Questioni di genere nel mondo antico

Quanto può essere attuale l’antichità? Oggi, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, vi parliamo di alcune figure del mito non troppo conosciute, eppure affascinanti ed eccezionalmente moderne nella loro complessità. La singolarità delle storie di questi personaggi sta nel mutamento di sesso nel corso della loro vita.

Racconta il mito che Cenide, una fanciulla lapita, dopo aver subito, impotente, l’amore di Poseidone, chiese al dio come “indennizzo” di essere trasformata in un guerriero invulnerabile.

Cenide divenne così Ceneo, un guerriero fortissimo che guidò il popolo dei Lapiti in molte battaglie. Nella lotta che si scatenò tra Centauri e Lapiti durante il matrimonio di Piritoo, re di questi ultimi, i centauri si accanirono contro di lui; non potendo ferirlo, per ucciderlo lo seppellirono sotto una pila di massi o di tronchi d’albero, conficcandolo nel terreno per soffocarlo. È proprio questa la scena che vediamo rappresentata sul fregio che corre sul collo del vaso François, sul lato posteriore, dove si vede un guerriero che emerge per metà dal terreno circondato dalle ferine creature armate di tronchi e grosse pietre.

Secondo quanto raccontato da Ovidio un uccello dalle ali splendenti sarebbe poi volato via da sotto la catasta di alberi (Metamorfosi, XII); secondo Virgilio, la sua anima nell’aldilà avrebbe riassunto sembianze femminili (Eneide, VI, 447-449).

Nel mondo antico dunque la riassegnazione di sesso non è sconosciuta, come si potrebbe pensare; ma, a differenza del travestimento, che è ben noto in numerosi rituali, soprattutto in quelli di passaggio, può avvenire soltanto nei racconti mitologici, grazie all’intervento degli dei.

Accadde così per Tiresia, l’indovino tebano che, per volere divino, nella sua vita sperimentò sia le sembianze maschili che quelle femminili. Nel suo caso tuttavia la trasformazione non sarebbe stata una ricompensa, ma una punizione: avendo visto nel bosco due serpenti uniti nell’amplesso, ne uccise la femmina colpito dal disgusto, e fu trasformato in donna; quando assité una seconda volta alla scena, da donna, uccise il serpente maschio e fu tramutato nuovamente in uomo.

Una delle poche rappresentazioni note dell’indovino tebano Tiresia, su un cratere lucano del Pittore di Dolone conservato alla Bibliothèque Nationale de France (fonte).

Chiamato poi a dirimere una contesa tra Era e Zeus, su chi, tra maschi e femmine, traesse più piacere dall’atto sessuale, rispose indicando la donna, svelando così un segreto che la dea teneva ben nascosto. Per ripicca Era lo rese dunque cieco, e Zeus, per compensazione, lo rese veggente.

Un caso ben diverso, da non confondere con la riassegnazione del sesso, è invece quello di Ermafrodito, che insieme è sia maschio che femmina. Secondo il mito raccontato da Ovidio Ermafrodito era il figlio bellissimo di Ermes e Afrodite (da cui il suo nome), amato dalla ninfa Salmace, che chiese agli dei di non essere disgiunta più dal suo amato. Fu esaudita, e gli dei trasformarono i due in un’unica creatura che aveva sia caratteri maschili che femminili. Al MAF è esposto un bronzetto di epoca romana raffigurante il dio in piedi, in origine ritratto forse nell’atto di specchiarsi; oltre ad essere caratterizzato dalla compresenza di attributi maschili e femminili, presenta anche una differente caratterizzazione della struttura fisica, più massiccia nel lato posteriore e più molle e delicata in quello anteriore. In origine la scultura svolgeva probabilmente la funzione di sostegno di un candelabro.

A ben vedere, il mondo antico non è dunque quella realtà fredda e distante che viene spontaneo relegare tra le pagine di manuali muffiti: la sua vivida umanità esce ancora oggi con forza dai reperti archeologici e dalle parole delle fonti, azzerando in modo sorprendente la distanza di secoli e chilometri.

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