Le “murrine” archeologiche

Osservando le produzioni artigianali antiche è inevitabile tracciare un parellelo con le tecniche, spesso molto diverse, utilizzate ai giorni nostri; ancora più inevitabile quando i risultati ottenuti migliaia di anni fa sono così sorprendentemente vicini a prodotti che ancora oggi ammiriamo e acquistiamo, nelle stesse forme e con gli stessi colori. Chi non ha negli occhi il caleidoscopio delle “murrine” veneziane, i ciondoli e le ciotole di vetro millefiori? Gli antenati di questi oggetti, fino a gennaio, si possono ammirare anche nelle vetrine del MAF, alla mostra “Pretiosa vitrea”.

millefiori

Non vengono dalla città lagunare ma dall’Egitto e dal Vicino Oriente, da dove a bordo di navi hanno raggiunto persino le coste etrusche. Si tratta di oggetti realizzati in pasta di vetro, una tecnica di lavorazione che richiede temperature più basse rispetto alla soffiatura, e quindi la prima ad essere sperimentata dagli antichi. Secondo Plinio la fusione della silice, da cui si ricava il vetro, sarebbe stata ottenuta per caso, grazie a un fuoco acceso sulla spiaggia, da mercanti fenici.

doratoI primi unguentari e le prime ciotole in vetro sono realizzate fondendo polvere di vetro o avvolgendo un filamento di vetro morbido posto sopra un nucleo in argilla, che poi veniva eliminato (e ancora visibile all’interno di qualche aryballos). Il vetro a mosaico, o millefiori, veniva realizzato disponendo su un piano rondelle precedentemente preparate dei vari colori, poi riammorbidite e composte in un unico “foglio”, che prima del raffreddamento era adagiato su una forma precostituita.

marmorizzato

Con lo stesso sistema si potevano realizzare anche vetri marmorizzati, ad imitazione dei manufatti realizzati con le pietre dure, o inserire nella lavorazione la foglia d’oro.

cammeo

Una tecnica particolare che si diffonde in età imperiale, e che però presuppone la conoscenza della soffiatura, è quella dei vetri cammeo. Si tratta di vasi “a strati”, di vetro generalmente bianco e blu; lo strato bianco è esterno, ed è quello che viene lavorato fino a che le figure risultano a rilievo sul fondo blu; proprio come accade con i diversi strati delle pietre o conchiglie utilizzate per i cammei. Sulla tecnica permangono ancora incertezze, e si sono ipotizzati procedimenti diversi (che non si escludono a vicenda):

– i vasi potevano essere ottenuti soffiando il vetro blu all’interno di una forma precostituita bianca, in modo che i due strati si attaccassero e componessero un solo vaso;

– la forma soffiata in blu poteva essere tuffata in un crogiolo col vetro bianco, che lo ricoprisse;

– il terzo modo presuppone l’uso di una matrice, con incavate le figure in cui era messa la polvere di vetro bianco, poi scaldata per consolidarla; in questa matrice sarebbe stato pressato il vetro blu. Quest’ultimo procedimento spiegherebbe l’apparente assenza delle tracce di lavorazione che l’intaglio presupporrebbe sulle figure in vetro bianco.

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