Giano, gennaio e le porte del MAF

Sapete da dove viene il nome del primo mese dell’anno? Ianuarius, gennaio, era per i romani il mese dedicato a una delle loro più antiche divinità, Ianus (Giano), il dio bifronte, protettore degli inizi e dei passaggi, un antico dio squisitamente latino che avrebbe portato le leggi tra i popoli primitivi del Lazio, che nelle preghiere era sempre invocato al primo posto e le porte del cui tempio si aprivano solo quando iniziava un periodo di guerra.  La sua residenza, ovviamente, era immaginata proprio sul colle che da lui prende il nome, il Gianicolo. Il dio era rappresentato con due volti che guardavano in direzioni opposte: come una porta, segnava un passaggio, contemporaneamente l’inizio e la fine, l’interno e l’esterno, l’entrata e l’uscita.

Il mese Ianuarius con la rappresentazione di Giano in una incisione del XVII secolo conservata al British Museum (fonte)

Il nome di Giano è intimamente connesso anche al termine che i Romani usavano per indicare la porta, ianua. Per questo vogliamo celebrare l’inizio del 2019 proprio come avrebbero fatto nell’antichità, onorando Giano e tutti i passaggi del Museo, siano essi reali o immaginari, custoditi in una vetrina o “a portata di piedi” per tutti i nostri visitatori.

Non è scontato notare, infatti, visitando le sale del primo piano del Museo, che le porte che introducono da una sala in un’altra non sono porte qualunque: mentre nella sezione egizia richiamano le porte dei templi sul Nilo, sormontate dal disco solare alato, nel settore etrusco sono decorate con cornici analoghe a quelle delle porte delle tombe etrusche, con il caratteristico “becco di civetta”. Un’indulgenza al gusto dominante a fine Ottocento, quando il museo fu per la prima volta collocato nel Palazzo della Crocetta, e grande potere evocativo era affidato all’allestimento degli ambienti come fossero una vera e propria scenografia, in stile con i reperti che contenevano.

Una porta della sezione etrusca, a sinistra, e una della sezione egizia, a destra

Porte di ben altra natura sono invece quelle che si trovano riprodotte sulle urne cinerarie etrusche: talvolta un portoncino isolato sulla fronte della cassa, talaltra un battente dischiuso alle spalle di un triclinio. Se non bastasse l’oggetto in sé, le figure di demoni alati che spesso fanno la guardia a questi passaggi ne tradiscono la natura ultraterrena: sono le porte della tomba e contemporaneamente la porta degli Inferi, sulla cui soglia i defunti danno l’estremo addio ai loro cari.

Nella sala IX del Museo, addirittura, una vera porta di pietra di una tomba sembra voler aprire un varco nella parete, con i suoi cardini e il suo battente, esempio piuttosto raro rispetto ai più comuni lastroni di pietra appena sgrossati. La porta segnava l’ingresso di una tomba di Chiusi, e risale al V o IV sec. a.C.

Le porte che simboleggiano l’ingresso nell’Aldilà, il regno di Osiride, sono consuete anche nella rappresentazione delle stele egizie, dove spesso fanno da cornice alle iscrizioni, come nella stele di Khentekhtayaun, in cui sono elencati i nomi di tutti i parenti del defunto (con specificato di quale grado di parentela si tratta) autori della dedica e della preghiera incisa in caratteri geroglifici.

La stele funeraria del maggiordomo Khentekhtayaun

Le vivide immagini che ci restituisce la ceramica attica, invece, raccontano la vita di tutti i giorni nell’antica Grecia. Qui troviamo le porte delle mura urbiche e le porte delle case, con i battenti e le borchie, così sorprendentemente simili alle nostre anche se si tratta della dimora divina di Peleo e Teti. Avreste mai detto, per esempio, che anche la porta di casa di una dea potesse avere la gattaiola? Tra i tanti minuziosi dettagli usciti dal calamo di Kleitias, il pittore del vaso François, c’è anche la piccola apertura che spesso in Grecia veniva lasciata nella porta di casa, per consentire il passaggio a ricci o piccoli animali selvatici ma utili all’uomo perché liberavano le case dai topi.

La porta della casa di Peleo e teti, a sinistra, con la gattaiola, e la porta delle mura di Troia da cui escono i soldati, con i proiettili pronti ad essere lanciati ammassati tra i merli (Vaso François).

Allora, non vi abbiamo invogliato a iniziare il 2019 varcando ancora una volta la soglia (anzi le soglie!) del MAF? Buon anno a tutti!

 

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