“Silvestrem tenui musa meditaris avena”*… La musica e il quotidiano nel mondo antico

*”Intoni sul flauto sottile una melodia silvestre” (Virgilio, Bucoliche, I, 2)

Accompagnare i più banali gesti di ogni giorno con le note della propria musica preferita: niente di più normale per gli umani del terzo millennio, con gli auricolari dello smartphone ben piazzati nelle orecchie. Ma non siamo poi così avanti come la tecnologia ama farci credere… Proprio come nel caso di Titiro, che suona il flauto mentre il bestiame pascola, anche nell’antichità la musica scandiva i ritmi delle giornate: non solo nei luoghi deputati, come il teatro, ma anche durante i banchetti, le cerimonie religiose, durante la terrificante marcia dei soldati in battaglia, quando le note impartivano comandi, infondevano coraggio e coprivano il fragore delle armi.

Dettaglio della decorazione della situla di Plikasna (terzo quarto del VII sec. a.C.), in cui il guardiano accompagna i verri al suono dell’aulòs

In funzione delle loro caratteristiche, gli strumenti (a fiato, a corda o a percussione) si legano intimamente a determinati momenti, attività o culti, a seconda che la musica che producono sia più sfrenata e ritmata o tranquilla e serena. In occasione della Festa della Musica, a cui il Mibact dedica la giornata odierna, vi proponiamo un percorso tra gli strumenti musicali conservati (e rappresentati) nelle collezioni egizie, etrusche e greche del MAF.

Nella sezione egizia sono conservati i resti degli strumenti più antichi del MAF: un’arpa portatile (sono andate perdute le corde che venivano pizzicate), che si suonava tenendola appoggiata su una spalla, e una nacchera, originariamente composta da due braccia in avorio. Utilizzate come sostituzione del battito ritmico delle mani per accompagnare canto e danza, le nacchere ne assumevano spesso la forma, ed erano usate soprattutto nel culto di Hator, la dea vacca protettrice, tra l’altro, proprio della musica e della danza.

Arpa (Nuovo Regno, XVIII dinastia, 1550-1291 a.C.) e nacchera (Nuovo Regno, 1550-1070)
Sistro in bronzo (Epoca Tarda 664 a.C.- 332 a.C.)

Lo strumento che più di ogni altro caratterizza l’immaginario egizio, tuttavia, è forse quello legato al culto di alcune divinità femminili (Iside, Bastet, la dea gatta, o ancora Hator), il sistro: si tratta di uno strumento a percussione in metallo, in cui il suono è prodotto dalle stanghette che, muovendosi, sfregano contro il telaio su cui sono montate.

Mentre per il mondo greco e romano le fonti parlano ampiamente delle musica, e addirittura abbiamo traccia di melodie scritte, come al solito gli Etruschi costituirebbero una grossa lacuna nel nostro sapere se non fosse per le fonti iconografiche e materiali. Gli autori greci e latini ci dicono comunque che accompagnavano con la musica le attività più disparate, come la cucina (e fin qui, per noi, niente di strano…) ma anche la fustigazione dei prigionieri! Quanto agli oggetti reali, al MAF è conservato un esemplare di cornu in bronzo proveniente dal Tumulo dei Carri di Populonia, attualmente non in esposizione; strumento utilizzato soprattutto in ambito militare, sappiamo che poteva essere utilizzato anche durante la caccia e i banchetti. Associato spesso al lituus, un altro strumento a fiato, lungo e dritto con estremità ricurva, impiegato prevalentemente in ambito rituale, divenne presto simbolo del potere politico e militare, e proprio come segnale della posizione sociale ricoperta dal defunto compare anche nella tomba di Populonia.

 

Corno in bronzo da Populonia (VII sec. a.C.)

Come sempre, poi, laddove non sono sufficienti le fonti materiali, ci vengono in soccorso le raffigurazioni. Il doppio aulòs, per esempio, è rappresentato su uno specchio da Palestrina con scena di sacrificio, oltre che su numerose urne a rilievo. A differenza del nostro flauto, termine con cui viene comunemente tradotto, l’aulòs greco ed etrusco era uno strumento che veniva suonato con l’ausilio di un’ancia e l’aria, che veniva trattenuta nelle guance, veniva immessa in maniera continua. La musica cadenzava le processioni e ritmava i diversi momenti dei rituali (soprattutto dionisiaci), come quello in cui si accompagnava all’altare la vittima destinata ad essere sacrificata agli dei.

Specchio in bronzo, fine VI sec. a.C.
Bronzetto di suonatrice di crotali, 490-480 a.C.

Di pari passo con la musica, ovviamente, andava la danza: quella ritmata e sfrenata che veniva accompagnata dal suono dei crotali, per esempio, una sorta di nacchere di cui si faceva uso nei rituali dionisiaci.

Per il mondo greco sono numerose le testimonianze dell’uso degli strumenti musicali: i banchetti e i simposi erano regolarmente accompagnati dal suono dell’aulòs o della lira, lo strumento a corda che usava come cassa di risonanza il guscio di una tartaruga e la cui invenzione, secondo il mito, sarebbe da attribuire al dio Ermes. E sono proprio le coppe, tra le forme vascolari più rappresentative di questi momenti conviviali, che ci restituiscono le scene più vivide:

Da sin.: coppa attica attribuita a Douris con auleta, 480 a.C.; coppa attica del pittore di Antiphon con giovane con lira, 490-480 a.C.; coppa attica del pittore di Euaion con lira, 460-450 a.C.

Infine, altre due rappresentazioni dell’aulòs a tutto tondo, tra quelle conservate al MAF, colpiscono per un dettaglio molto importante: si tratta della statuetta di suonatore di provenienza cipriota, in pietra calcarea, e di un bronzetto romano rappresentatnte un satiro (dove il flauto è integrazione ottocentesca, ma ricostruisce con ogni verosimiglianza l’originale). In entrambe è infatti visibile la phorbeia, ovvero la fascia che serviva a tenere ben saldi i bocchini dello strumento alle labbra mentre le mani erano impegnate a coprirne i fori.

Suonatore di doppio aulòs da Cipro, VI sec. a.C., e bronzetto di satiro, I-II sec. d.C.

 

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