttore di Palazzo Strozzi, Arturo Galansino

Gli archeoblogger si sono ritrovati tutti insieme alle 13 per pranzare insieme a Palazzo Strozzi. Alcuni si conoscevano già tra di loro, altri solo virtualmente, per cui il pranzo è stato un primo momento di incontro e di discussione su alcuni temi caldi che stanno particolarmente a cuore ai blogger archeologi: la comunicazione dell’archeologia, a tutti i livelli, spaziando dai canali social all’accessibilità per i pubblici con disabilità.

Gli archeoblogger hanno poi iniziato la loro visita guidata alla mostra “Potere e Pathos”: accompagnati da una guida, hanno avuto il permesso di poter scattare foto da poter condividere in tempo reale su twitter con l’ashtag #bronzifirenze. Il livetwitting che si è originato è stato molto partecipato.

Dopo la visita a Palazzo Strozzi, gli archeoblogger si sono trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Firenze dove sono stati accolti da Mario Iozzo, curatore della mostra “Piccoli Grandi Bronzi” che, con la passione che lo contraddistingue, ha illustrato questa piccola grande mostra (più di 160 statuette di bronzo riunite insieme), raccontando aneddoti relativi ai singoli bronzetti, dettagli sulle iconografie, particolari del mito e approfondimenti sul collezionismo, dato che i bronzetti esposti appartennero tutti alla collezione dei Medici passata poi ai Lorena.

Al termine della visita, ormai nel tardo pomeriggio, l’incontro è finito, gli archeoblogger si salutano. Tutti concordano su un punto: è stato un evento importante, il primo, speriamo, di una lunga serie di eventi per archeoblogger. I blog di archeologia sono strumenti di comunicazione e di informazione archeologica; hanno la caratteristica di essere redatti da archeologi, dunque da persone con una formazione specifica, esperti del settore che nel loro spazio virtuale fanno comunicazione archeologica di qualità. Utilizzare con criterio e familiarità questi strumenti per promuovere le attività di musei e aree archeologiche, nonché la ricerca archeologica, attraverso la voce dei loro autori, può senza dubbio costituire un canale di informazione e di comunicazione su cui contare. Il blog è considerato ormai in molti campi uno strumento di comunicazione efficace (l’esistenza stessa del blog di Archeotoscana ne è la prova), e il blogger di settore un capace comunicatore.

A ricordo della giornata sono stati raccolti tutti i tweet della giornata in uno storify. Ve lo proponiamo, perché anche voi possiate guardare le due mostre, “Potere e Pathos” e “Piccoli grandi bronzi” con gli occhi degli archeoblogger.

Firenze, Musei Archeologici Nazionali: inaugura un nuovo percorso di approfondimento

Il prossimo giovedì 9 Aprile, alle ore 17, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MAF) e la Soprintendenza Archeologia della Toscana apriranno ai visitatori un nuovo spazio museale.

ballatoio1

Il nuovo percorso di approfondimento corre parallelo al Corridoio Mediceo che collega il Palazzo della Crocetta, sede del Museo, con il Palazzo Ex-Innocenti

Il nuovo percorso di approfondimento corre parallelo al Corridoio Mediceo che collega il Palazzo della Crocetta, sede del Museo, con il Palazzo Ex-Innocenti

Si tratta del ballatoio posto al primo piano dell’Ex-museo Topografico, che corre parallelo al Corridoio Mediceo collegando i due edifici del MAF: il Palazzo della Crocetta, che ospita il Museo Egizio e la sezione delle Antiche Collezioni, etrusche greche e romane, e il Palazzo Ex-Innocenti, dal quale al momento si accede al museo, ma che in un futuro non troppo lontano diventerà la sede del museo etrusco (leggi qui le vicende legate all’acquisizione del Palazzo Ex-Innocenti da parte del Regio Museo Etrusco). Questo luogo di passaggio da oggi diventa uno spazio di sosta e approfondimento, e fintantoché la nuova ala non sarà allestita questo sarà da considerarsi il passaggio conclusivo, al termine del percorso di visita.

La sosta potrà essere effettuata godendo di una vista privilegiata sul giardino monumentale, in cui sono ricostruite tombe etrusche di varia epoca; l’approfondimento propone alcuni temi che aiuteranno a comprendere meglio il percorso museale complessivo del Museo. Si parte dalla definizione di museo archeologico come luogo del racconto di una civiltà, esemplificata in questo caso da quella etrusca, per passare a spunti sui temi del collezionare e del restaurare. Si prosegue poi con il tema della contestualizzazione, nelle declinazioni che ne hanno dato differenti epoche, per finire con una riflessione sui sensi dell’udito, del gusto e del tatto) che completano l’esperienza di una civiltà distante nel tempo.

Uno scorcio del giardino visto dal nuovo spazio di sosta e approfondimento. In primo piano la tomba a tumulo di Casale Marittimo e alle sue spalle la tomba Golini di Orvieto (copia)

Uno scorcio del giardino visto dal nuovo spazio espositivo. In primo piano la tomba a tumulo di Casale Marittimo e alle sue spalle la tomba Golini di Orvieto (copia)

Il Museo inaugura in questo modo l’allestimento di un percorso multisensoriale con cui intende offrire a tutti i suoi visitatori la possibilità di un approfondimento conoscitivo non convenzionale, facendo una esperienza inconsueta – mediante il tatto e l’udito – delle civiltà antiche. Da qualche anno, infatti, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze dedica alcune sue attività proprio ad esperienze di visita museale multisensoriali, in particolare visite tattili ed olfattive, con percorsi studiati principalmente per il pubblico ipovedente, ma aperti a tutti.

I reperti esposti nel percorso di visita, alcuni dei quali, fuori dalle vetrine, fanno proprio parte del percorso tattile, offrono esempi concreti degli approfondimenti suggeriti, mentre una tavola cronologica, che si sviluppa per tutti i cento metri dello spazio di esposizione, fornisce una linea del tempo sulla quale fissare quanto si è già visto nelle sale del museo.

Tra i reperti esposti merita una particolare attenzione il Frontone di Luni, in terracotta, del II secolo a.C., finalmente esposto dopo un lungo restauro. Esso è parte della decorazione architettonica del Grande Tempio tuscanico di Luni e rappresenta un concilio degli dei, con la dea Luna affiancata da Apollo, da un’altra divinità maschile nuda e da due figure femminili interpretate come muse.

Il frontone di Luni finalmente esposto dopo un lungo restauro

Il frontone di Luni finalmente esposto dopo un lungo restauro

In questo nuovo spazio è esposto anche il calco della Minerva di Arezzo (il cui originale è temporaneamente a Palazzo Strozzi per la mostra “Potere e Pathos“), a raccontare le vicende del suo restauro: dapprima quello settecentesco, poi quello degli anni recenti a cura del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza, che ha riportato la statua al suo aspetto originario, antecedente il restauro del ‘700.

Progetto scientifico: Giuseppina Carlotta Cianferoni

Progetto museografico: Lucrezia Cuniglio, Roberto Mantovani (libero professionista, Firenze)

Progetto grafico: Studio Tapiro, Venezia

Testi: Approfondimenti e didascalie: G.C. Cianferoni con la collaborazione di Rosalba Settesoldi (libero professionista, Firenze); Tavola cronologica: G.C. Cianferoni, Mario Iozzo; Traduzioni: Lisa Brucciani e Andy Clark (liberi professionisti, Firenze), Stamperia Braille-Regione Toscana

Allestimento: Opere in legno e metallo: Farmobili, Monteroni d’Arbia (Siena); Grafica: Immagine Studio, Monteroni d’Arbia (Siena); Luce e audio: Tiziano Manzini, Incisa Val d’Arno (Firenze); Opere in tessuto: Opera Laboratori Fiorentini, Sesto Fiorentino (Firenze); Opere edili: Restauri Artistici e Monumentali, Firenze

Restauri per l’esposizione: Fabrizio Gennai

Studi e restauri preliminari all’esposizione: Frontone A di Luni: Anna Maria Durante (Soprintendenza Archeologia della Liguria), Maria José Strazzulla (Università degli Studi di Foggia), Emanuela Paribeni, Elena Sorge, Franco Cecchi, Piergiovanni Nagrini e Pasquino Pallecchi; Facsimile dalla tomba François di Vulci: Koinè di Ilaria Scalia, Firenze; Tomba di Novilara: Marina Micozzi (Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia), Silvia Gori e R. Settesoldi (libere professioniste, Firenze), Renzo Giachetti e Nora Marosi con la collaborazione degli studenti dello Studio Art Centers International (SACI) di Firenze, Elsa Pacciani, Marida Risaliti, Antonino Sentineri. Restauro eseguito con il contributo della famiglia Worthington.

Percorso multisensoriale: G.C. Cianferoni, L. Cuniglio, Manuela Fusi, Arianna Vernillo

Copie: Minerva: Fonderia Marinelli, Barberino Val d’Elsa (Firenze); il vasellame è stato selezionato con la collaborazione di Maria Angela Turchetti

Contributo sonoro: Simone Bellucci

Finanziamento: Direzione Generale Musei; Soprintendenza Archeologia della Toscana

Dove non altrimenti indicato, le persone coinvolte nella sistemazione dell’area di sosta e approfondimento sono dipendenti della Soprintendenza Archeologia della Toscana

2 aprile 1950: riapre il Museo Archeologico Nazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale

Mentre l’indefessa attività degli archeologi si esercita vittoriosamente a dissotterrare e a decifrare i resti dell’antichissima civiltà dell’Oriente, dell’Egitto, della Siria, di Creta, non si arresta il lavoro tenace della scienza attorno all’insoluto problema etrusco“.

Con queste parole apriva il 24 febbraio 1926 l’articolo “Il Museo Archeologico di Firenze com’è e come sarà“, scritto dall’archeologo Doro Levi il quale, dopo aver tracciato, nei toni enfatici tipici di quegli anni, un’ampia panoramica della collezione museale, passava a descrivere i lavori che da lì in avanti avrebbero riguardato il Museo, lavori di ristrutturazione, ampliamento, nuovo allestimento.

L'Articolo de Il Nuovo Giornale del 1926 dedicato agli interventi di ampliamento del Regio Museo alle Antichità d'Etruria

L’Articolo de Il Nuovo Giornale del 24.2.1926 dedicato agli interventi di ampliamento del Museo

Punto focale del grande rinnovamento del Museo è l’acquisto del Palazzo Ex-Innocenti che affaccia su Piazza SS. Annunziata. Da qui avverrà il nuovo ingresso al Museo, motivo per cui si rende necessario modificare totalmente il percorso di visita, quindi ripensare l’allestimento, soprattutto del Museo Topografico d’Etruria.

Il Palazzo non è di proprietà statale, pertanto negli anni ’30 si avviano tutte le pratiche necessarie all’acquisizione al demanio e all’acquisto da parte dello Stato. Il procedimento ha inizio nel 1934; tra perizie e preventivi nel 1937 il Ministero non ha ancora deciso se acquistare o meno l’immobile; solo nel 1938, finalmente, esprime parere favorevole. Finalmente il 29 novembre 1940 viene stipulato l’atto di compravendita e il 29 settembre 1941 l’edificio passa per il tramite del demanio in consegna al Ministero dell’Educazione Nazionale e quindi alla Soprintendenza per le Antichità d’Etruria.

Prospetto del Palazzo Innocenti, in vista dell'acquisizione al Museo

Prospetto del Palazzo Innocenti, in vista dell’acquisizione al Museo

Inutile dire che con la Guerra tutto rimane incompiuto: il Museo è chiuso al pubblico, i lavori sono sospesi, è sospeso il pagamento dell’ultima rata. Durante la guerra il Museo non subisce particolari danni, le sue opere sono al sicuro; sale agli onori della cronaca solo durante i giorni della Battaglia di Firenze, e alla fine della guerra si ritrova a fare i conti (per fortuna relativamente pochi), con la difficoltà da un lato di ristrutturare ciò che la guerra ha danneggiato, e dall’altro di riprendere i lavori di riallestimento laddove si erano interrotti. L’acquisto dell’edificio Ex-Innocenti viene saldato il 26 ottobre 1945.

Il carteggio che segue dal 1946 in avanti tra la Soprintendenza alle Antichità d’Etruria, nella persona del Soprintendente Antonio Minto, e la Direzione Generale alle Antichità del Ministero della Pubblica Istruzione è un continuo rimpallo di responsabilità tra la Direzione Generale che chiede di velocizzare i lavori per consentire al più presto l’apertura di uno tra i musei archeologici ritenuti più importanti d’Italia, la Soprintendenza, che “accusa” il Genio Civile di essere in ritardo sui lavori, e il Genio Civile che risponde di avere lavori più urgenti da fare: la guerra si è appena conclusa, del resto, e sono molte le ricostruzioni di edifici e opere pubbliche di cui Firenze necessita. Inoltre i fondi a disposizione sono sempre troppo pochi. E almeno su questo aspetto sono tutti d’accordo. Ne è consapevole lo stesso soprintendente Antonio Minto il quale, rispondendo ad un sollecito del Ministero scrive nel 1946:

“Il progetto di costruzione di un nuovo ingresso dal lato di Piazza SS. Annunziata fu approvato fin dal 1925 e in tutti questi anni si è provveduto ad ordinare le collezioni archeologiche in vista di questo nuovo orientamento. Non è quindi più possibile riaprire nemmeno provvisoriamente il vecchio ingresso (…). D’altra parte la cittadinanza fiorentina, per prima, e tutti gli studiosi e visitatori italiani richiedono, con tono di protesta, che esso venga finalmente riaperto. L’Ufficio del Genio Civile di Firenze è oberato attualmente di lavori che, per loro natura, rivestono per esso carattere di assoluta urgenza e che, pertanto, nonostante tutto l’interessamento, l’estensione in forma esecutiva del progetto di massima non potrà essere attuata che con molto ritardo.”

Se sulle prime Antonio Minto giustifica le scelte del Genio Civile, in un secondo tempo il ritardo lo irrita, e se ne lamenta con la Direzione Generale alle Antichità e Belle Arti:

“(…) Com’è ben noto è da più di un ventennio che le raccolte archeologiche fiorentine attendono questa loro sistemazione ed il cattivo stato [del museo] costituisce una visione poco edificante nel cuore della città, in una piazza monumentale com’è quella della SS. Annunziata.”

E in effetti il ritardo nell’apertura del Museo colpisce l’opinione pubblica: ne parla La Nazione, in un articolo del 23 febbraio 1948: “Auguriamoci che davvero la nostra città possa, quale capitale della Regione Toscana, attuare nel campo degli studi archeologici questo rinnovamento”.

Targa dedicata ad Antonio Minto e al suo operato per l'ampliamento del Museo

Targa dedicata ad Antonio Minto e al suo operato per l’ampliamento del Museo

Il museo riapre i battenti, finalmente, il 2 aprile 1950. L’apertura, su piazza SS. Annunziata 9b, è limitata al solo Museo Topografico dell’Etruria, che già da solo consta di 41 sale. Le altre sezioni invece restano ancora chiuse per penuria di personale ed aprono solo agli studiosi che ne fanno richiesta e compatibilmente con la disponibilità di personale.

L’ultimo ostacolo all’apertura del Museo dal nuovo ingresso su P.za SS. Annunziata è un parcheggio di biciclette, che staziona davanti al portone. Con una richiesta al sindaco di Firenze da parte del Soprintendente Minto, di rimuovere definitivamente questo parcheggio, si chiude definitivamente l’epopea della riapertura del Museo.

Piccoli Grandi Bronzi. Capolavori greci, etruschi e romani in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Inaugura il 20 marzo al Museo Archeologico Nazionale di Firenze la mostra “Piccoli Grandi Bronzi. Capolavori greci, etruschi e romani delle collezioni mediceo-lorenesi”. La mostra, che sarà aperta fino al 21 giugno 2015, e che sarà ospitata nel Salone del Nicchio del Museo, è a cura di Andrea Pessina, Mario Iozzo, Giuseppina Carlotta Cianferoni ed è realizzata in collaborazione e in concomitanza con la mostra Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico a Palazzo Strozzi.

piccoli grandi bronzi La mostra Piccoli Grandi Bronzi proporrà al pubblico parte della straordinaria collezione di statuette bronzee raccolte nel corso di circa tre secoli dalle dinastie medicea e lorenese e oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Attraverso oltre 170 reperti, di dimensioni comprese tra 10 e 60 cm, molti dei quali di straordinaria qualità e non di rado anche di profondo significato storico, il visitatore verrà condotto in un percorso artistico, mitologico e iconografico. L’esposizione metterà anche in luce come le dinastie Medici e Lorena raccolsero queste opere preziosissime, consentendo di ripercorrere la storia del collezionismo e del gusto dal Quattrocento al Settecento.

L’arco cronologico delle statuette si ricollega alla mostra Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico (Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo – 21 giugno 2015): tutte le opere esposte sono di età ellenistica e romana (incluse alcune etrusche del periodo della romanizzazione dell’Etruria); una parte ripete tipi di età classica testimoniando – proprio come avviene nella mostra di Palazzo Strozzi – il proseguimento della tradizione più antica nelle forme espressive dell’ellenismo, un fenomeno che investì in pieno sia il mondo etrusco e italico che quello romano.

"Incognita negra" è una creazione cinquecentesca che combina una brocca miniaturistica a testa di negretta di età ellenistica con parti moderne.

“Incognita negra” è una creazione cinquecentesca che combina una brocca miniaturistica a testa di negretta di età ellenistica con parti moderne.

L’esposizione prevede tre sezioni principali (il Collezionismo, fino all’acquisizione delle opere nel Museo Archeologico; la Varietà tematica, con spaccati sull’uso, la funzione e i Contesti dei bronzetti) e si articolerà secondo vari temi iconografici, quali “Zeus, ovvero il fulmine, lo scettro e l’aquila”, “Afrodite ed Eros: Amor…ch’è palpito dell’universo intero”, “Mercurio, o l’astuto gioco dell’inganno”, “Dioniso, un dio venuto dall’Oriente”, “Il sonno e la morte”, “Diana: la fatale magia dei boschi”, “Poseidone, il dio dei flutti”, “Apollo, il dono luminoso della sapienza”,“La Vittoria e il Destino di uomini e città”, “Nel segno della speranza: salute e medicina”, “Cavalli e cavalieri, dal campo di battaglia alla dignità regale”. Attraverso questo percorso tematico, che raggruppa i bronzetti secondo un preciso contesto narrativo, saranno illustrate le riproduzioni in miniatura di Divinità ed Eroi (Venere, Bacco con il suo repertorio di Satiri e Menadi che lo accompagnavano e di animali a lui sacri, Mercurio, Diana, Giove, Minerva, Apollo, la misteriosa Ecate o l’emblematico Hypnos, il dio del sonno, la Vittoria e la Fortuna, così come Ercole, le Amazzoni e le Nereidi); Figure umane (sovrani come Alessandro Magno, Arsinoe d’Egitto, Demetrio Poliorcete, che si fecero raffigurare come dei o vi si identificarono); Atleti e cavalieri (che non di rado furono elevati a livello divino); Attori, teatranti e figure grottesche, che di quel mondo divino si beffavano per intrattenere i loro spettatori e le corti che li ospitavano (analogamente a quanto avveniva presso i Medici e i Lorena).

Copia in miniatura di epoca romana (II sec. d.C.) di un originale greco attribuito a Policleto (V sec. a.C.), che con questa figura vinse un celebre concorso per il grande santuario di Artemide, a Efeso

Copia in miniatura di epoca romana (II sec. d.C.) di un originale greco attribuito a Policleto (V sec. a.C.), che con questa figura vinse un celebre concorso per il grande santuario di Artemide, a Efeso

Parallelamente saranno sviluppati alcuni temi per chiarire al visitatore l’uso e la funzione dei bronzetti (che potevano essere votivi, funerari, arredi di ambienti con destinazione specifica come lupanari, larari, triclini o giardini); il loro rapporto con la grande scultura, che riecheggiano o di cui sono copia fedele, benché miniaturizzata, per cui spesso i bronzetti costituiscono un prezioso contributo alla ricostruzione di originali perduti; l’importanza che ebbero nella diffusione di culti religiosi, di specifiche iconografie e di stili e persino come propaganda politica; l’interpretazione che delle figurine davano i Medici e i Lorena e gli artisti che presso la loro corte li restauravano (saranno esposte gemme e statuette antiche integrate e completate in oro da Benvenuto Cellini, la cui casa-laboratorio era proprio accanto all’odierno Museo Archeologico); i criteri di selezione in base ai quali i Signori di Firenze collezionarono le pregevoli statuette, che raccolsero a centinaia, e le particolari valenze socio-culturali e soprattutto politiche e autorappresentative di cui caricarono alcune figure del mito. In divinità come Venere e soprattutto Ercole, infatti, alcuni membri delle due famiglie si identificarono o videro modelli da imitare e da proporre ai loro sudditi, motivazioni che giustificano la scelta delle decine di raffigurazioni proprio di queste due divinità.

Il punto di vista iconografico costituirà il fil rouge dei vari settori della mostra e ad alcune raffigurazioni saranno affiancate raffinate gemme, cammei, avori e rarissime monete (come quella, rarissima – e praticamente unica per il suo perfetto stato di conservazione – che raffigura la statua di Zeus a Olimpia, una delle sette meraviglie del mondo, opera di Fidia) restituiscono in altri materiali, ben più preziosi e cromaticamente più efficaci, l’immagine che gli antichi si creavano dei loro dei antropomorfi.

statuetta in bronzo di età augustea che copia un originale greco di Fidia o Mirone, la Maestà di Giove.

statuetta in bronzo di età augustea che copia un originale greco di Fidia o Mirone, la Maestà di Giove.

Great Small Bronzes. Greek, Etruscan and Roman Masterpieces sets out to offer visitors an overview of the outstanding collection of bronze statuettes put together by the Houses of Medici and Lorraine in the course of some three centuries and now in the Museo Archeologico Nazionale di Firenze. The exhibition will be showcasing 171 works in a fascinating exploration of art, mythology and iconography illustrated by the reproductions in miniature of Gods and Heroes (including Venus, Bacchus, Mercury, Diana, Jupiter, Minerva, Apollo, the mysterious Hecate and the emblematic Hypnos); Human Figures (such rulers as Alexander the Great, Arsinoë of Egypt and Demetrios Poliorketes, who had themselves portrayed as gods or even identified with them); Athletes and Horsemen (who were not uncommonly ranked with the gods); and Actors, Players and Grotesque Figures, who regularly mocked the world of the supernatural to entertain their audiences or the courts whose guests they were.

The statuettes on display are connected, in terms of their chronology, with Palazzo Strozzi’s exhibition on Power and Pathos. Bronze Sculpture of the Hellenistic World (Palazzo Strozzi, Florence, 14 March – 21 June 2015) because all of the exhibits are from the Hellenistic and Roman eras (including a number of Etruscan finds from the time of Etruria’s “Romanisation”). Some of the statuettes mirror the style of the Classical age, testifying here – as indeed they do in the exhibition at Palazzo Strozzi – to the continuation of the older tradition in the expressive mode typical of Hellenism, a phenomenon which spread throughout both the Etruscan and Italic and the Roman worlds.

The exhibition will also be looking at such themes as the use and function of small bronze statuettes (which could be designed for devotional use, for funerary purposes or as decorative items); their relationship with large sculpture (which they either echoed or of which they were faithful if smaller copies, thus making them a valuable source for the reconstruction of lost originals); and the important role that they played in the spread of religious worship, of specific iconographies and styles (whether established or innovative), and even their use for political propaganda.

Firenze, Musei Archeologici Nazionali: il restauro della Testa di Cavallo Medici-Riccardi

testa di cavallo medici-riccardiLa testa di Cavallo Medici-Riccardi è attualmente in restauro. Il suo restauratore, Nicola Salvioli, lavora direttamente nella sala del Museo, in modo che i visitatori possano vedere in corso d’opera tutte le operazioni di pulitura di questa statua bronzea, originale greco del IV secolo a.C.. Si tratta di un’opera molto importante non solo per l’arte greca, ma anche per la storia del collezionismo a Firenze nonché per la storia dell’arte rinascimentale: è proprio questa testa di cavallo, che sin dal Quattrocento si trovava a Palazzo Medici-Riccardi, che lo scultore Donatello prese a modello per i suoi monumenti equestri, la Protome Carafa (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e fino a qualche tempo fa ritenuta anch’essa un originale greco di età classica) e il Monumento al Gattamelata a Padova.

Non si sa esattamente quando fu scoperta e come entrò in possesso dei Medici; a Palazzo Medici-Riccardi essa fu utilizzata come bocca di fontana, ci dicono le fonti, fino al 1815, quando fu esposta agli Uffizi e, in seguito, entrò a far parte delle collezioni del Regio Museo Archeologico, oggi Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La sua storia da oggi ci è molto più chiara grazie ai restauri che sono attualmente in corso su di essa. Si tratta di una pulitura che viene effettuata a laser e con l’utilizzo di un gel: un’operazione apparentemente semplice, eppure lenta, delicata e incredibilmente rivelatrice, ad ogni tocco, di preziose informazioni.

testa di cavallo medici-riccardi

Testa di cavallo Medici-Riccardi. Dettaglio dell’occhio con le tracce di calcare, indizio dell’utilizzo della testa come bocca di fontana

Prima del suo rinvenimento e del suo arrivo nelle collezioni medicee, la testa restò interrata molto a lungo: così dimostrano le ampie tracce di malachite presenti sulla sua superficie, tracce che hanno coperto ben altre tracce, quelle della doratura originale. Doratura che fu in parte asportata anche da una pulitura un po’ troppo aggressiva che la testa subì quando già apparteneva ai Medici. Le numerose tracce di calcare presenti sulla superficie del bronzo, in particolare vicino agli occhi e alla fronte, confermano le fonti secondo le quali essa fu utilizzata come bocca di fontana; ma, diversamente da come si potrebbe immaginare, questa fontana non sprizzava acqua dalla bocca, che è aperta, ma da un foro al di sopra del pennacchio della criniera sulla fronte: in bocca non vi è infatti traccia di calcare, che invece si concentra proprio nella parte alta della testa. Rimuovere queste particelle di calcare non è impresa semplice, anche perché al di sotto di esse si trovano le tracce di doratura: la pulitura in questi punti viene eseguita a ultrasuoni e laser.

Testa di cavallo Medici-Riccardi: il restauro sta rivelando tracce della doratura originale della statua

Testa di cavallo Medici-Riccardi: il restauro sta rivelando tracce della doratura originale della statua

Sono emersi tutti i dettagli della lavorazione e sono stati letti tutti gli interventi che la testa ha subito nel corso del tempo: la doratura è contestuale alla realizzazione della statua, che era un cavallo a figura intera, il cui resto del corpo è andato perduto. Sulla superficie del bronzo si individuano numerosi tasselli, microriparazioni effettuate già in antico nel bronzo laddove, per difetti nella fusione, si venivano a creare dei forellini. Il muso presenta delle ammaccature verificatesi anticamente, in particolare sulle narici, dove addirittura è lievemente deformato, mentre sul dorso del naso mostra dei piccoli tagli piuttosto violenti e diritti, come se fosse stato colpito da colpi di spada.

Intorno al 1660-65 la testa fu restaurata da Bartolomeo Cennini, il quale eseguì una riparazione sul lato sinistro del collo ancora ben leggibile. Lo stesso Cennini eseguì la fascia inferiore, con la quale regolarizzò e rese più elegante la base del collo, a danno però del bronzo originale “in eccesso”, che fu asportato senza tanti complimenti. Nel 1815, quando la testa fu esposta agli Uffizi, fu collocata su una base che da quel momento le appartiene.

mediciriccardirestauro

Grazie a questo restauro la testa di cavallo apparirà ancora di più in tutto il suo splendore: un cavallo molto giovane, come mostrano i denti corti, e decisamente innervosito, con le narici dilatate e il muso in tensione. Dobbiamo immaginare che il suo cavaliere lo stesse trattenendo con la mano sinistra, a giudicare dalla lieve torsione della testa e dalla bocca lievemente deformata dal morso tirato. La criniera a spazzola e il pelo nelle orecchie ci dicono che la nostra testa apparteneva alla rappresentazione di un cavallo da guerra.

La testa di cavallo Medici-Riccardi sul banco del restauratore al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

La testa di cavallo Medici-Riccardi sul banco del restauratore al Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Fino all’inizio di marzo sarà possibile vedere il restauratore all’opera nella sala del secondo piano del museo dove è momentaneamente allestito il abnco del restauro; dal 13 marzo invece la testa di cavallo Medici-Riccardi sarà esposta a Palazzo Strozzi in occasione della mostra “Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico“. Contestualmente il Museo Archeologico Nazionale ospiterà la mostra “Piccoli, grandi bronzi. Capolavori greci, etruschi e romani“, legata tematicamente alla mostra di Palazzo Strozzi e di cui vi parleremo più diffusamente nei prossimi post..