Reperti “vecchi”, sale nuove!

Da ieri, venerdì 6 aprile, al secondo piano del MAF sono visitabili le nuove sale dedicate al Vaso François, al Sarcofago delle Amazzoni e ai Bronzetti greco-romani, recentemente riallestite grazie alla generosa donazione di Laura e Jack Winchester, liberalmente offerta al Museo Archeologico attraverso la Fondazione non profit Friends of Florence (allestimento stato curato dall’architetto Chiara Fornari e realizzato dalla ditta Machina s.r.l.).

dav

L’apparato didattico a corredo della sala

Il celebre Vaso François, capolavoro dell’arte vascolare greca, collocato in una nuova  nuova vetrina, è il fulcro di una nuova sala tutta nera, sulle cui pareti spiccano le riproduzioni (retroilluminate e in grande scala) del fregio principale con il matrimonio di Peleo e Teti. L’esposizione è corredata da un apparato didattico bilingue (in italiano e in inglese) e da due postazioni informatiche nelle quali i visitatori potranno agevolmente scorrere le immagini, approfondire i miti, le saghe e le storie degli antichi dei ed eroi della Grecia classica e della Guerra di Troia, scoprendo così quale fu il fascino che il Rex Vasorum (il Re dei Vasi) esercitò sugli aristocratici etruschi della potente città di Chiusi, che tra il 565 e il 550 a.C. lo acquistarono e lo posero in una grande tomba a sette camere.

PhotoGrid_1522961978940(1)

Le riproduzioni del fregio principale retroilluminate

Per la prima volta, inoltre, sono esposti accanto al grande cratere di Ergotimos e Kleitias due vasi figurati (della bottega del pittore Lydos) che solo recenti ricerche d’archivio hanno individuato come possibili elementi del corredo funerario di cui il Vaso François faceva parte. Uno di essi raffigura il Giudizio di Paride sulla bellezza delle tre dee Era, Atena e Afrodite, mito all’origine della Guerra di Troia, che quindi andrebbe a completare il ciclo mitologico della saga, integrandolo così con la parte iniziale della storia.

vetrine_vf

I vasi prodotti nella bottega del Pittore di Lydos e il cratere nella nuova vetrina

In occasione dell’inaugurazione è stata presentata anche la guida del Vaso François, curata dal direttore Mario Iozzo, dettagliata e ampiamente illustrata (pubblicata dalla casa editrice Polistampa), destinata al pubblico anche non specialistico, disponibile sia in italiano che in inglese grazie alla traduzione di Andrew J. Clark.

Layout 1

La guida edita da Polistampa

Il rinnovamento dell’apparato espositivo riguarda anche il Sarcofago delle Amazzoni, esempio unico al mondo di sepolcro di marmo dipinto (350 a.C.), destinato a una aristocratica dama di Tarquinia, nonna di un alto magistrato che l’ha onorata commissionando la splendida sepoltura. Ora protetto da un moderno dispositivo ad allarme sonoro, è stato anch’esso dotato di un nuovo apparato didascalico e didattico in doppia lingua, chiaro e comprensibile a tutti, che illustra le scene figurate e traduce le iscrizioni incise sulla sua superficie, spiegando anche il motivo per cui sono doppie. Anche in questo caso, due postazioni informatiche offrono ai visitatori la possibilità di scorrere le immagini e di avere approfondimenti (sia in italiano che in inglese) sulle raffigurazioni, la scoperta, lo stile, le pitture e i loro colori, le scene e i miti raffigurati.

PhotoGrid_1522961858233(1)

Il Sarcofago delle Amazzoni e l’apparato didattico della sala

Ai capolavori già esposti nella Sezione delle Collezioni, infine, si aggiunge negli splendidi ambienti realizzati all’epoca di Pietro Leopoldo di Toscana un’altra importante sezione, quella allestita da G. Carlotta Cianferoni e dedicata ai Bronzetti greco-romani. Tre ambienti e undici vetrine che accolgono 180 pregiatissime statuette di bronzo, sia originali greci che copie di età romana, un tempo parti della grande collezione mediceo-lorenese e in parte restaurate e integrate da artigiani e artisti della loro corte (tra i quali Benvenuto Cellini).

IMG_20180405_135558

L’ultima delle sale dedicate ai bronzetti

Ad esse si accompagnano ritratti di tragediografi, poeti e filosofi greci e parti di grandi statue in bronzo, nonché, a completamento dell’esposizione, statue in marmo e oreficerie che permettono un confronto tra quanto raffigurato su alcune opere in bronzo e gli oggetti reali.

sdr

Gli ori in mostra

Vi aspettiamo!

 

Annunci

Vasi a… fumetti!

Il tema della campagna di comunicazione del Mibact per il mese di marzo è dedicato ai #fumettineimusei: l’iniziativa, che prevede anche una mostra all’Istituto Centrale per la Grafica, ha promosso il racconto attraverso albi illustrati di alcuni musei italiani, e prevede di puntare l’attenzione su tutte quelle immagini d’arte che in qualche modo rimandano al mondo dei fumetti. Tra tutte le “istantanee” di miti, storie e scene di vita quotidiana che l’antichità ci ha lasciato, noi abbiamo scelto quelle della ceramica greca ed etrusca accompagnate da iscrizioni, vere e proprie vignette ante litteram.

6

Nella fitta rete di scambi (talvolta scontri) economici e culturali intessuta tra Greci ed Etruschi attraverso le sponde del Mediterraneo, la ceramica prodotta ad Atene per la facoltosa committenza tirrenica non è soltanto un bene di prestigio da esibire nella cerchia sociale di appartenenza, ma è anche un modo per veicolare conoscenze e consolidare un comune patrimonio culturale. I miti e le storie raccontati per immagini raggiungono in maniera immediata e straordinariamente efficace i destinatari, anche senza bisogno di un testo. A volte, però, un brevissimo testo di accompagnamento c’è: un nome, un titolo, in qualche caso addirittura le parole che escono dalla bocca di un personaggio (del resto il greco era capito in Etruria!). Un esempio straordinario di questa trasmigrazione di immagini, concetti e parole è, ancora una volta, il vaso François: Atene si racconta attraverso le storie degli eroi e degli dei e ogni personaggio, per non essere frainteso, ha il suo nome scritto accanto, persino gli animali!

Kleitias,_decorazione_del_vaso_françois,_570_ac_ca.,_caccia_al_cinghiale_calidonio,_02

Dettaglio della caccia al Cinghiale Calidonio: non solo gli eroi (Meleagro, Atalanta, Melanione, Peleo…) hanno il nome, ma anche i cani che li aiutano

Anche gli Etruschi scrivono, sui vasi prodotti ad imitazione delle figure rosse ateniesi, il nome dei personaggi. Su questo stamnos (vaso per liquidi) è rappresentata la costruzione di una scultura, un cavallo: l’artigiano ha scritto sopra il nome, Epoiio, che ce lo fa identificare inequivocabilmente con Epeo, il costruttore del cavallo di Troia. Questa iscrizione, in lingua e caratteri greci, è stranamente “sbagliata” (la dicitura corretta in greco sarebbe Epeios). Forse l’artigiano conosceva così bene la lingua che ha giocato intenzionalmente con le parole, trasformando Epeio in Epoio, con riferimento al verbo fare, creare (poieo) oppure, visto che già un paio di secoli Omero i dittonghi greci “ei” e “oi” si cominciavano a semplificare verso la i, ha trascritto male il nome che aveva sentito dai cantastorie (magari propio sotto l’influsso di poieo!).

dav

L’artigiano lavora alla testa del cavallo, mentre sopra è appoggiata la zampa posteriore. Sul capo dell’artigiano corre l’iscrizione, che ci fa identificare la scena con una storia ben precisa, piuttosto che con una generica scena di fonderia. Lo stamnos si data tra la fine del IV e l’inizio del V sec. a.C.

Infine due vasi greci, su cui sono rappresentate scene di vita quotidiana, dalle botteghe alle abitazioni private. Su una pelike da olio (una sorta di anfora dal fondo appiattito) un venditore (di olio, appunto!) cerca di richiamare l’attenzione di una facoltosa signora dicendole “Kalo, nai?” (“Buono, eh?”) mentre, sull’altra faccia, un venditore di ceramica scaccia due cani dalla propria bottega gridando “Kyna h(i)emi” (“Via, cani!”).

pelike_olio

Le due facce della pelike attribuita alla cerchia del Pittore di Antimédes (ca. 520 a.C.)

Sul fondo di una coppa da vino, invece, un simposiasta (cioè un partecipante al simposio, il momento dedicato al bere che seguiva i banchetti) canta, probabilmente la strofa d’inizio di un canto d’amore: “Phile, kai…” (“Ama, e…”).

dav

Il giovane tiene con la sinistra il grande skyphos in cui è contenuto il vino, e con la destra il rametto che, passando di mano in mano, indicava colui al quale di volta in volta toccava declamare o cantare. Sotto la kline ci sono i calzari, che ci si toglievano quando si arrivava in come ospiti in casa di qualcuno.

In tutti questi casi le parole escono proprio dalla bocca di chi le pronuncia, come in un vero fumetto, che restituisce tutta la vividezza delle scene, tanto che sembra quasi di veder gesticolare i protagonisti, sentire gli schiamazzi di un giorno di mercato e il canto stonato di un commensale che ha bevuto un po’ troppo.

Restauri in diretta al MAF: la statua di Leda

Scroll down for english version

Da qualche giorno è in corso al MAF il restauro della Statua di Leda, una interessante copia romana di marmo del II sec. d.C., a grandezza naturale, di un originale greco di età Ellenistica (III sec. a.C.), la cui storia rimane carica di mistero. Certamente esposta per lungo tempo all’aperto, verosimilmente in un giardino, non apparteneva alle collezioni mediceo-lorenesi (non viene infattidagli Uffizi) e non ha numero di inventario… faceva forse parte degli arredi del Palazzo della Crocetta già all’epoca di Cosimo II e Maria Maddalena de’ Medici?

Leda-MAF-WEB

La “Leda” del MAF

Il restauro, a cura di Daniela Manna e Simona Rindi, diretto da Mario Iozzo, con il coordinamento generale di Stefano Casciu e con la supervisione tecnica dei restauratori del Museo, Fabrizio Gennai e Stefano Sarri, è realizzato grazie al sostegno finanziario di Friends of Florence. Il progetto fu candidato alla prima edizione del Premio Friends of Florence Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze nel 2012 e da quest’anno ha potuto trovare un donatore che ne ha permesso l’avvio.

800px-Leda_Melzi_Uffizi

Leda col cigno, di scuola leonardesca, conservato agli Uffizi (fonte)

L’area dei lavori è situata lungo il percorso di visita del Museo, in modo da consentire a tutti i visitatori di osservare dal vivo un restauro in corso d’opera. Con una durata prevista di circa due mesi, il restauro della Leda (che sarà accompagnato da analisi ed esami condotti con tecniche non invasive) chiarirà molti punti spinosi, innanzitutto se la testa sia pertinente o se non sia addirittura una integrazione del XVI secolo. La ripulitura e il restauro restituiranno certamente la bellezza originale a questa immagine della sensuale Leda, la bella moglie di Tindaro, re di Sparta, che fece innamorare Zeus, il quale la sedusse sotto forma di un grande cigno magico (solitamente anch’esso raffigurato, ma non in questa statua). Dal Padre degli Dei così trasformato, Leda generò due uova, dalle quali nacquero Castore e Polluce, i Dioscuri (Dios-Kouroi, i figli di Zeus) e Clitemnestra ed Elena (la donna più bella del mondo, per la quale sarebbe poi scoppiata la Guerra di Troia).

Statua di Leda e il cigno

La Leda conservata ai Musei Capitolini (fonte)

A few days ago has begun at MAF the restoration work on the Statue of Leda. The Leda, a second-century A.D. Roman statue, is an interesting, full-size, marble copy of a Greek original from the Hellenistic Period (third century B.C.). The marble statue’s history is still somewhat mysterious. There is no doubt that it stood outdoors for a long period, most probably in some garden. We do know that it was not part of the Medici-Lorraine collections since it does not come from the Uffizi and does not have an inventory number… Could it  have been in Palazzo della Crocetta – the home of the Archaeological Museum – in the days of Cosimo II and Maria Maddalena de’ Medici?

The restoration, to be conducted by Daniela Manna and Simona Rindi, directed by Mario Iozzo, coordinated by Stefano Casciu and under the technical supervision of the museum’s staff restorers, Fabrizio Gennai and Stefano Sarri, has been made possible thanks to the financial support of the Friends of Florence Foundation. Originally a candidate in the first edition of the Friends of Florence Award Grant – Florence Art and Restoration Fair in 2012, the Leda project has now found a donor making it possible to start the work.

The work site is located along the museum’s visitor itinerary so that people will be able to see the restorations first hand. The project, that will take approximately two months, will include non-invasive tests and analyses that should help clear up many issues – above all whether the head is pertinent or a sixteenth-century addition. The cleaning and restoration will definitely bring out the statue’s original beauty.

Leda was the wife of Tyndareus, king of Sparta. She was admired by Zeus who came down to earth disguised as a swan and seduced her. (The swan is usually depicted in paintings and sculptures, but interestingly enough, not in this case.) Leda who had lain with her husband that night as well, “gave birth” to two eggs which hatched Castor and Pollux, also called the Dioscuri – children of Zeus, and Clytemnestra and Helen, the most beautiful woman in the world who caused the Trojan War.

F@Mu 2017: “La cultura abbatte i muri!”

All’inizio del mese di ottobre torna quello che oramai da cinque anni è un appuntamento fisso per il MAF: la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. La giornata è prevista per l’8 ottobre, ma al MAF sarà anticipata, per ragioni dovute all’orario del museo, al sabato 7 ottobre.

GENOVA

Il tema scelto quest’anno come filo conduttore di tutte le attività che si terranno in tutti i musei sul territorio nazionale è “La cultura abbatte i muri“: in un momento in cui parlare di integrazione, accoglienza, condivisione è quanto mai attuale, il museo diventa luogo ideale in cui fare esperienza di questi valori e trasmetterli ai più piccini. Per un museo archeologico, poi, la scoperta delle proprie origini e dei popoli antichi mostra quanto gli interscambi e le influenze culturali siano profondamente radicati nella nostra storia.

Logo MD 2017 hd

Matì e Dadà, i personaggi simbolo di F@Mu, nel logo dell’edizione 2017

La metafora del muro da abbattere sarà presa alla lettera al MAF: i piccoli visitatori, giocando insieme e collaborando, abbatteranno i muri che li separano dalla scoperta delle opere del museo.

Al MAF sono previsti due laboratori, adatti per bambini dai 5 ai 10 anni: “La cultura abbatte i muri – memory gigante” e “La cultura abbatte i muri – scopri il personaggio nascosto“. Nel primo i bambini giocheranno a squadre per scoprire le tessere di un memory archeologico che si nasconde dietro le grandi pietre di un muro; nel secondo, un gioco a quiz, il muro sarà da demolire, mattone per mattone, a suon di risposte esatte.

Per garantire la partecipazione è obbligatoria la prenotazione, compilando online il modulo alla pagina MODULI (e scegliendo come attività la giornata F@Mu). Le prenotazioni saranno possibili soltanto a partire dal 2 ottobre. Una volta completata l’iscrizione vi sarà inviata una mail di conferma. Per informazioni (ma non prenotazioni) è sempre attivo il numero del Museo, 05523575.

Vi aspettiamo allora, e ricordate: al MAF la F@Mu si terrà eccezionalmente SABATO 7 OTTOBRE!!!!

#lartechelegge… in Etruria!

Sembra una contraddizione in termini, parlare dei libri del popolo di cui quasi tutte le fonti scritte sono andate perdute, ad eccezione delle sintetiche iscrizioni su reperti e monumenti. Eppure si può, senza misteri né rivelazioni, affidandoci saldamente ai reperti archeologici e alla paziente comparazione tra gli oggetti in nostro possesso e le fonti iconografiche, cioè le immagini che gli Etruschi di loro stessi hanno lasciato.

alfabeto

Alfabeto etrusco (incisione sulla tavoletta di Marsiliana d’Albegna)

La nostra conoscenza dei supporti etruschi per scrittura  (tavolette, dittici o rotoli) deriva, nella quasi totale assenza di questo tipo di realia, in gran parte dalle scene di lettura e scrittura che vediamo riprodotte in incisioni e rilievi. In questo quadro costituiscono preziose eccezioni la tavoletta di Marsiliana e il liber linteus. La prima (675-650 a.C.) è una tavoletta destinata alla scrittura: le lettere venivano incise con uno stilo sulla cera spalmata nella parte incassata del supporto. Sul bordo reca un alfabeto di 26 lettere, scritte da destra verso sinistra.

tavoletta_marsiliana

La tavoletta in avorio da Marsiliana, esposta al MAF

Il secondo è un rotolo di lino, oggi ricomposto dalle sottili strisce in cui era stato diviso in antico; esse erano infatti state riutilizzate per fasciare la mummia di una donna dell’Egitto di età ellenistica, portata a Zagabria dallo scopritore e oggi ancora conservata nel museo della città. Il testo etrusco su questo rotolo conteneva una serie di prescrizioni religiose relative a sacrifici da compiere in determinati giorni per Nethuns, il dio etrusco corrispondente a Nettuno.

liber_zagabria

Il libro (rotolo) di lino di Zagabria (fonte)

Una conferma iconografica dell’uso delle tavolette si trova sullo specchio Casuccini, nel quale un personaggio femminile sorregge un dittico con incise delle lettere (si tratta della trascrizione della profezia emessa dalla testa di Orfeo, in basso), e sullo specchio con Eracle allattato da Uni: sullo sfondo Tinia (Zeus) regge una tavoletta con una iscrizione che spiega la scena.

specchi_tavolette

Lo specchio Casuccini, a sin., e lo specchio con Eracle allattato da Uni, a destra (entrambi al MAF)

Le frequenti raffigurazioni di oggetti legati alla scrittura si spiegano con la voluta ostentazione del ruolo sociale di chi deteneva questo potere: sono infatti i magistrati cittadini che spesso sono accompagnati da scrivani che registrano le decisioni ufficiali (per esempio sui cippi chiusini di età arcaica), e nei cortei che li accompagnano compaiono, tra musici e littori, uomini che portano le tavolette. Dittici, tavolette e rotoli sono inoltre raffigurati nelle mani dei defunti sui coperchi delle urne volterrane di età ellenistica. Oltre che alla sfera politica, in Etruria la scrittura è saldamente ancorata anche alla dottrina religiosa: i romani presentano gli Etruschi come popolo molto devoto e dedito all’applicazione rigidissima delle norme scritte. Persino demoni e divinità scrivono, e tengono in mano i rotoli con il destino dei defunti. La etrusca disciplina, cioè la scienza etrusca, è quell’insieme di norme contenute in libri che Cicerone chiama fulgurales (sull’interpretazione dei fulmini), fatales (sulla divisione del tempo e la durata della vita) e rituales (su vari aspetti della vita religiosa, come la fondazione delle città). La religione etrusca è rivelata e scritta, perché secondo la leggenda sarebbe stata dettata da Tagete, un bambino vecchio nato da un solco della terra a Tarquinia.

20170513_190832

Coperchio di urna cineraria da Chianciano, fine V sec. a.C., esposto al MAF. Accanto al defunto è un demone femminile alato che stringe in mano il rotolo su cui è scritto il fato.

Al di là delle leggi e dei testi religiosi, purtroppo, possiamo solamente supporre l’esistenza di altri testi letterari etruschi; la conquista romana e l’avvento della lingua latina hanno infatti filtrato tutta la tradizione esistente, tanto che già Lucrezio (De rerum naturae, 6, 380), nel I sec. a.C., era perplesso di fronte alla consultazione di un testo etrusco da parte di un aruspice perché questi svolgeva il rotolo in direzione opposta rispetto ai romani (perché era scritto da destra a sinistra, a differenza dell’uso del latino in quel periodo, quando si scriveva da sinistra a destra). Livio (Ab urbe condita, 9, 36, 3-4), analogamente, si stupisce di trovare nelle sue fonti che i Romani aristocratici del IV sec. a.C. andassero a studiare a Caere per imparare le lettere etrusche, quando al suo tempo gli studi venivano compiuti in Grecia. Le fonti iconografiche, ancora una volta, parlano però laddove i testi mancano, e suggeriscono, nelle scene che non siamo in grado di interpretare completamente, l’esistenza di miti o versioni storiche diversi da quelli a noi tramandati dalla letteratura latina (un esempio è proprio lo specchio sopra citato in cui Eracle viene allattato da Uni).

Il console, il trono e la caccia: il tardoantico in tre bronzi del MAF

Il recente spostamento di un pezzo per una mostra* ha fornito l’occasione per il riallestimento di una vetrina nel corridoio dei bronzi al secondo piano del museo. Sono stati qui collocati tre bronzi tardoantichi, tutti datati nel corso del IV e V sec. d.C., che, oltre ad essere preziosi manufatti di toreutica, molto hanno da raccontare sulle abitudini e sulla vita dell’alta società dell’epoca.

20170410_083825

Piatto di Ardaburio. L’iscrizione recita: “vir inlustris comes et magister militum et consul ordinarius”

Il piatto di Ardaburio è un piatto d’argento che reca il nome di Flavius Ardabur Aspar, un comandante alano (della regione iranica) ucciso nel 471 d.C.; si tratta di un missorium o piatto di largizione, cioè un piatto onorifico donato come gratifica per un merito militare o per celebrare una ricorrenza. Al centro è rappresentato proprio lui, Ardaburio, seduto, con in mano lo scettro del potere consolare; con la destra regge quello che sembra un panno appallottolato. Si tratta della mappa, il pezzo di stoffa che i magistrati lasciavano platealmente cadere per dare il via nei giochi circensi, e che nella tarda antichità diventa un attributo distintivo della carica pubblica ricoperta. Accanto a lui è raffigurato il figlio, nello stesso atteggiamento. Ai lati sono due figure simboliche, probabilmente Roma (armata e con il globo in mano) e, forse, Costantinopoli. Al di sopra della scena, all’interno di due clipei, altri due consoli: Ardabur padre, console nel 427 d.C., e Plinta, console nel 419 e probabilmente imparentato con la famiglia.

piazza armerina 023

Spesso in età tardo antica le ville e i monumenti sono decorati con scene di circo; un esempio è il mosaico dalla villa romana del Casale presso Piazza Armerina (fonte)

I missoria nascono come oggetti donati dagli imperatori, ma ben presto anche i privati, seguendo l’esempio imperiale, adottano l’usanza di distribuire in omaggio al proprio seguito vasellame d’argento, per esempio in occasione della loro assunzione a un’importante carica pubblica. L’onnipresente presenza militare, la ricchezza e magnanimità del signore, i giochi del circo sono tutti elementi immancabili nel quadro della vita pubblica dei ricchi funzionari dell’impero nella tarda antichità, quando oramai i confini si sono ritirati e la capitale d’Occidente si è spostata a Ravenna (dal 402 d.C.). E in privato, come conducevano la vita questi signori?

20170410_083833

Facendo un balzo indietro di quasi un secolo possono rispondere la spalliera di trono e la placchetta intarsiata esposte nella stessa vetrina e datate entrambe alla metà del IV sec. d.C. La spalliera è la decorazione in lamina bronzea della parte posteriore di un trono di legno, a cui in origine era fissata; è decorata con scene incise e intarsiate in rame e argento, rappresentanti episodi di caccia. A sinistra è la cattura di un cavallo con il laccio; al centro la caccia al cervo con l’aiuto dei cani; a destra un cacciatore a piedi che conduce i cani. Le scene sono presumibilmente ambientate nel parco della grande villa porticata che compare sullo sfondo, dalla struttura complessa, con più padiglioni, che doveva essere la sede del ricco proprietario.

20170410_083840

La piccola lamina (larga circa 10 cm, intarsiata in oro e argento) presenta una analoga scena, suddivisa in due registri: nella parte superiore un cervo, già ucciso, viene trasportato legato a una pertica dai cacciatori accompagnati da un cane; sotto, invece, è il momento dell’uccisione. Sullo sfondo anche qui ci sono strutture architettoniche a padiglione che rimandano a un ambiente comunque antropizzato.

mosaico_con_scene_di_caccia_largew

Le stesse scene si trovano sui mosaici, come questo proveniente da Roma e conservato alla Centrale Montemartini, datato alla prima metà del IV sec. a.C. (fonte)

L’importanza della caccia quale attività tradizionalmente nobilitante (ma anche funzionale al reperimento di animali da sfruttare nei giochi gladiatori) in questo periodo è ben nota dalle numerosissime rappresentazioni musive che si conoscono, non a caso riconducibili ad ambienti di ville private, proprio quelle immortalate sullo sfondo delle scene stesse.

I reperti bronzei nuovamente esposti al MAF sono dunque estremamente significativi: non solo sono rare testimonianze del un periodo poco rappresentato nel nostro museo, ma aprono anche squarci interessanti sulla vita delle classi agiate nel momento cruciale di trasformazione e passaggio dalla storia antica a quella altomedievale.

* Il pezzo spostato è la lucerna con i santi Pietro e Paolo, in prestito a Pisa per la mostra “Nel solco di Pietro. La cattedrale di Pisa e la basilica vaticana”, fino al 23 luglio 2017.

#danzaconlarte al MAF: il dinos campana con i danzatori

Anche in questo post, come nel post precedente, dedicato alla geranos rappresentata sul vaso François, parliamo di danza nell’arte antica. Lo facciamo, ancora una volta prendendo spunto da un vaso della collezione del museo.

Il dinos campana attribuito a The Ribbon Painter, Firenze, Museo Archeologico Nazionale, 540-520 a.C.

Esso è esposto, in una vetrina tutta per sé, al II piano del museo; non è un vaso particolarmente grande, e serviva per mescolare l’acqua e il vino durante i banchetti degli aristocratici etruschi di Cerveteri. Tuttavia non è un vaso di produzione etrusca. Su di esso sono rappresentati dei danzatori a vernice nera che ne movimentano la superficie.

Questo manufatto appartiene ad una categoria poco diffusa, quella dei dinoi campana. Il dinos è per l’appunto un vaso utilizzato nel banchetto. Si chiama così perché in greco la parola dine, che significa girandola, indica il senso della tornitura e una sorta di impressione a girandola sul fondo dovuta proprio al segno lasciato dal tornio. Il nome Campana deriva invece dal Marchese Giovanni Pietro Campana che per primo collezionò oggetti di questo tipo e li identificò come classe a sé. Il Marchese Campana fu, nel corso dell’Ottocento, un grandissimo collezionista di antichità: sculture, vasi greci, gioielli antichi; verso la fine della sua carriera, però, caduto in disgrazia, gli fu confiscata l’intera collezione dallo Stato Pontificio; essa fu dispersa tra numerosi musei esteri (in primis il Louvre) e italiani, tra cui anche il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Tuttavia il dinos campana del nostro museo non appartenne alla collezione Campana, ma faceva già parte delle collezioni medicee e granducali.

I ballerini sul corpo del vaso: ognuno compie un movimento diverso

La storia del dinos campana è interessante. Esemplari di questa tipologia di vasi sono stati rinvenuti soltanto in corredi e tombe di Cerveteri: i ricchi aristocratici di Caere (in lingua etrusca Kaisra) amavano esibire proprio questo tipo di vasi, e non altri, al centro del banchetto. La produzione di essi però non si colloca né a Cerveteri e dintorni, né tantomeno in Etruria, ma addirittura nel Nord della Ionia, ovvero in quella parte della Turchia nordoccidentale in cui un tempo sorgevano le città di Focea e Clazomene: qui pochi artigiani lavorano tra il 540 e il 520 a.C. producendo questi manufatti che sono acquistati principalmente dalle classi artistocratiche di Cerveteri. Il nostro vaso, in particolare, viene attribuito al pittore noto come The Ribbon Painter, il cui marchio distintivo è un nastro attorcigliato sul fondo del vaso; nel nostro esemplare al posto del nastro si alternano fiori di loto a foglie dalla forma a cuore.

Sul vaso è rappresentata una scena di danza piuttosto dinamica: 11 giovani ballerini nudi sono raffigurati in pose molto vivaci tutte differenti le une dalle altre; non è stato rappresentato un ballo di squadra, perché ognuno sembra seguire una sua precisa coreografia con una movenza specifica. I ballerini hanno mani allungate e braccia lunghissime, cosce grosse, caviglie sottili e piedi allungati: la resa anatomica è semplificata, ma efficace e rende l’idea di corpi sinuosi che si muovono ritmicamente a passo di danza. Gli occhi a mandorla dei loro volti sono l’indizio definitivo che ci rivela la provenienza dall’area orientale dell’Egeo dell’artista.

“Giochi e gare al museo”: la F@Mu 2016 al MAF

Il giorno 9 ottobre 2016 si svolgerà, al MAF come su tutto il territorio nazionale, la giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. La manifestazione, promossa dall’Associazione Famiglie al Museo e patrocinata dal Mibact e numerose istituzioni italiane, è dedicata ai piccoli fruitori dei musei accompagnati dagli adulti e vede nel 2016 la sua quarta edizione.

locandinafamu2016-def-850x1195Il MAF, che sin dal primo anno ha preso parte all’iniziativa con laboratori didattici e giochi studiati appositamente per i piccoli visitatori, quest’anno è risultato vincitore del concorso indetto dall’associazione Famiglie al Museo per la scelta del tema dell’edizione 2016, con la proposta “Giochi e gare al museo – il museo palestra della mente”: per questo spetterà al Museo fiorentino ospitare la cerimonia di apertura della manifestazione, nel corso della quale sarà insignito della targa di riconoscimento.

tema-famu-2016-850-850x296

Per l’occasione è stata allestita la mostra “Giochi e gare… dall’antichità al Museo”, organizzata dal MAF grazie a fondi ministeriali, con il contributo di Unicoop Firenze, dell’Associazione Famiglie al Museo e dell’associazione Friends of Florence.

La seconda domenica di ottobre, dalle ore 9.30, sarà dato il via alla Giornata delle Famiglie al Museo. Tutti i bambini che entreranno con i loro accompagnatori (ingresso gratuito per ciascun bambino e per due suoi accompagnatori) saranno dotati di un acticvity book con giochi e quiz da completare durante il percorso di visita: ad accompagnare i piccoli visitatori sarà, idealmente, un bambino dell’antica Grecia con la passione per lo sport e la pittura, Kleitias… Sì, proprio quello che “da grande” dipingerà il vaso François!

Una pagina dell'activity book

Una pagina dell’activity book

k_disegna_col_blogNel museo saranno predisposte tre postazioni disegno, una per piano, per fermarsi a disegnare e ritagliare le ghirlande di cartoncino distribuite ai bambini. Su prenotazione, invece, si terranno due laboratori a tema, ripetuti tre volte ciascuno nel corso della mattinata (alle ore 9.30, 11.00, 12.30): “A scuola di disegno con Kleitias” (laboratorio di pittura a figure nere su ceramica) e “Un giorno alle gare di Olimpia” (gioco dell’oca gigante con quiz sullo sport nell’antichità).

Sempre dalle 9.30, ogni ora, si ripeteranno le visite guidate alla mostra “Giochi e gare… dall’antichità al museo”.

La mostra, collocata all’interno del percorso espositivo – al secondo piano del Museo -, è stata appositamente studiata con scopi didattici e pensata per essere fruita, sia con l’accompagnamento di un adulto che in autonomia, dai piccoli visitatori del Museo Archeologico. Si presenta, infatti, come un’esperienza interattiva attraverso la quale i bambini possono apprendere, grazie all’osservazione degli oggetti esposti, lo svolgimento dei giochi sportivi nel mondo greco in occasione delle Olimpiadi antiche, con l’aiuto di ricostruzioni visive e sonore, i paesaggi sonori realizzati in collaborazione con Francesco Landucci.

Uno dei pezzi esposti, con la corsa dei carri

Uno dei pezzi esposti, con la corsa dei carri

A conclusione del percorso, i bambini potranno infatti anche maneggiare alcune ricostruzioni degli attrezzi antichi per il salto e incoronarsi con una corona d’olivo, come i veri vincitori dei giochi antichi, scattandosi una foto nella postazione dedicata!

kleitias_nike_flash_blog

Per informazioni e prenotazioni: 055 23575 oppure scarica il volantino cliccando sull’immagine!

flyer-famu-2016_blog

Gli antichi Romani dicevano “Mens sana in corpore sano!” È latino e significa che per ognuno di noi è importante prendersi cura del proprio corpo (mangiando cibi sani e nutrienti e facendo attività fisica, per esempio) e della propria MENTE… Ma come ci si prende cura della MENTE????? Andando a scuola ma anche cercando di essere sempre bambini curiosi pronti a scoprire il mondo che ci circonda! Per allenare il corpo… si può andare in palestra, naturalmente. Per allenare la MENTE… Beh! Possiamo andare tutti al Museo!!!!

Incontri al Museo 2016-2017

Come ogni anno, con l’autunno tornano al MAF gli “Incontri al Museo“, il ciclo di conferenze gratuite che si terranno, negli ambienti del museo, dal mese di settembre 2016 al mese di maggio 2017. Delle 11 conferenze in programma, tre sono dedicate alla figura di J.J. Winckelmann, in onore delle celebrazioni per il giubileo winckelmaniano e costituiranno un complemento alla mostra allestita nel Salone del Nicchio, che resterà visitabile fino a gennaio 2017.

20160909_122626-1-1

Il primo incontro, in programma per il 22 settembre, sarà dedicato alla presentazione del Notiziario della Soprintendenza Archeologia del 2015; le altre conferenze, invece, costituiranno un’opportunità di approfondimento delle antichità etrusche della Toscana e dell’archeologia greca. Per marzo è inoltre prevista la proiezione di un cortometraggio, “Timodemo“, del pittore Rodolfo Meli.

20160909_124657-1-1-1Cliccando sull’immagine qua sopra è possibile scaricare il pdf del programma. Come sempre vi aspettiamo numerosi!

Il Museo Archeologico a MusArt festival 2016

Il mese di luglio a Firenze vedrà protagonista piazza SS. Annunziata, con una serie di eventi che approfitteranno dei suoi spazi e dei monumenti che la circondano. Nell’ambito dell’Estate Fiorentina è infatti in cartellone, dal 19 al 23 luglio, MusArt Festival, un festival pensato per coniugare arte, musica e cibo.

musartfestival-670x300

BitConcerti propone al pubblico di fiorentini e non una serie di ‘percorsi emozionali’ che abbiano il loro fulcro nell’abbinamento di un concerto con la visita di un giardino, di un luogo di culto o di un palazzo monumentale insieme ad occasioni gastronomiche selezionate. Coloro infatti che acquisteranno il biglietto per assistere ad uno dei concerti del festival, potranno visitare gratuitamente alcuni dei luoghi d’arte più significativi, accessibili dalla piazza. Il MAF sarà presente con il suo giardino munumentale, aperto per l’occasione con visite guidate alle tombe etrusche ricostruite al suo interno.

13502629_767477953389349_7329255770267630181_o

Le visite potranno avvenire a partire dalle ore 20.00 fino ad inizio concerto. L’allestimento della piazza sarà di tipo teatrale e saranno presenti al suo interno alcuni punti ristoro.