“Faustina” torna a casa: storia di un’epigrafe rubata dal MAF

Nel mese di ottobre il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (nucleo di Firenze) ha provveduto al dissequestro e alla restituzione al nostro museo di una porzione di epigrafe sequestrata due anni fa al di fuori della Toscana. Si tratta di un frammento sparito dal MAF da vari decenni, spezzato sui margini superiore e destro, e sul quale restano diverse lettere su tre linee di testo.

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Il frammento di epigrafe

Ritrovata presso Bolsena nel 1901, la lastra compariva negli anni 1905-1906 nel Registro dell’allora Regio Museo Archeologico di Firenze con numero di inventario 81213, ma se ne è persa traccia nel corso dei tumultuosi eventi del 900: le due guerre, l’alluvione del ’66 e, non ultimo, lo smantellamento della “terrazza delle iscrizioni” che faceva parte del primo allestimento del Museo.

L’iscrizione pubblicata nel Corpus Inscritionum Latinarum con l’integrazione del testo

Nonostante i pochi dati forniti dalle descrizioni dell’inizio del secolo scorso e la sua sommaria riproduzione grafica (non ne è mai stata fatta una fotografia), è tuttavia stato possibile identificarla con assoluta certezza. L’iscrizione (pubblicata nel Corpus Inscritionum Latinarum vol. XI, n. 7279), è un’epigrafe ufficiale che nomina probabilmente l’imperatrice Faustina Maggiore, cioè Anna Galeria Faustina, vissuta tra 105 e 140 d.C. e moglie dell’imperatore Antonino Pio, o in alternativa la loro figlia Faustina Minore.

Ritratto femminile tipo Faustina esposto al MAF

Le fattezze della moglie di Antonino Pio sono ben note, e nelle collezioni del MAF c’è un ritratto in bronzo di matrona patrizia con una complessa pettinatura, con i capelli suddivisi in trecce e raccolti in una sorta di crocchia, che imita proprio quella che Faustina Maggiore usava sfoggiare; nelle sembianze ricorda invece la figlia di lei, Faustina Minore.

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Apoteosi degli imperatori Antonino Pio e Faustina

I biografi della “Historia Augusta” non sono certo teneri con Faustina Maggiore: la presentano come donna di costumi licenziosi, ne criticano l’avidità, l’eccessiva libertà di modi e di parola, le numerose elargizioni ai suoi favoriti. Nonostante queste (attendibili?) maldicenze, Faustina condusse una vita serena al fianco del suo sposo, ebbe quattro figli, due maschi morti precocemente e due femmine di cui una Annia Faustina (detta la “Minore”) sposerà il futuro imperatore Marco Aurelio. Antonino, divenuto imperatore, reagì a queste voci maligne facendo conferire dal Senato alla moglie il titolo di “Augusta” a testimonianza della buona armonia dei loro rapporti e della sua stima per lei. L’affetto di Antonino Pio per la consorte si espresse poi anche dopo la morte di lei: non solo l’imperatrice venne divinizzata, ma Antonino fondò, a suo nome, un’opera benefica per l’assistenza delle orfane: le giovinette che erano accolte erano dette “puellae Faustinianae”. In onore di Faustina divinizzata fece anche erigere presso il Foro Romano un tempio che alla morte dell’imperatore nel 161 d.C. venne dedicato anche a lui.

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