Il console, il trono e la caccia: il tardoantico in tre bronzi del MAF

Il recente spostamento di un pezzo per una mostra* ha fornito l’occasione per il riallestimento di una vetrina nel corridoio dei bronzi al secondo piano del museo. Sono stati qui collocati tre bronzi tardoantichi, tutti datati nel corso del IV e V sec. d.C., che, oltre ad essere preziosi manufatti di toreutica, molto hanno da raccontare sulle abitudini e sulla vita dell’alta società dell’epoca.

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Piatto di Ardaburio. L’iscrizione recita: “vir inlustris comes et magister militum et consul ordinarius”

Il piatto di Ardaburio è un piatto d’argento che reca il nome di Flavius Ardabur Aspar, un comandante alano (della regione iranica) ucciso nel 471 d.C.; si tratta di un missorium o piatto di largizione, cioè un piatto onorifico donato come gratifica per un merito militare o per celebrare una ricorrenza. Al centro è rappresentato proprio lui, Ardaburio, seduto, con in mano lo scettro del potere consolare; con la destra regge quello che sembra un panno appallottolato. Si tratta della mappa, il pezzo di stoffa che i magistrati lasciavano platealmente cadere per dare il via nei giochi circensi, e che nella tarda antichità diventa un attributo distintivo della carica pubblica ricoperta. Accanto a lui è raffigurato il figlio, nello stesso atteggiamento. Ai lati sono due figure simboliche, probabilmente Roma (armata e con il globo in mano) e, forse, Costantinopoli. Al di sopra della scena, all’interno di due clipei, altri due consoli: Ardabur padre, console nel 427 d.C., e Plinta, console nel 419 e probabilmente imparentato con la famiglia.

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Spesso in età tardo antica le ville e i monumenti sono decorati con scene di circo; un esempio è il mosaico dalla villa romana del Casale presso Piazza Armerina (fonte)

I missoria nascono come oggetti donati dagli imperatori, ma ben presto anche i privati, seguendo l’esempio imperiale, adottano l’usanza di distribuire in omaggio al proprio seguito vasellame d’argento, per esempio in occasione della loro assunzione a un’importante carica pubblica. L’onnipresente presenza militare, la ricchezza e magnanimità del signore, i giochi del circo sono tutti elementi immancabili nel quadro della vita pubblica dei ricchi funzionari dell’impero nella tarda antichità, quando oramai i confini si sono ritirati e la capitale d’Occidente si è spostata a Ravenna (dal 402 d.C.). E in privato, come conducevano la vita questi signori?

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Facendo un balzo indietro di quasi un secolo possono rispondere la spalliera di trono e la placchetta intarsiata esposte nella stessa vetrina e datate entrambe alla metà del IV sec. d.C. La spalliera è la decorazione in lamina bronzea della parte posteriore di un trono di legno, a cui in origine era fissata; è decorata con scene incise e intarsiate in rame e argento, rappresentanti episodi di caccia. A sinistra è la cattura di un cavallo con il laccio; al centro la caccia al cervo con l’aiuto dei cani; a destra un cacciatore a piedi che conduce i cani. Le scene sono presumibilmente ambientate nel parco della grande villa porticata che compare sullo sfondo, dalla struttura complessa, con più padiglioni, che doveva essere la sede del ricco proprietario.

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La piccola lamina (larga circa 10 cm, intarsiata in oro e argento) presenta una analoga scena, suddivisa in due registri: nella parte superiore un cervo, già ucciso, viene trasportato legato a una pertica dai cacciatori accompagnati da un cane; sotto, invece, è il momento dell’uccisione. Sullo sfondo anche qui ci sono strutture architettoniche a padiglione che rimandano a un ambiente comunque antropizzato.

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Le stesse scene si trovano sui mosaici, come questo proveniente da Roma e conservato alla Centrale Montemartini, datato alla prima metà del IV sec. a.C. (fonte)

L’importanza della caccia quale attività tradizionalmente nobilitante (ma anche funzionale al reperimento di animali da sfruttare nei giochi gladiatori) in questo periodo è ben nota dalle numerosissime rappresentazioni musive che si conoscono, non a caso riconducibili ad ambienti di ville private, proprio quelle immortalate sullo sfondo delle scene stesse.

I reperti bronzei nuovamente esposti al MAF sono dunque estremamente significativi: non solo sono rare testimonianze del un periodo poco rappresentato nel nostro museo, ma aprono anche squarci interessanti sulla vita delle classi agiate nel momento cruciale di trasformazione e passaggio dalla storia antica a quella altomedievale.

* Il pezzo spostato è la lucerna con i santi Pietro e Paolo, in prestito a Pisa per la mostra “Nel solco di Pietro. La cattedrale di Pisa e la basilica vaticana”, fino al 23 luglio 2017.

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One thought on “Il console, il trono e la caccia: il tardoantico in tre bronzi del MAF

  1. Eccellente idea quella di esporre insieme e di valorizzare tre reperti di epoca tarda, ma non meno interessanti,che mostrano la continuità della cultura e delle tradizioni di Roma attraverso il tempo,

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