“La fragilità del segno”: una mostra dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria al MAF

Dal 23 settembre al 26 novembre 2017 il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ospita al II piano la mostra “La fragilità del segno. Arte rupestre dell’Africa nell’archivio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria”.

La mostra, a cura di Anna Revedin, Luca Bachechi, Andrea De Pascale, Silvia Florindi, dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze – Polo Museale della Toscana, intende promuovere la vasta e preziosa documentazione scientifica posseduta dall’Istituto relativa alle missioni in Africa e agli studi di Paolo Graziosi, il principale studioso italiano di arte preistorica e fondatore dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria.

incisione rupestre – archivio fotografico Graziosi

L’attuale quadro geo-politico interroga prepotentemente le Istituzioni e le persone su quale possa essere il futuro delle più antiche e significative testimonianze del passato nelle zone colpite e martoriate da guerre e ideologie distruttive e su come preservarne la memoria e risvegliare l’attenzione e l’interesse di un più vasto pubblico su questo inestimabile ma fragile Patrimonio dell’Umanità.

Obiettivo della mostra è quindi far conoscere al pubblico, attraverso i documenti dell’archivio fotografico Graziosi, alcune delle più antiche e straordinarie attestazioni artistiche dell’umanità, situate in luoghi attualmente inaccessibili a causa di conflitti interni e internazionali.
In mostra saranno visibili immagini e filmati realizzati fra gli anni ’30 e gli anni ‘60 nelle missioni di studio di Graziosi sull’arte rupestre africana, e in particolare le riproduzioni delle grandi incisioni preistoriche della Libia, attualmente inaccessibili perché in zone di guerra, creando un contesto di grande impatto emotivo.

Oltre alle sezioni dedicate alle ricerche Graziosi è prevista una sezione dedicata al tema “Heritage in danger” in quanto “I siti rupestri di Tadrart Acacus”, sito Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1985, è stato inserito nel luglio 2016 nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo.
Il percorso espositivo si svilupperà secondo il progetto di Vincenzo Capalbo in un percorso immersivo attraverso tre sezioni: una prima sezione introduttiva sul Patrimonio artistico e documentario in pericolo e sulla figura di Paolo Graziosi; una seconda sezione, dedicata alle ricerche di Graziosi (oggi continuate da Luca Bachechi) nell’attuale Etiopia; una terza sezione dedicata ad immagini e filmati sull’arte rupestre e sulle ricerche etnografiche di Graziosi in Libia.

Dall’Archivio Fotografico Graziosi

L’inaugurazione sarà sabato 23 settembre alle ore 11,00. Per l’occasione verrà realizzata da Virgilio Sieni una coreografia sul tema della fragilità. La mostra sarà poi visitabile tutti i giorni secondo l’orario di apertura del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, compresa nel biglietto di ingresso.

Il Catalogo, a cura di A. De Pascale e L. Bachechi, sarà di circa 170 pagine, la metà delle quali dedicate a immagini tratte dall’archivio Graziosi. Conterrà una serie di brevi saggi introduttivi di inquadramento scritti dai maggiori studiosi del settore, ma con taglio divulgativo, adatti ad un pubblico non specialista. IIPP, Firenze, settembre 2017.

La mostra fa parte del progetto IIPP “Archeologia nel deserto” in corso di realizzazione con il contributo del MIUR (L.6/2000) e della Fondazione CRF sull’archivio fotografico di Paolo Graziosi, di proprietà dell’Istituto.

L’Archivio Fotografico IIPP è stato dichiarato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana di interesse storico particolarmente importante ai sensi del DL 42/2004, con decreto n.608/2012. Proviene dal lascito di Paolo Graziosi: comprende 10338 immagini digitalizzate (diapositive, negativi e positivi fotografici) e alcune decine di filmati (16 mm sia in b/n che a colori) riguardanti lo studio della preistoria e della protostoria, e gli avvenimenti ad esso collegati (ricerche, scavi, convegni) svoltisi durante il XX secolo; i documenti più antichi risalgono alla fine degli anni venti del secolo scorso. Si tratta di uno dei fondi di documentazione visiva scientifica più importanti del settore in Italia e di fondamentale importanza per gli studi sulla Preistoria europea e africana.

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Chiude la mostra “Il mondo che non c’era”

Si è conclusa il 6 marzo la mostra “Il mondo che non c’era” dedicata alle civiltà precolombiane nella collezione della Fondazione Ligabue. Ancora per qualche giorno le operazioni di smontaggio della mostra faranno sì che il percorso di accesso alle collezioni del museo da parte dei visitatori, dopo la biglietteria, obblighi a passare dal Giardino. Se questo da un lato può creare disagio, del quale ci scusiamo, siamo sicuri che apprezzerete però il giardino in fiore, con le sue camelie bianche e rosa e le magnolie al massimo del loro splendore.

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Il Giardino fiorito

La mostra “Il mondo che non c’era” ha fatto registrare nel corso della sua durata, da settembre 2015 al 6 marzo scorso, più di 31 mila visitatori. Un numero molto elevato, sul quale sicuramente ha influito l’interesse per un tema inconsueto per un museo archeologico italiano, ma che sicuramente suscita da sempre una grande curiosità: il cosiddetto Nuovo Mondo e le sue civiltà, così lontane dalla nostra cultura, esercitano su di noi un fascino molto particolare; ecco che la mostra “Il mondo che non c’era” ci ha avvicinato a culture e espressioni artistiche tanto lontane da noi, eppure capaci di suscitare ugualmente la nostra meraviglia e il nostro interesse.

Maschera in onice verde, Messico, cultura Teotihuacan, Collezione Medicea, ora Museo degli Argenti

Maschera in onice verde, Messico, cultura Teotihuacan, Collezione Medicea, ora Museo degli Argenti

Un aspetto della mostra che va sottolineato è stato di aver reso evidente il legame tra il Mondo che non c’era e la città di Firenze: e senza soffermarci sul fatto che fu un fiorentino, Amerigo Vespucci, a fugare ogni dubbio sul fatto che le Indie fossero un nuovo continente e che da lui derivi il nome America, ricordiamo qui che alcuni dei reperti esposti, come la maschera di onice della cultura Teotihuacan, fanno parte della collezione medicea, collezione (oggi divisa tra il Museo degli Argenti e il Museo di Antropologia di Firenze) che si formò a seguito di una spedizione voluta da Ferdinando I de’Medici, convinto della necessità per Firenze di avere anch’essa un emporio in America del Sud (l’abbiamo raccontata qui). La sua idea non ebbe seguito dopo la sua morte, ma grazie ad essa Firenze poté stringere un legame ancora più forte con il Nuovo Mondo.

Maschera d'oro della cultura Lambayeque, Perù, scelta come immagine-simbolo della mostra

Maschera d’oro della cultura Lambayeque, Perù, scelta come immagine-simbolo della mostra

La mostra, che è nata grazie ad un’idea e ad un accordo con la Fondazione Ligabue di Venezia, e che ha esposto per la maggior parte (eccetto gli oggetti “fiorentini” e alcuni provenienti dal Musée du Quay Brainly di Parigi) materiali appartenenti alla collezione della Fondazione Ligabue, che ha condotto e conduce ricerche antropologiche e archeologiche nell’America del Sud, ha dunque avuto il merito di avvicinarci a materiali, culture, civiltà, tanto distanti da noi: il Mondo che non c’era ci è apparso in tutta la sua ricchezza e varietà.

Firenze, Museo Archeologico Nazionale: inaugura la mostra “L’ombra di Tagete”

Mercoledì 14 maggio 2014, alle ore 17.00, si inaugurerà, nel Giardino del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, in Piazza Ss. Annunziata 9b, la mostra “L’ombra di Tagete. Sculture di Francesco Roviello”.

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Le opere dello scultore saranno allestite nello storico ‘Giardino Ameno’ del museo, in simbiosi con le antichità etrusche e romane. A partire dal «cane», del 1981, sino ad una selezione di opere recenti, l’Artista ripercorre le tappe principali della sua ricerca.

Nell’occasione verrà presentato il volume “L’ombra di Tagete. Francesco Roviello. Opere 1979-2009”, a cura di Roberto Cresti, edito nel 2013 dalla EUM (Edizioni dell’Università di Macerata), con il contributo di BEYFIN spa.

Oltre all’artista, saranno presenti all’inaugurazione Andrea Pessina (Soprintendente per i Beni Archeologici della Toscana), G. Carlotta Cianferoni (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze) e Luciano Modica (Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze).

La mostra, che conta trenta sculture prevalentemente in terracotta, è stata organizzata col contributo di Spagnoli Costruzioni, SEA (Società Edile Appalti) e COSEAMITALIA spa e si avvale del patrocinio della Accademia di Belle Arti di Firenze e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata.

In occasione dell’inaugurazione verrà presentato anche un video a cura del Laboratorio Multimediale della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che in questa circostanza si pregia della gentile collaborazione della musicista Giuditta Levi Tomarchio.

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Alcune sculture di F. Roviello nel giardino del MAF

La mostra resterà aperta dal 14 maggio al 29 giugno 2014.

Orari di visita: dal martedì al venerdì, ore 9.00-17.30; lunedì e sabato 9.00-13.00.

In via del tutto straordinaria, grazie al programma di collaborazioni tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, l’ingresso alla mostra sarà sempre gratuito, ma se dal Giardino Ameno si desidera accedere per la visita al resto del Museo, occorrerà munirsi del biglietto previsto.

Firenze, Museo Archeologico Nazionale: ultimi giorni per visitare la mostra su Kaulonia

KaulonìaIl 9 marzo chiude la mostra “Kaulonía. La città dell’Amazzone Clete“. Mancano quindi solo pochi giorni per scoprire la vita dell’antica colonia della Magna Grecia attraverso i reperti portati alla luce dagli scavi dell’Università degli Studi di Firenze. La mostra è ospitata al 2° piano del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Il settore di abitato posto in località San Marco nord-est, nella parte settentrionale della città antica, ebbe una vita molto lunga come testimoniano gli oggetti esposti, databili dalla metà dell’VIII sec. a.C. al V. sec. d.C. Dopo l’arrivo degli Achei, l’etnia greca che fondò la colonia sul finire dell’VIII sec. a.C., tutta la città conobbe un periodo fiorente soprattutto durante l’età arcaica e classica, mentre si registra un momento di crisi tra il I sec. a.C. e il I d.C., seguito da una modesta “rinascita” in epoca imperiale romana.

La "casa di Clete"

La “casa di Clete”

L’esposizione, e il catalogo che l’accompagna, chiariscono diversi aspetti riguardanti le vicende storiche di Kaulonía, a partire dalla rilettura della versione mitica della fondazione tramandataci da Licofrone, poeta di Calcide d’Eubea vissuto nel IV sec. a.C.,secondo il quale la città sarebbe stata fondata dall’Amazzone Clete che aveva fatto naufragio sulle coste calabresi, nel sito della futura colonia, durante il viaggio verso Troia che aveva intrapreso per recarsi a recuperare il corpo della padrona Pentesilea uccisa da Achille.

Vi sono tuttavia molte altre lenti attraverso le quali è possibile osservare questa mostra.

Già al primo sguardo è evidente una particolarità nell’esposizione. L’estrema frammentarietà dei reperti, così inusuale in un museo, è la chiave per capire il mondo abituale dell’archeologo che dal frammento, attraverso il lavoro di studio e confronto, riesce a ricostruire l’aspetto e a dare un nome all’oggetto intero. I materiali provenienti dallo scavo posti accanto agli esemplari interi, patrimonio del MAF, permettono di toccare con mano la difficoltà, ma anche l’importanza di queste operazioni senza le quali non sarebbe possibile analizzare e comprendere nessun ritrovamento.

dai singoli minuti frammenti è possibile risalire alla tipologia di vaso: in alto a s. coppa dei Comasti, a d. coppa tipo Droop; in basso a s. coppa tipo lip-cup, a d. coppa tipo band-cup

dai singoli minuti frammenti è possibile risalire alla tipologia di vaso: in alto a s. coppa dei Comasti, a d. coppa tipo Droop; in basso a s. coppa tipo lip-cup, a d. coppa tipo band-cup

Accanto a questa finestra sul mondo di un archeologo, se ne apre subito un’altra, che permette invece di immaginare la vita quotidiana di un antico cittadino di Kaulonía. I reperti in mostra sono un campione significativo di ciò che poteva trovarsi nella casa di un colono della Magna Grecia. Si tratta di oggetti che venivano usati tutti i giorni, come le pentole, i bacili per lavarsi, i pesi che tenevano in tensione i fili del telaio, oppure che erano riservati a momenti particolari, come i servizi da mensa di migliore qualità o gli accessori per i rituali che si svolgevano nell’abitazione.

antefissa a forma di testa di gorgone (fine VI secolo a.C.) in corso di scavo ed esposta ora in mostra

antefissa a forma di testa di gorgone (fine VI secolo a.C.) in corso di scavo ed esposta ora in mostra

Firenze, Museo Archeologico Nazionale: focus mostre estate 2013

Chi viene al Museo Archeologico Nazionale di Firenze può visitare, oltre al Percorso Espositivo permanente, anche 3 mostre temporanee allestite nei suoi spazi.

La prima mostra che si incontra, nel Salone del Nicchio, appena varcata la biglietteria/bookshop/punto informativo è la mostra “Archeologia in Oriente. Le collezioni vicinorientali del Museo Archeologico di Firenze”, dedicata a materiali provenienti da Mesopotamia, Assiria, Anatolia, Siria e Persia, pervenuti al Museo di Firenze grazie a scavi, donazioni, acquisti, dagli inizi del ‘900 in avanti. Attraverso l’esposizione di materiali differenti per tipologie, per aree geografiche di provenienza e per cronologia, si vuole dare uno sguardo d’insieme, senz’altro suggestivo, anche se non esaustivo, alla ricchezza di culture che raramente trovano spazio nelle esposizioni dei musei archeologici italiani. Un modo “di vedere il Vicino Oriente dal buco della serratura”, citando le parole del curatore della mostra, Dott. Stefano Anastasio, ovvero di farsi un’idea dell’archeologia vicinorientale che non può far altro che spingere a volerne approfondire la conoscenza, per soddisfare la curiosità che ne deriva.

Tra i materiali, importante il sarcofago di epoca partica (II-III sec. d.C.) in terracotta invetriata proveniente dalla necropoli di Kilizu, in Mesopotamia, e le statuette in terracotta da Hacilar, Anatolia, produzione di epoca preistorica, che si pone tra il Neolitico Finale e l’Età del Bronzo Antico, quindi tra il Vi e il III millennio a.C.

Statuetta in terracotta da Hacilar

Statuetta in terracotta da Hacilar

La mostra Signori di Maremma. Elites etrusche tra Populonia e Vulci” è allestita al piano terra del Museo Archeologico. Un percorso tematico che affronta il periodo Orientalizzante etrusco attraverso le sue attestazioni più spettacolari e affascinanti: i corredi funerari provenienti da alcune tombe principesche dei centri etruschi più importanti della Maremma: tra i principali la tomba dei Flabelli di Populonia, unico centro etrusco sul mare; le tombe del Duce e del Littore da Vetulonia; il Circolo della Fibula da Marsiliana d’Albegna; la tomba di guerriero da Casale Marittimo, della quale è esposta l’intera fossa terragna con i materiali ancora in posto.

Oltre al valore scientifico che la presentazione dei corredi riveste, nel tentativo di delineare i caratteri principali della classe aristocratica nell’Etruria del VII-VI secolo a.C., la mostra è stata l’importantissima occasione per esporre nuovamente al pubblico un buon numero di reperti e materiali che, esposti al piano terra del Museo (all’epoca Museo Topografico d’Etruria) fino al 1966, furono spazzati via dall’Alluvione del 4 novembre e da allora subirono un’importante opera di recupero e restauro il cui risultato si può finalmente apprezzare oggi.

Flabello in bronzo dalla Tomba dei Flabelli di Populonia

Flabello in bronzo dalla Tomba dei Flabelli di Populonia

Fino al 3 dicembre 2013 il secondo piano del Museo ospita la mostra Arte della Magna Grecia. La Collezione Colombo nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze”. In essa è esposta una significativa selezione dei materiali appartenenti alla Collezione Colombo, recentemente acquisita dallo Stato, che fornisce una panoramica ampia ed esaustiva sulla cultura materiale sia delle città greche dell’Italia meridionale, quali Metaponto e Taranto, che delle popolazioni della Daunia e della Peucezia (Puglia).

Tra i materiali esposti si segnala un nucleo di statuette in terracotta tra cui un’Afrodite tra le valve di una conchiglia, realizzata a Taranto tra il IV e gli inizi del III secolo a.C., ma sono soprattutto i vasi in ceramica, con le loro decorazioni figurate, ad attirare l’attenzione, tra scene mitologiche quali Atena che suona l’aulos (doppio flauto) e scene legate all’universo femminile e alla sfera del matrimonio, come quella rappresentata su una grande phiale (bacino utilizzato durante le cerimonie nuziali) di produzione apula, del 330-320 a.C.

Grande phiale (bacino utilizzato durante le cerimonie nuziali) di produzione apula - 330-320 a.C.

Grande phiale (bacino utilizzato durante le cerimonie nuziali) di produzione apula – 330-320 a.C.

L’orario di visita delle mostre è lo stesso del Museo Archeologico: dal martedì al venerdì 8.30-19.00, dal sabato al lunedì 8.30-14.00; l’ingresso è compreso nel biglietto del Museo.

Firenze, Museo Archeologico Nazionale: inaugura la mostra “Archeologia in Oriente”

Sabato 18 maggio 2013, alle ore 21, in concomitanza con la Notte dei Musei, inaugura al Museo Archeologico Nazionale di Firenze la mostra “Archeologia in Oriente. Le collezioni vicinorientali del Museo Archeologico di Firenze”.

La locandina della mostra "Archeologia in Oriente"

La locandina della mostra “Archeologia in Oriente”

La mostra è l’occasione per presentare al pubblico un’ampia scelta di oggetti che, per la loro provenienza dal Vicino Oriente, non trovano posto nell’esposizione permanente del museo, rivolta prevalentemente alle civiltà etrusca ed egizia e all’arte greca. I materiali esposti provengono dalle principali regioni che compongono il Vicino Oriente, ovvero l’Assiria, la Mesopotamia, la Siria, l’Anatolia e la Persia, e sono giunti al Museo di Firenze in seguito a scavi, raccolte di superficie, acquisti e donazioni a partire dagli inizi del ‘900.

La prima Missione Archeologica Italiana in Mesopotamia, nel 1933, scavò l’antica Kilizu, importante centro dell’impero assiro, nascosta tra le rovine dell’odierna Qasr Shamamuk, in Iraq. Lo scavo permise il recupero dei corredi di una ricca necropoli assira risalente ai secoli XIII-VII a.C. e di II-III secolo d.C., quando la regione, invece, era occupata dai Parti: in mostra, accanto a ceramiche, bronzi, vetri, sigilli e iscrizioni assire in caratteri cuneiformi, è esposto un sarcofago partico completamente invetriato, che costituisce probabilmente l’oggetto più significativo dell’intera raccolta.

Sarcofago partico in terracotta invetriata, dalla necropoli di Kilizu

Sarcofago partico in terracotta invetriata, dalla necropoli di Kilizu

Il nucleo principale delle antichità dalla Mesopotamia è costituito da oggetti in parte raccolti sul terreno e in parte acquistati sul mercato antiquario di Baghdad nel 1930 da quegli stessi archeologi che nel 1933 avrebbero scavato Kilizu. Si tratta di oggetti databili tra l’Età del Bronzo Antico e l’Età del Ferro: sigilli, testi in cuneiforme, figurine e placchette a stampo in terracotta del II millennio a.C., sulle quali ricorre frequentemente la raffigurazione della dea della fertilità.

L’Anatolia è documentata da ceramiche decorate appartenenti alle due produzioni preistoriche di Hacilar e di Yortan, che coprono il periodo compreso tra Neolitico Finale ed Età del Bronzo Antico, dunque tra il VI e il III millennio a.C.

Statuetta in terracotta da Hacilar

Statuetta in terracotta da Hacilar

Al Museo di Firenze è pervenuta poi la Collezione Carlo Popolani, medico italiano vissuto a Damasco nella prima metà del ‘900: la sua raccolta, costituita da circa 300 oggetti provenienti dalla Siria, comprende vasellame ceramico, lucerne, ma soprattutto vetri romani databili tra I e V secolo d.C. e mattonelle invetriate di XV-XVII secolo d.C.

Anche la Persia è presente nella collezione fiorentina, con alcuni vasi provenienti dall’antica città di Susa e databili alla fine del V millennio a.C.

All’interno della mostra trovano posto anche alcuni bronzi confiscati nelle Marche e affidati in deposito alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana per consentirne il restauro: tra questi spiccano alcuni oggetti attribuibili alla classe dei cosiddetti Bronzi del Luristan, bronzi lavorati databili tra la fine del II e la prima metà del I millennio a.C. provenienti dall’omonima regione dell’Iran.

Tavoletta cuneiforme, con relativa busta, dalla Mesoptamia

Tavoletta cuneiforme, con relativa busta, dalla Mesoptamia

La mostra, curata da Stefano Anastasio e Maria Cristina Guidotti, permette di avere una ricca panoramica sulla produzione artistica e artigianale di culture tanto importanti quanto ancora poco conosciute e non facilmente accessibili attualmente, data la difficile situazione politica di molti dei paesi dell’area vicino-orientale dalla quale i materiali esposti provengono. La mostra è accompagnata da un opuscolo illustrato, utile supporto alla visita, con testi di S. Anastasio e M.C. Guidotti.

Dopo la sera dell’inaugurazione, la mostra sarà aperta al pubblico dal 19 maggio al 1 settembre 2013 secondo gli orari del Museo Archeologico Nazionale di Firenze: dal martedì al venerdì dalle 8.30 alle 19 e dal sabato al lunedì dalle 8.30 alle 14.