Chimera Relocated: per un mese sarà a Palazzo Vecchio

In occasione del G7 per la Cultura, evento politico-culturale di portata mondiale che sarà ospitato a Firenze i giorni 30 e 31 marzo 2017, sono state predisposte alcune iniziative culturali di forte impatto. Una riguarda proprio la nostra Chimera di Arezzo, che si trasferirà per un mese, dal 28 marzo al 28 aprile 2017, nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio. L’iniziativa si intitola “Chimera relocated. Vincere il mostro“.

La Chimera di Arezzo

Più che di un trasferimento, per la Chimera si tratta di un momentaneo “ritorno a casa”: sì, perché fu proprio nella Sala Leone X che essa fu collocata all’indomani della sua scoperta ad Arezzo a metà del Cinquecento. In un vecchio post abbiamo raccontato le vicende del suo ritrovamento, che avvenne il 15 novembre del 1553. Della sua scoperta era stata data immediata comunicazione a Cosimo I de’Medici, signore di Firenze, il quale la fece collocare, su suggerimento di Giorgio Vasari, proprio nella sala di Leone X, a simboleggiare  le forze negative e i nemici che Cosimo I aveva dovuto fronteggiare e sconfiggere, lui, novello principe etrusco. Vasari scrisse proprio “ha voluto il fato che la si sia trovata nel tempo del Duca Cosimo il quale è oggi domatore di tutte le chimere“.

Il ritrovamento fu senza dubbio una fortunata circostanza in un momento culturale in cui Cosimo I sosteneva un certo revival etrusco orientato a sostenere una primazia dell’arte etrusca su quella classica e romana, dovuta alla sua anteriorità, e a giustificare quindi culturalmente le sue ambizioni politiche.

La Chimera stette nella sala di Leone X fino al 1712, quando fu trasferita agli Uffizi. Qui la ritrae il pittore Johan Zoffany nel 1772, all’interno di una Tribuna degli Uffizi stracolma di opere d’arte e di oggetti antichi. Al 1784 risale invece il suo restauro con l’aggiunta della coda. Sì, perché al momento del suo rinvenimento, la Chimera era stata rinvenuta priva della coda che presumibilmente doveva aver avuto la forma di un serpente. A completare l’opera ci pensò lo scultore-restauratore Francesco Carradori, il quale realizzò un’inedita coda a testa di serpente che morde il corno della testa di capra morente sul dorso della Chimera. Ed è con queste fattezze che la Chimera si presenta oggi.

La Chimera nel centro della Sala Leone X di Palazzo Vecchio. Alle sue spalle il busto di Cosimo I de’Medici

Insieme alla Chimera, nella sala di Leone X il prossimo mese saranno esposti un busto di Cosimo I e una lettera indirizzata a Baccio Bandinelli nella quale è tratteggiata la figura della Chimera: è uno dei primissimi documenti nei quali si parla di essa.

Chimera Relocated fa parte delle manifestazioni di G7OFF, collaterali al G7 della Cultura. Nel corso di quest’esposizione temporanea, i visitatori del Museo Archeologico Nazionale in possesso del biglietto potranno accedere alle sale di Palazzo Vecchio con biglietto ridotto. Un ciclo di visite e attività per giovani, adulti e famiglie coi bambini accompagna la mostra per tutta la sua durata (qui il programma completo).

L’iniziativa è svolta in collaborazione tra il Comune di Firenze, MUS.E Firenze e il Polo Museale Regionale della Toscana, di cui il Museo Archeologico Nazionale di Firenze fa parte.

Dell’attualità della Chimera

La storia della Chimera è oramai nota ai più, e la bellissima scultura etrusca ospitata nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze non è soltanto il n. 1 di inventario, il pezzo più apprezzato dai visitatori, il logo dell’istituzione, ma anche il principale interlocutore dei bimbi nelle attività didattiche organizzate nel museo. Anzi, proprio una delle attività didattiche, “Reinterpretare l’antico” chiedeva ai ragazzi di reinterpretare artisticamente alcuni capolavori del MAF, tra cui la Chimera, mentre durante la Giornata delle Famiglie al Museo 2013 ai nostri piccoli visitatori è stato chiesto proprio di ridisegnare la Chimera: e i loro disegni sono stati bellissimi.

logoviolaMa c’è di più, anzi, ce ne sono di più: cercando bene a Firenze si nascondono infatti almeno altre due Chimere, opere di artisti contemporanei che hanno voluto riallacciarsi alla tradizione della grande scultura antica.

chimerafi
La Chimera di Arezzo esposta al MAF

Una originalissima Chimera è ad oggi allestita nella splendida cornice del Giardino della Gherardesca, all’interno dell’Hotel Four Seasons, proprio a due passi dal Museo Archeologico. All’interno della mostra “Dialogue”, ideata da Ugo Riva, l’opera moderna, opera dell’artista Dario Tironi, dialoga con una replica bronzea (fornita dalla Galleria Frilli di Firenze) dell’originale antico. Questa “cyber Chimera”, realizzata nel 2014, si compone di una struttura in ferro su cui si assemblano vari oggetti di uso quotidiano, dal phon all’aspirapolvere, dal lettore cd ai pezzi degli scacchi.

chimera4seasons1
La Chimera di Dario Tironi (foto di G. Canali, photo credits Four Season Hotel)

(Il catalogo della mostra è disponibile online).

L’altra Chimera fiorentina è invece opera dell’artista Arturo Martini, e la potete trovare non lontano dal Museo Archeologico, nel Museo del Novecento di recentissima apertura. La Chimera di Martini, in bronzo, realizzata negli anni 1933-35 e donata al Comune di Firenze il 6 novembre 1969, ha molti evidenti legami con la Chimera d’Arezzo, nonostante manchi la testa di capra sul dorso e sia differente la posizione sia della coda a serpente, sempre rivolta verso la testa del mostro mitologico, che la testa leonina, che qui si volge indietro. La posa, che nell’espressione della testa rievoca l’aggressività così ben evidente nella bocca spalancata della Chimera etrusca, richiama un’altra importante statua bronzea dell’antichità: la Lupa Capitolina. Martini fu in effetti artista molto attento ad assimilare e fare suoi modelli e stili di varie epoche. E in questo caso realizza un vero e proprio omaggio al bronzo etrusco.

chimera_martini
La Chimera di A. Martini (photo credits http://www.lonelytraveller.eu/article/firenze-e-il-museo-del-novecento)

Una terza Chimera rivisitata, che non si trova a Firenze, ma che vale la pena di ricordare, è invece opera dell’artista Patrick Alò, che ricrea simboli del mito classico con materiale ferroso di scarto di varia natura. In questo modo l’artista restituisce dignità e vitalità a materiali tecnologici scartati, creando una figura elegante e assolutamente somigliante all’originale etrusco cui evidentemente si riferisce. Questa Chimera è aerodinamica, quasi spaziale nella sua forma slanciata e nervosa. L’opera, creata nel 2009, è stata esposta nello stesso anno presso la galleria “Le Opere” di Roma.

chimera_Alò
La Chimera di P. Alò (photo credits http://www.arsetfuror.com/r14Notizie21M.htm)

La Chimera dunque, oltre a impressionare ogni giorno i visitatori dalla sua sala nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, continua a popolare l’immaginario degli artisti contemporanei, che la prendono a modello per reinventarne versioni sempre nuove. E se qualcuno fosse ancora convinto che l’archeologia è quanto di più lontano dall’attualità si possa trovare… beh, vi ricordiamo che la nostra Chimera sa anche usare Twitter, e la trovate come @ChimeraMAF!

15/11/1553: (ri)comincia la storia della Chimera di Arezzo

Era il 15 novembre del 1553 quando, per caso, durante i lavori per la realizzazione di un nuovo bastione nelle mura di Arezzo, “… fu scoperto un insigne monumento etrusco. Si trattava di un leone di bronzo, di grandezza naturale, eseguito in modo elegante e ad arte, feroce nell’aspetto, minaccioso per la ferita che aveva nella zampa sinistra, che aveva le fauci aperte e i peli della giubba eretti e portava sul dorso… la testa di un capro sgozzato… Il nostro Principe [il granduca Cosimo I] comandò che quest’opera così eccellente fosse portata a Firenze…” (così la deliberazione del Comune di Arezzo relativa alla scoperta).

IMG_20131028_163848La scultura, databile al IV sec. a.C., rappresenta la Chimera, il mostro a tre teste (di leone, capra e serpente) generato da Echidna (per metà donna e per metà serpente) e Tifone (mostro capace di incutere timore persino a Zeus), genitori anche della Sfinge, di Cerbero e dell’Idra di Lerna. Secondo la mitologia Chimera dimorava in Licia, dove distruggeva ogni cosa con le fiamme che uscivano dalle sue tre bocche; lì fu stanata e uccisa dall’eroe Bellerofonte, aiutato dal cavallo alato Pegaso. Il mito, così concepito in Grecia, fu conosciuto e rielaborato anche in Etruria, da dove provengono, oltre alla monumentale scultura, diverse rappresentazioni del mostro, tra cui anche un bronzo di piccole dimensioni esposto oggi nelle sale del Museo.

La Chimera di Arezzo, grande bronzo di IV sec. a.C., ed un bronzetto di ??? che raffigura lo stesso soggetto
La Chimera di Arezzo ed il bronzetto che raffigura lo stesso soggetto

Al momento della scoperta il bronzo non si presentava integro, ma, come le fonti e le incisioni dell’epoca attestano, era privo della coda-serpente, di cui fu rinvenuto soltanto un frammento mai restaurato; soltanto nella seconda metà del Settecento fu eseguita l’integrazione, per opera dello scultore Francesco Carradori o del suo maestro Innocenzo Spinazzi (erronea la tradizione che la vorrebbe il restauro eseguito da Benvenuto Cellini, come indicato dal Milani stesso nella guida del museo). La coda fu però reinterpretata, secondo criteri completamente diversi da quelli che guidano oggi le operazioni di restauro, con la testa del serpente che morde il corno della capra mentre nell’originale, probabilmente, il serpente era rivolto in avanti in attacco.

Incisione
Incisione di T. Verkruys  per il “De Etruria Regali” di Th. Dempster, pubblicato nel 1723-1724

Il bronzo, rinvenuto all’interno di una stipe votiva assieme ad altri materiali, costituiva in origine un’offerta al dio Tinia (la divinità etrusca corrispondente a Zeus e Giove) come si ricava dall’iscrizione sulla zampa anteriore destra; presumibilmente faceva parte di un gruppo scultoreo in cui era rappresentato anche Bellerofonte, posto di fronte all’animale.

Il fortuito rinvenimento offrì da subito una straordinaria opportunità di propaganda a Cosimo I, che si fregiava del nome di Granduca d’Etruria: il mostro vinto era la perfetta allegoria di tutte le forze ostili che i Medici avevano dovuto e saputo domare per costruire il proprio regno, e per questo la statua fu insignita subito della sede più prestigiosa: Palazzo Vecchio, centro del potere della Signoria e residenza dei Medici. Da lì fu spostata solamente nel 1718, quando per ordine di Cosimo III trovò una nuova collocazione nella Galleria degli Uffizi. Oltre un secolo dopo, nel 1870, al momento della costituzione del Regio Museo Archeologico di Firenze, il direttore Luigi Adriano Milani volle trasferire la statua al primo piano del Palazzo della Crocetta, nella galleria dei bronzi; attualmente la scultura è collocata ancora al primo piano del Museo e condivide il posto d’onore con l’Arringatore e la testa in bronzo da Fiesole, nella sala XV.

In rosso la collocazione della Chimera nel 1912, nella Sala delle Statue e degli Idoli Etruschi, in verde l'attuale
In rosso l’originaria collocazione della Chimera nella “Sala delle Statue e degli Idoli Etruschi”, in verde l’attuale (dalla guida del museo del Milani, del 1912)

Ancora oggi la Chimera, oltre che essere una delle attrattive principali del museo, ne costituisce il logo ed è forse il pezzo che più affascina e diverte i nostri piccoli visitatori. La celebre scultura, inoltre, vanta un’indiscutibile primato: è il n. 1 dell’inventario delle collezioni del Museo!

Dettaglio del n. di inventariosulla zampa posteriore della Chimera
Dettaglio del n. di inventario sulla zampa posteriore della Chimera

Giorni, orari di apertura e modalità di visita

Lunedì, martedì e mercoledì ore 8.30 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15).
Giovedì e venerdì ore 13.30 – 19.00 (ultimo ingresso 18.15).
Sabato e la prima domenica del mese ore 8.30 – 14.00 (ultimo ingresso ore 13.15). 
Chiuso: 2a, 3a, 4a e 5a domenica del mese; 1 gennaio, 25 dicembre.


Ingresso max 80 persone ogni ora.

Saranno visitabili le sale del piano terra (parte della sezione etrusca) e del primo piano espositivo (Chimera, Arringatore, scultura funeraria etrusca e la sezione “Museo Egizio”). Il Museo avrà un itinerario di visita obbligato con ingresso in piazza Santissima Annunziata n. 9b e uscita su via della Colonna.

Resteranno ancora chiusi al pubblico il secondo piano (ceramica greca, vaso François, Idolino di Pesaro, Minerva di Arezzo, Sarcofago delle Amazzoni), il Monetiere e il Corridoio delle gemme. Ci scusiamo per il disagio.

I gruppi e le visite guidate saranno consentiti fino a un massimo di 8 persone in totale.

Prorogata fino al 30 ottobre 2021 la mostra “Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona.”

BIGLIETTI (inclusa la Sala Mostre ) Intero € 8,00  ridotto € 2,00


Riduzioni e gratuità secondo le norme di legge previste per i musei statali.


Esibendo il biglietto delle Gallerie degli Uffizi, entro cinque giorni dall’acquisto, l’ingresso al MAF è gratuito.

Indicazioni generali  per l’ingresso e la visita ai musei 

È necessario seguire le indicazioni fornite dal personale di accoglienza e di attenersi alle disposizioni di sicurezza:
• Rilevazione della temperatura a cura del personale e ingresso vietato in caso di febbre superiore a 37.5°
• Ingresso con obbligo di mascherina
• Lavare/igienizzare spesso le mani
• Rispetto della distanza interpersonale di almeno 1,5 mt.
• Non sostare negli spazi di passaggio

Dal MAF a Bologna, i reperti in viaggio nelle terre dei Rasna!

Da circa un mese, e fino al 29 novembre, è nuovamente possibille visitare la mostra allestita presso il Museo Civico Archeologico di Bologna “Viaggio nelle terre dei Rasna“, nella quale sono esposti, assieme a numerosi capolavori etruschi, oltre cento reperti provenienti dal MAF. La cultura dei Rasna, nome con cui gli Etruschi identificavano se stessi, è presentata attraverso un viaggio in tutti i territori che la hanno conosciuta, dal centro Italia fino alle estreme propaggini campane e padane.

Tra i pezzi prestati dal MAF abbiamo scelto di approfondirne alcuni, per invogliarvi ad approfondire direttamente alla mostra.

I primi sono due hydriai, ovvero vasi per contenere acqua, che non sono di produzione etrusca ma che provengono da una ricchissima tomba di Populonia. I due vasi, a figure rosse con sovradipinture in oro e datati al 420-410 a.C., sono stati realizzati ad Atene e sono identificati come opere del pittore di Meidias: su di essi sono dipinte figure legate alla sfera di Afrodite e dei suoi due grandi amori, Faone e Adone. Assieme agli altri elementi del corredo, i due vasi fanno identificare il proprietario della tomba con una donna etrusca di alto rango, forse una sacerdotessa; le hydriai potevano aver costituito un dono di nozze legato al bagno purifucatore della sposa prima della cerimonia, oppure essere i contenitori lustrali usati in alcuni rituali di offerta alle divinità. Certamente realizzate in coppia dallo stesso ceramista, e dipinte dallo stesso pittore, furono esportate verosimilmente insieme. Una curiosità: come speso accade per i vasi greci, anche in questo caso conosciamo il nome del ceramista, Meidias, ma non del pittore (identificato come pittore “di Meidias”): questo perché per i greci all’interno della bottega era più importante chi plasmava il vaso rispetto a chi lo dipingeva.

In seconda battuta esaminiamo un reperto che nell’esposizione permanente del MAF occupa un posto d’onore, e condivide la sala con la Chimera e l’Arringatore. Si tratta della testa bronzea di giovinetto, di provenienza incerta (forse Fiesole?). La testa, di dimensioni al vero, apparteneva a una statua funeraria o forse votiva; i grandi occhi sono privi di iride, che doveva essere inserita, come spesso nella scultura beonzea, realizzata in altro materiale; le sopracciglia sono rese con il consueto motivo a treccia, i capelli corti e a spesse ciocche formano una frangia sulla fronte. Per quanto non si possa affermare di trovarsi di fronte ad un vero e proprio ritratto fisiognomico, i tratti delicati e in parte idealizzati rendono con grande efficacia  l’espressione dolce e distaccata di questo adolescente. La datazione è al 375-350 a.C.

Ultimo, ma non per importanza, un reperto che normalmente non si trova nel percorso espositivo nel MAF: l’urna cineraria proveniente da Città della Pieve, loc. Bottarone. Sul coperchio dell’urna, caratterizzata ancora dalle vivaci tracce della policromia originaria, si trova rappresentata la coppia coniugale: il defunto, nella consueta posizione del banchetto, semisdraiato sulla kline, e la moglie, accomodata accanto a lui ma seduta, che in questo periodo (siamo agli inizi del IV sec. a.C.) sostituisce le figure alate di demoni o lase che nella scultura funeraria chiusina di epoca classica accompagnavano i defunti nel loro ultimo, eterno banchetto. Sul collo della donna sono visibili due fori, che servivano a bloccare la collana che in origine la scultura indossava, e che abbiamo la fortuna di conservare al museo.

Se queste brevi istantanee vi hanno incuriosito… non vi resta che continuare il viaggio alla mostra: i Rasna vi aspettano!

E i Kidpass days? Diventano digitali!

Per i giorni 9 e 10 maggio era previsto che il MAF aderisse ai Kidpass Days con iniziative dedicate ai bambini e alle famiglie. Anche se purtroppo non sarà possibile organizzarli come evento all’interno del museo, l’appuntamento resta con una serie di iniziative digitali promosse da tutti i musei aderenti.

Sabato 9 maggio, alle 9 in punto, vi aspettiamo tutti per la messa online di due video con il racconto illustrato di due delle più affascinanti storie della mitologia greca, ispirate naturalmente ai capolavori contenuti nel museo.

Tutti conoscono la Chimera di Arezzo, presente persino sul logo del MAF: ma sapete qual è la sua storia? E chi sono Pegaso e Bellerofonte? E perché gli uomini non devono mai sentirsi superiori agli dei? Basterà un click per essere catapultati nell’antica Grecia…

 

Chimere più e meno famose del MAF: la grande scultura da Arezzo, un bronzetto dalla stipe votiva rinvenuta proprio vicino alla grande chimera, un intaglio con Bellerofonte e Pegaso che affrontano il mostro

E la storia della mela d’oro? Tante illustrazioni sui vasi del museo (primo tra tutti il vaso François) raccontano le vicende di Paride principe troiano, gli alterchi tra gli dei litigiosi in cima all’Olimpo e la decennale guerra di Troia. Questa buffa versione sarà il nostro omaggio per i visitatori più piccini, che in questo momento non possono venire fisicamente a trovarci.

Anfora e piatto a vernice nera con le tre dee che si contendono la mela, Ermes e Paride da???? data

Il 9 maggio munitevi quindi di un computer, tablet o smartphone; mettetevi comodi seduti in poltrona, abbracciate un cuscino o il vostro gatto e ascoltate: il MAF racconta per voi!

Vi aspettiamo sulla pagina MAFtv, e sulla nostra pagina Facebook.

Capolavori di emozioni: gli auguri senza tempo del MAF!

Qualche volta i reperti del nostro museo i regalano emozioni inattese:

spesso ci capita di vedere i visitatori camminare per le sale del museo in maniera quasi distratta e restare poi letteralmente folgorati girando un angolo o attraversando una porta e trovandosi di fronte a opere particolarmente stupefacenti.

La Chimera certo, il Vaso François (sempre più grande di quanto ci si immagini vedendolo in foto), ma anche l’Idolino di Pesaro o la Testa di cavallo Medici-Riccardi che dalle loro postazioni ci offrono splendidi scorci del Palazzo della Crocetta.

I grandi bronzi, tra le opere più apprezzate del MAF

Anche reperti meno noti, ma molto particolari spesso sono oggetto di stupore, come la fibula Corsini o il ramaiolo con le manine.

Talvolta accade anche che qualcuno, per il suo personale vissuto, si commuova fino a piangere di fronte a un oggetto particolarmente amato, talaltra che torni espressamente a trovarlo come fosse un vecchio amico.

presutti

È proprio quanto è successo qualche giorno fa, quando questa signora è tornata a vedere l’oggetto della sua tesi discussa luglio del 1950. All’epoca le fu concesso addirittura uno spazio apposito al di fuori delle sale del museo, per studiare nei minimi dettagli il reperto!

In tempi più recenti, invece, il vaso François, ancora nella sua vecchia collocazione, ha folgorato uno studente di liceo, che poi, iscrittosi all’università, ha voluto studiarlo di nuovo nella sua tesi di laurea!

 

Due storie tra tante, e sicuramente più comuni di quanto possiamo sospettare, dovute al fascino che ancora oggi i capolavori senza tempo esercitano su tutti noi; due storie che ci sono sembrate il modo migliore per ringraziare tutti gli oltre 76.000 visitatori che nel 2019 hanno attraversato le sale del MAF, con occhi curiosi, voraci, nostalgici o assonnati. Vi aspettiamo ancora e ancora, cari visitatori. E vi facciamo i nostri migliori auguri per il nuovo anno!

 

 

 

 

“Avventure tra le pagine” al MAF

Le storie lette ad alta voce esecitano sempre un grande fascino, siano esse le favole più moderne o i miti dell’antichità. E se quelle storie, invece che nella cameretta, fossero per una volta lette in un Museo, dove è possibile ascoltare circondati dalle immagini che arrivano direttamente dall’antichità, e che continuano a parlare a distanza di migliaia di anni?

Il MAF aderisce quest’anno alla prima edizione dell’iniziativa Avventure tra le pagine , ideata da KidPass, nella giornata di sabato 16 novembre 2019. I bambini potranno ascoltare le storie narrate e mimate dagli attori, sfogliare, con l’aiuto degli operatori, le pubblicazioni a loro dedicate e concesse in prestito al Museo dalla Biblioteca delle Oblate (sì, anche i musei possono prendere i libri in prestito dalla biblioteca!) e divertirsi a ricercare le illustrazioni nelle opere esposte.

Al MAF sono in programma tre diverse letture, organizzate in tre punti diversi del Museo; tutte e tre le attività saranno ripetute due volte nel corso della mattinata alle 10.30 e alle 12.

  • La Chimera e Bellerofonte, storia di un mostro e dell’eroe che lo uccise (lettura animata con rappresentazione teatrale)
  • Dentro al labirinto, l’avventura di Teseo e il Minotauro (lettura animata con rappresentazione teatrale)
  • Fantastiche avventure e Storie di coraggio dall’Antico Egitto (lettura eseguita in modalità “interpretata-teatralizzata-partecipata”)

I reperti del nostro museo sono trampolini per essere catapultati nel mondo del mito.  I bambini potrenno scegliere se ascoltare la lettura di una delle versioni dei miti animata dai protagonisti stessi della storia (grazie al contributo degli attori della compagnia “QuinTe InstAbili”) o partecipare all’azione con l’aiuto di sagome e immagini rappresentanti i diversi personaggi del mito.

All’interno del percorso museale saranno allestite, inoltre, postazioni di lettura autonome.

Le attività sono pensate per bambini dai 3 ai 10 anni e sono gratuite (è a pagamento, per gli adulti, il biglietto di ingresso al museo); è obbligatoria la prenotazione, da effettuare esclusivamente on-line alla pagina Iscrizioni, a partire da lunedì 11 novembre.

 

Vi aspettiamo!

C’era una volta al Museo – F@MU 2019

BANNERVIENI2019_maf

Anche quest’anno torna al MAF la Giornata delle famiglie al Museo! Ormai per il nostro museo è una piacevole tradizione fin dal 2013, e come di consueto anticiperemo di un giorno l’appuntamento, che si svolgerà non domenica 13, ma SABATO 12 OTTOBRE dalle 8.30 alle 14. La Famu dura di più! Approfittatene per visitare due musei, trovate la l’elenco di tutti i musei aderenti in Italia qui.

Scopriremo insieme le nostre due opere più famose con “C’era una volta al Museo”. Conoscete la storia di Bellerofonte e di come incontrò la Chimera? Sapete che il Vaso François è un vero e proprio libro da sfogliare?

locandina

Abbiamo nascosto un mito sotto il cuscino! Mettetevi comodi e ascoltate i racconti dietro a questi due capolavori, ma… i nostri operatori avranno bisogno di un piccolo aiuto da parte dei piccoli visitatori!

Le  due attività “Un mito sotto il cuscino: la Chimera e il Vaso François” sono gratuite e aperte a tutti, ma si rivolgono in particolare a bambini dai 3 ai 10 anni. Si svolgeranno ogni ora, a partire dalle 9 fino alle 12. Per partecipare occorre prenotarsi esclusivamente online alla pagina ISCRIZIONI del nostro blog a partire da lunedì 7 ottobre. Per rendere più confortevole la vostra attività portate un cuscino per i vostri bambini, così potranno sentirsi davvero a loro agio nel Museo.

L’ingresso è a pagamento a partire dai 18 anni.

Vi aspettiamo!

 

 

 

Il “Monetiere”: un nuovo allestimento per la sezione numismatica del MAF

Da oggi è visitabile al MAF una sezione dedicata interamente alle monete antiche. Dopo la recentissima inaugurazione del percorso attraverso il Corridoio Mediceo, in cui è esposta parte della vastissima collezione del Museo di gemme, sigilli e cammei, venerdì 8 febbraio è stata aperta anche la sala dedicata alle monete e medaglie, completamente riallestita grazie a Friends of Florence al contributo di Jack e Laura Winchester (già donatori nel museo per le sale del Vaso François, del Sarcofago delle Amazzoni e dei bronzetti greco-romani).

La sala, forse una delle stanze private di Maria Maddalena de’ Medici (sorella di Cosimo II, che nel 1619-20 fece restaurare per lei il Palazzo della Crocetta), è oggi decorata con affreschi e arazzi sei-settecenteschi. Fu allestita come Monetiere nel 1895, anno nel quale fu trasferita nel Regio Museo Archeologico di Firenze la consistente raccolta numismatica del Medagliere Granducale, originato dalle collezioni dei Medici, proseguito dagli Asburgo-Lorena e successivamente incrementato in maniera considerevole prima dagli acquisti di epoca sabauda e poi da donazioni e lasciti privati, fino alle scoperte dell’archeologia moderna.

Asse in bronzo della serie etrusca c.d “del Sacrificio” (prima metà III secolo a.C.)

Oggi una delle più grandi e importanti raccolte di monete antiche visibili in Italia (ne esistono alcune molto consistenti, ma sono private e non visibili), quella del Museo Archeologico Nazionale di Firenze raccoglie circa 60.000 monete di oro, argento, bronzo, rame ed elettro, in esemplari (poco più di 2000 quelli esposti) che documentano le più belle e le più importanti emissioni di tutte le città greche che costellavano il profilo del Mar Mediterraneo, incluse quelle di Magna Graecia e di Sicilia, così come del mondo etrusco e soprattutto di quello romano, in particolare di età imperiale. A queste si affiancano oltre 400 medaglioni e contorniati (grandi medaglie di bronzo del IV e V sec. d.C.), che offrono uno straordinario e luccicante repertorio di conii e di iconografie del mondo antico.

Tetradracma in argento di Atene (479-363 a.C.)

In un allestimento completamente rinnovato, distribuiti in 34 vetrine e accompagnati da testi e didascalie in doppia lingua (italiano e inglese), gli oltre 2000 esemplari illustrano la formazione dell’attuale Monetiere, il cui nucleo più antico è stato individuato nella collezione di monete e medaglie raccolte da Piero de’ Medici il Gottoso (1416-1469), poi passate a suo figlio Lorenzo il Magnifico, che raddoppiò la collezione paterna e alla sua morte, nel 1492, poteva lasciare ben 2330 esemplari in eredità ai propri figli. Anche Francesco Valori, biografo del Magnifico, nel 1471 scrive “coloro che volevano affezionarselo, avevano cura di portargli o di mandargli delle medaglie preziose”.

Aureo di Augusto (27 a.C.-14 d.C.)

Spiccati interessi numismatici ebbe anche il Cardinale Leopoldo de’ Medici (1617-1675), che insieme al fratello, il Granduca Ferdinando II di Toscana, recuperò ben 252 monete d’oro della raccolta di Casa d’Este, che erano state impegnate presso il Monte di Pietà di Firenze: la sua collezione è oggi parte integrante nel Monetiere del Museo Archeologico. Nel 1743, grazie al celebre Patto di Famiglia dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, il Medagliere Granducale passò alla dinastia degli Asburgo-Lorena, insieme a tutto il patrimonio artistico mediceo. Col tempo, grazie alle cospicue donazioni di privati mecenati, il Medagliere Granducale si trasformò nell’attuale Monetiere del Museo Archeologico.

L. 5 in argento del 1914 di Vittorio Emanuele III (1900-1946)

l Monetiere del Museo Archeologico custodisce inoltre decine di ripostigli di monete antiche, medievali e moderne rinvenuti nel sottosuolo toscano, a partire dal 1763 (ripostiglio di Pisa) fino al 1984 (ripostiglio di Castel Volterrano), testimonianze dirette dell’uso e della circolazione della moneta nelle diverse epoche, oltre a centinaia di singole monete rinvenute in occasione di regolari scavi archeologici condotti nel tempo, da Populonia e Vetulonia a Roselle, da Firenze a Grosseto, da Siena a Lucca e in tutto il territorio dell’antica Regio VII Etruria.

Gli arazzi restaurati e le nuove vetrine del Monetiere

Il pregevole ambiente, adiacente alla sala che ospita la Chimera, mostra sul soffitto un affresco di Giovanni da San Giovanni (Santa Caterina trasportata dagli Angeli, del 1635 circa), con ai lati decorazioni di impianto seicentesco ma ritoccate nel tardo Ottocento. Le pareti, anch’esse con riprese neoclassiche di certo legate alla prima inaugurazione del Monetiere nel 1895, sono impreziosite da arazzi settecenteschi completamente restaurati.

L’affresco del soffitto con S. Caterina