#creaturefantastiche sui gioielli etruschi

Se avete visitato la mostra permanente “Signori di Maremma” al piano terra del Museo sarete rimasti senz’altro abbagliati dallo splendore dell’oro di alcuni gioielli appartenuti al corredo della Tomba del Littore di Vetulonia.

La collana in vaghi d’oro e una delle fibule in oro della Tomba del Littore, Vetulonia, 630-625 a.C.

La tomba fu rinvenuta nel 1897 dall’archeologo Isidoro Falchi. Era una fossa centrale ad unica deposizione, ricoperta di pietre e terra. Al suo interno era stato inumato un uomo, di cui però si conservavano, al momento del ritrovamento, scarsissimi resti ossei. Il corredo invece, si è preservato piuttosto bene ed ha restituito un quadro molto interessante del personaggio. Tra gli oggetti più eclatanti vi è un’ascia bipenne (a due lame) in ferro, legata ad un fascio di verghe: è proprio essa che ha dato il nome alla tomba, del Littore appunto, per il riferimento ai fasci littorii dei magistrati romani; tramanda il poeta latino Silio Italico che fu proprio da Vetulonia che i Romani presero l’uso dei fasci, durante il regno di Tarquinio Prisco.

Del corredo della tomba fanno parte numerosi frammenti in bronzo riferibili ai finimenti di un carro. Questi, insieme all’ascia bipenne e ai gioielli in oro, tratteggiano la figura di un personaggio di altissimo lignaggio, sicuramente un capo.

E vediamoli, finalmente, questi gioielli.

Dovevano essere stati deposti tutti insieme in un contenitore a lato della testa del defunto; sono tutti in oro, finemente lavorati da orafi esperti. Una collana in vaghi di lamina d’oro, una coppia di fermatrecce e una coppia di armille (bracciali), una fibula a sanguisuga e una fibula a drago (così nominate per la forma dell’arco) fanno già intendere la bravura degli orafi. Ma su altri gioielli questi artisti dell’oro hanno dato fondo a tutta la loro arte, realizzando dei veri preziosi capolavori. Sui quali sfilano tante creature fantastiche.

Sono tre grandi fibule decorate a stampo, due fibule più piccole, ma finemente decorate a pulviscolo e uno spillone dalla capocchia decorata a pulviscolo. La decorazione a pulviscolo è una finissima tecnica di lavorazione dell’oro che consiste nel saldare insieme granelli di oro piccolissimi su una lamina. Quando i grani sono veramente microscopici, come nei casi che andremo a vedere, si parla di pulviscolo, nei casi in cui i grani sono più grandi, si parla di granulazione. Si tratta di una tecnica giunta in Etruria, a Vetulonia in particolare, per il tramite di artigiani provenienti dall’Oriente mediterraneo. Siamo in quella fase che si definisce Orientalizzante: VII secolo a.C.

Una delle tre grandi fibule decorate a sbalzo con creature fantastiche

Le tre grandi fibule colpiscono per le loro dimensioni eccezionali. Sono lunghe infatti 20-21 cm, e sono fibule del tipo a sanguisuga, così definito per via dell’arco rigonfio che richiama, nella forma, una sanguisuga. Sono in lamina d’argento rivestita in foglia d’oro. La staffa è percorsa da una sfilata di animali fantastici, principalmente leoni alati, e sfingi, che marciano verso destra, tutti ordinatamente uno dietro l’altro. Le tre fibule sono pressoché identiche, e sull’arco hanno, sempre a sbalzo, decori a motivi vegetali. Si datano tra il 630 e il 625 a.C.

Un’altra fibula a sanguisuga, con lunga staffa, in oro ma di dimensioni minori, 15 cm, e più sottile, è decorata, sia sull’arco che sulla staffa, a pulviscolo: sulla staffa in particolare animali alati, volatili e serpentelli avanzano in fila verso destra. Chiude la fila una chimera, riconoscibile dalla testa di capra sul dorso.

La fibula con arco configurato a sfinge

Un’altra fibula d’oro, più piccola, lunga 8,5 cm, ha l’arco configurato a sfinge alata. Il volto della sfinge è finemente cesellato, le ali e il corpo sono decorate a pulviscolo, così come a pulviscolo sono resi gli animali che sfilano sulla staffa.

Lo spillone in oro dalla tomba del Littore. Dettaglio della testa sferica

Infine, un lungo spillone in oro ha una testa sferica decorata, sempre a pulviscolo, con animali fantastici che sfilano in entrambe le direzioni.

Sfilate di animali reali e fantastici sono molto comuni nel periodo Orientalizzante, sia in Etruria che in Grecia. In entrambi i casi l’ispirazione deriva dall’Oriente Mediterraneo, da cui i Greci prendono l’iconografia delle creature fantastiche, come leoni alati, sfingi, grifi, e le ripropongono nelle proprie produzioni artistiche, principalmente sulla ceramica. Analogamente in Etruria, fregi di animali reali e fantastici che sfilano si trovano sulle oreficerie, come in questo caso, ma anche sui vasi di produzione etrusco-corinzia, sui buccheri e, a Vetulonia, su un oggetto eccezionale: l’urna cineraria rivestita in argento della Tomba del Duce, decorata a sbalzo, sia sulla cassa che sul coperchio a doppio spiovente, con teorie di animali reali e fantastici: leoni, tori, chimere, grifi. Siamo anche in questo caso nella seconda metà del VII secolo a.C., in presenza di un personaggio di altissimo lignaggio, con un corredo ricchissimo. L’urna fu rinvenuta in frammenti e non fu facile ricostruirne la forma e la decorazione. Anche se è stata integrata in più punti, tuttavia è stato possibile intuirne la decorazione su tutta la superficie. Anch’essa è esposta alla mostra “Signori di Maremma” e testimonia di un periodo ricchissimo e floridissimo per le aristocrazie etrusche.

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One thought on “#creaturefantastiche sui gioielli etruschi

  1. L’articolo offre un’illustrazione delle opere che permette di apprezzarne i particolari, informazioni sulle tecniche di lavorazione e della loro origine, la storia del ritrovamento e soprattutto giudizi estetici colti e interessanti

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