Firenze-New York A/R: il volo di Eros oltre l’Oceano!

Un volo che dura da 2500 anni, quello di Eros; un volo dall’Attica all’Etruria prima, alle vetrine del MAF poi e ancora, adesso, fino al Nuovo Mondo, a  New York.

La preziosa coppa corallina che lo “ospita”, firmata dal vasaio ateniese Chachrylion, datata al 510 a.C. e proveniente da Orvieto, si appresta a solcare l’oceano per essere esposta al Metropolitan Museum of Art. Il prestito, concesso per ben 4 anni, rientra nel quadro dell’Accordo Internazionale Italia-USA firmato nel  2006, in base al quale gli USA hanno restituito molte opere d’arte antica e moderna illecitamente uscite dall’Italia, mentre il nostro Paese concede prestiti a lungo termine e favorisce mostre importanti con opere che generalmente sarebbero difficilmente concesse.

All’esterno della coppa si trovano le imprese di Teseo, mentre l’interno è dipinto con vernice corallina e decorato da una figura centrale isolata, nel tondo: Eros alato che sembra sospeso nel vuoto. Il dio, rappresentato in questo periodo come un giovane nudo (e non, ancora, con l’immagine del puttino che ci è tanto familiare), è ritratto con una prospettiva piuttosto contorta, con il torso di prospetto, le gambe di profilo e le ali una dietro l’altra. Fluttua in aria, mentre regge un fiore di loto, simbolo di bellezza, desiderio e fertilità.

Questa pittura vascolare è ritenuta una delle più antiche raffigurazioni sulla ceramica attica di Eros senza Afrodite, e sembra rientrare in un filone iconografico del dio sviluppatosi proprio a partire dagli ultimi decenni del VI secolo, probabilmente  in relazione alla creazione culti ufficiali in suo onore ad Atene.

È un dio strano, Eros: non è annoverato tra gli dei dell’Olimpo da Omero, ma sarebbe, secondo le più antiche cosmogonie, la forza creatrice primigenia a cui si deve addirittura l’origine della stirpe divina; secondo Esiodo alla sua potenza  sarebbero da ricondurre l’origine del Buio e della Notte, che a loro volta generano il Vento,  la Luce del giorno e tutta la progenie di Urano e Gea.  Secondo Platone l’etimologia del nome Eros lo qualificherebbe come “colui che scorre dentro” e altrove il filosofo si riferisce a lui come a un daimon, cioè una figura intermedia tra gli uomini e gli dei. Secondo le dottrine orfiche, che vivono nel VI secolo un periodo di particolare favore ad Atene, Eros sarebbe nato da un uovo d’argento. Alla sua schiusa, il giovane dio avrebbe svelato il contenuto dell’uovo, le due metà primordiali della Terra e del Cielo, che spinti dall’Amore avrebbero procreato tutti i loro discendenti.

L’ipotesi del direttore del MAF Mario Iozzo è che si tratti proprio di questa versione di Eros che troviamo rappresentata sulla coppa. Non vediamo infatti dove stia volando Eros, che sembra fluttuare tra terra e cielo, e il disegno nasconde un interessante dettaglio: i genitali del dio non ci sono, mentre in tutte le altre figure maschili che volano, nell’arte greca, si vedono sempre! E se questa omissione fosse voluta? Non potrebbe trattarsi di un riferimento alla natura androgina ed ermafrodita del dio? Nei Poemi Orfici si dice infatti che i suoi genitali fossero “posti dietro, verso l’ano”, e quindi non erano visibili di profilo, proprio come è nella nostra coppa.

Questo Eros sarebbe dunque colui che garantisce, con la sua forza catalizzatrice e la spinta alla coesione, l’armonia del cosmo, da cui scaturisce la creazione; la forza inarrestabile da cui scaturisce la vita.

La coppa resterà a New York da ottobre 2019 a ottobre 2023; in occasione del trasferimento il direttore del Museo terrà una conferenza che illustrerà l’importanza del vaso e i vari aspetti che lo rendono così raro e speciale. Al suo posto, nel Museo fiorentino, sarà collocata un’analoga coppa, della medesima importanza, custodita da decenni nei magazzini, con una singolare raffigurazione di Efesto (dio del fuoco e dei lavori artigianali, quindi anche dei vasai stessi e dei pittori che lo raffiguravano), assiso su un singolare trono alato, probabilmente forgiato da lui stesso, dio dei metalli e delle tecniche di fusione! Esiste solo un’altra raffigurazione simile, su una coppa attica a figure rosse dlla stessa epoca, oggi esposta nel Museo di Berlino.

Se volete seguire da vicino il viaggio della coppa, potete farlo cercando sui nostri social #ilvolodieros!

Per i riferimenti bibliografici e approfondimenti: M. Iozzo, La Kylix fiorentina di Chachrylion ed Eros Protogonos Phanes, in in Antike Kunst 55, 2012, pp. 52-62.

 

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