Pegaso, dall’Olimpo al gonfalone toscano: #ilmitonellarte al MAF

Mythos in greco significa racconto. Le favole di Esopo terminavano sempre con la locuzione “ho mythos deloi hoti…“, cioè “il racconto dimostra che…” a cui faceva seguito la ben nota morale. La parola mito indica però anche i racconti per eccellenza, quelli che narrano le vicende, oltre che di animali e comuni mortali, degli dei e degli eroi. È questo che intendiamo noi oggi per mito, ed è questo il tema prescelto per la campagna di comunicazione del Mibact del mese di dicembre, #ilmitonellarte. Tra le tante storie incise e dipinte nei reperti conservati al museo, c’è un’immagine che, discreta e silenziosa, ci segue e ci accompagna dai tempi antichi fino ad oggi. Si tratta di Pegaso, il cavallo alato figlio di Medusa, nato dal suo sangue nel momento fatale della decapitazione ad opera di Perseo.

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Pegaso (anzi, due Pegasi!) che salta fuori dal collo di medusa su una oinochoe etrusca del VI sec. a.C.

Pegaso al MAF lo troviamo come bronzetto, lo vediamo dipinto sui vasi, e la sua presenza è sensibile persino nella sala della Chimera, che dal basso lo fissa nell’ultimo, disperato, tentativo di difesa.

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La Chimera che guarda verso l’alto e il bronzetto di Pegaso

Fuori dal museo, un Pegaso rampante in campo rosso è il simbolo della Regione Toscana, immagine elegante sinonimo di libertà e saldo legame con la più recente storia nazionale.

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Ma perché proprio il cavallo alato? Al momento di dover scegliere, nel 1970, lo stemma e la bandiera della regione, fra le tante proposte che si richiamavano al suo illustre passato (tra cui, ironia della sorte, c’era anche la Chimera!) fu preferito invece di rifarsi a quello che era stato, sul volgere della Seconda Guerra Mondiale, il simbolo del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, l’articolazione regionale della guerra di liberazione che in qualche modo prefigurava la Regione Toscana in quanto istituzione della Repubblica.

Perché il C.T.L.N. avesse poi optato proprio per la figura di Pegaso è presto detto: il mito del divino cavallo alato, nelle versioni più antiche così come nelle rielaborazioni tarde, è infatti costantemente connesso con la liberazione dagli oppressori. La nascita di Pegaso è dovuta all’uccisione di un mostro; è il fedele compagno di Bellerofonte, che uccide un altro mostro simbolo di barbarie e incività (e abilmente usato già dai Medici a scopo propagandistico); nelle rielaborazioni medievali del mito viene cavalcato anche da Perseo, che in groppa all’animale salva Andromeda dalla creatura marina che avrebbe dovuto divorarla.

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Gemma romana con Bellerofonte a cavallo di Pegaso e la Chimera

Pegaso dunque, al pari dei tirannicidi e degli eroi salvatori e civilizzatori, è un simbolo di libertà ancora attuale, un’icona rifunzionalizzata e veicolata dall’arte attraverso le epoche, fino al nostro immaginario contemporaneo.

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