12/10/1492: l’Europa scopre il Mondo che non c’era

La data che oggi ricorre, il 12 ottobre, è di quelle che si imparano fin da bambini, una data che segna l’inizio di una nuova epoca storica, l’incontro e la vicendevole scoperta di due civiltà: la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo.

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I viaggi di Colombo (foto http://www.storiologia.it/universale/americ/cap109c.htm)

In realtà l’abile navigatore genovese stava cercando di arrivare nell’Estremo Oriente passando da Ovest, giocando sul fatto che la terra era rotonda. Intuizione geniale, se non fosse che incappò in un continente totalmente sconosciuto che si frapponeva tra l’Oceano atlantico e l’Oriente. Lui non se ne rese mai conto, pensò davvero di essere arrivato nel Levante, ma le conseguenze dei suoi viaggi furono incredibili e diedero il via alla grande stagione delle esplorazioni geografiche. Tra i vari esploratori che gli succedettero, Amerigo Vespucci, fiorentino, per primo si rese conto di essere giunto su un nuovo continente, che da lui prese il nome di America. Un mondo nuovo era definitivamente stato scoperto, un mondo di cui si ignorava l’esistenza. Il Mondo che non c’era aspettava soltanto di essere esplorato. E in tanti partirono dall’Europa, per conoscerlo.

Ma perché parlare della scoperta dell’America? Cosa c’entra con le collezioni archeologiche di Firenze?

Maschera in oro, cultura Lambayeque, Perù; è stata scelta come simbolo della mostra "Il mondo che non c'era"
Maschera in oro, cultura Lambayeque, Perù; è stata scelta come simbolo della mostra “Il mondo che non c’era”

Un indizio è la gigantesca riproduzione di una maschera funebre peruviana in lamina d’oro che troneggia all’ingresso del museo, porta virtuale per la mostra “Il mondo che non c’era”, dedicata proprio all’arte dell’America centro-meridionale di epoca precolombiana e ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze fino al 16 marzo 2016. Il collegamento, però, può spingersi oltre: i Medici, infatti, proprio coloro che hanno iniziato a collezionare antichità dando origine al nucleo delle raccolte archeologiche cittadine, furono tra i primi anche a raccogliere stranezze e oggetti preziosi che venivano portati dal Nuovo Mondo. Gli “exotica” giunti per stupire le corti europee erano piante, animali, oggetti (primi tra tutti quelli in oro) e purtroppo persino uomini; nei gabinetti delle curiosità si raccoglievano mantelli di piume, monili, armi indigene: qualcosa arrivò anche nello Studiolo dei Medici, ed oggi è confluito nel Museo di Antropologia e nel Museo degli Argenti.

Montezuma
Ritratto di Montezuma appartenuto alle collezioni medicee

Tra gli oggetti giunti a Firenze è anche una piccolissima maschera in giadeite che è conservata tra le gemme del Museo Archeologico di Firenze, un fine prodotto di arte azteca. Gli Aztechi vissero nel Messico centrale tra il 1200 e il 1521 d.C.; l’ultimo loro grande sovrano, che subì la definitiva sconfitta da parte degli Spagnoli, fu Montezuma II. La testina dell’Archeologico una volta  arrivata a Firenze fu montata su un ovale in rame e le furono aggiunti due rubini al posto degli occhi. Il suo aspetto attuale, così vivace, è dunque il frutto di un’integrazione, e non il suo aspetto originale.

testina atzeca, collezione Medici, Firenze Museo Archeologico Nazionale
Testina atzeca, collezione Medici, Firenze Museo Archeologico Nazionale

Gli oggetti centroamericani e sudamericani appartenenti alla collezione Medici non sono giunti per caso, ma a seguito di una spedizione che il Granducato di Toscana volle e finanziò nel 1608: la cosiddetta Spedizione Thornton. Il capitano inglese Robert Thornton fu incaricato di organizzare una spedizione nel Brasile Settentrionale, che avesse come scopo quello di sviluppare il commercio di legname pregiato tra l’Amazzonia e l’Italia, creando una base coloniale toscana tra i possedimenti spagnoli e portoghesi lungo la costa atlantica brasiliana. Il viaggio di Thornton durò un anno, dopodiché nel 1609 il galeone fece rientro a Livorno, portando con sé un carico di oggetti esotici e preziosi, di animali e di indigeni. Ferdinando I, però, era morto da pochi mesi, e il suo sogno di creare un avamposto commerciale in Brasile era scomparso con lui: Cosimo II, suo successore, preferì non impiegare risorse ed energie per un’impresa così lontana e nebulosa. Finisce dunque così, con un’esplorazione lungo il fiume Orinoco e il Rio delle Amazzoni e con qualche cassa di oggetti bizzarri con i quali arricchire le collezioni di mirabilia medicee, l’incontro di Firenze con il Nuovo Mondo.

Incontro che oggi al MAF si rinnova, con la mostra “Il Mondo che non c’era”.

Maschera in onice verde, Messico, cultura Teotihuacan, Collezione Medicea, ora Museo degli Argenti
Maschera in onice verde, Messico, cultura Teotihuacan, Collezione Medicea, ora Museo degli Argenti
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Firenze, Museo Archeologico Nazionale: in mostra “Il mondo che non c’era”

Dal 19 settembre 2015 al 6 marzo 2016 il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ospita la mostra “Il mondo che non c’era“, dedicata alle civiltà precolombiane, totalmente sconosciute al mondo occidentale prima del viaggio di Cristoforo Colombo. Un corpus di capolavori mai visti prima d’ora, eredità della Collezione Ligabue, preziose testimonianze delle antiche raccolte dei Medici e prestiti internazionali accompagneranno il visitatore in un viaggio di scoperta delle civiltà precolombiane.

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Perchè una mostra di arte precolombiana a Firenze, e proprio al Museo Archeologico? Sebbene, a differenza di altre importanti città europee, la nostra città non sia mai stata capitale di vasti imperi coloniali, l’interesse collezionistico dei Medici, cui ancora oggi si devono i nuclei fondamentali di tutte le principali collezioni museali, ha fatto sì che già a partire dal Cinquecento si raccogliessero qui tanti reperti di interesse etnografico provenienti anche dalle Americhe. A differenza di quanto poteva accadere in altre città, centro naturale di arrivo e smistamento di questi materiali, a Firenze i Medici mandavano appositamente a cercare questi tesori. E proprio tra la collezione glittica del Museo Archeologico è approdata una mascherina di giada riconosciuta come atzeca, mentre al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti appartiene una maschera di onice verde della cultura Teotihuacan: entrambe sono oggi ammirabili nella mostra in mezzo a tantissimi altri oggetti, in totale più di 120.

Maschera in onice verde, cultura Teotihuacàn, Messico, Museo deegli Argenti
Maschera in onice verde, cultura Teotihuacàn, Messico, Museo deegli Argenti

In mostra una serie di opere d’arte espressione delle grandi civiltà della cosiddetta Mesoamerica (gran parte del Messico, Guatemala, Belize, una parte dell’Honduras e del Salvador) e delle Ande (Panama, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia, fino a Cile e Argentina): dagli Olmechi ai Maya, agli Aztechi; dalla cultura Chavin, a quelle Tiahuanaco e Moche, fino agli Inca.

sculture in terracotta dipinta provenienti dall'Ecuador, cultura Jama-coaque
sculture in terracotta dipinta provenienti dall’Ecuador, cultura Jama-coaque

Promossa dal Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana-Museo Archeologico Nazionale di Firenze, prodotta con atto di mecenatismo da Ligabue Spa, la mostra presenta pezzi eccezionali e unici appartenuti proprio alle collezioni medicee, così come opere preziose del Musée du Quai Branly di Parigi e di prestigiose collezioni internazionali. Ma il nucleo centrale sarà costituito da una vasta selezione di opere delle antiche culture americane – mai esposte fino ad oggi – appartenenti alla Collezione Ligabue.

A pochi mesi dalla sua scomparsa – avvenuta lo scorso gennaio a 83 anni – questa mostra vuole essere anche un omaggio alla figura di Giancarlo Ligabue da parte del figlio Inti, che continua l’impegno nella ricerca culturale e scientifica e nella divulgazione, attraverso il Centro Studi fondato oltre 40 anni fa dal padre Giancarlo: paleontologo veneziano, studioso di archeologia e antropologia, esploratore, imprenditore illuminato, appassionato collezionista. Oltre ad aver organizzato più di 130 spedizioni in tutti i continenti, partecipando personalmente agli scavi e alle esplorazioni – con ritrovamenti memorabili conservati ora nelle collezioni museali dei diversi paesi – Giancarlo Ligabue ha dato vita negli anni a un’importante collezione d’oggetti d’arte, provenienti da moltissime culture.

Vaso a forma di felino, cultura Lambayeque, Perù
Vaso a forma di felino, cultura Lambayeque, Perù

Una parte di questa collezione sarà il cuore della mostra, curata da Jacques Blazy (tra i membri del comitato scientifico, André Delpuech capo conservatore al Quai Branly e l’archeologo peruviano Federico Kauffmann Doig) specialista delle arti preispaniche della Mesoamerica e dell’America del Sud. Un’esposizione straordinaria che consentirà di scoprire le società, i miti, le divinità, i giochi, le scritture, le capacità tecniche e artistiche di quei popoli.

Sarà eccezionale, tra le altre, la presenza di diverse maschere in pietra di Teotihuacan, la più grande città della Mesoamerica, anzi il primo vero centro urbano del Messico centrale, e di un nucleo preziosissimo di vasi Maya d’epoca classica, preziosissime fonti d’informazione – con le loro decorazioni e iscrizioni – sulla civiltà e sulla scrittura Maya, e ancora le figurine antropomorfe in ceramica cava prodotte dalla cultura Olmeca, che nel tempo hanno ispirato pittori del calibro di Diego Rivera e Frida Kahlo.

Grande urna con coperchio in ceramica policroma, cultura Maya, Messico
Grande urna con coperchio in ceramica policroma, cultura Maya, Messico

La mostra “Il mondo che non c’era” regala al pubblico un’esperienza diversa, solitamente destinata ai musei etnografici. E non c’è dubbio che gli oggetti coinvolti non abbiano avuto un valore etnografico ai tempi della scoperta dell’America e dei Conquistadores spagnoli, che li portarono in Europa, dove furono accolti con lo stupore e la meraviglia che solleva tutto ciò che è nuovo ed esotico. Tuttavia si tratta di testimonianze di culture scomparse: quella Nazca e Moche, in Perù, oppure quella Olmeca in Messico, già prima di Cristo, mentre quelle Maya, Atzeca e Inca proprio con l’arrivo, violento e sanguinoso, degli Spagnoli, che non si fecero scrupoli – e forse neanche se ne resero conto – nel cancellare dalle loro terre intere culture. Solo le ricerche archeologiche che oggi si conducono in Mesoamerica e Sudamerica – tra le quali si inseriscono anche le spedizioni del Centro Studi Ligabue – ci consentono di scoprire qualcosa in più su queste antiche civiltà, altrimenti note solo attraverso gli oggetti importati e le testimonianze scritte dei viaggiatori dell’epoca.