“Winckelmann, Firenze e gli Etruschi”: un convegno a conclusione della mostra

La mostra “Winckelmann, Firenze e gli Etruschi” chiuderà i battenti definitivamente il 30 gennaio 2017. Nei giorni immediatamente precedenti, il 26 e 27 gennaio, si terrà a Firenze un convegno internazionale dedicato proprio al Padre dell’Archeologia e al suo soggiorno fiorentino, che si svolse nel 1758-59. In quella circostanza J.J. WInckelmann, a Firenze per studiare la collezione di gemme antiche del barone Von Stosch, ebbe occasione anche di approfondire lo studio dell’arte etrusca.

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Il Convegno, che prende significativamente lo stesso nome della mostra, “Winckelmann, Firenze e gli Etruschi” esamina a tutto tondo l’anno di permanenza di Winckelmann nel capoluogo toscano, andando a esplorare non solo l’operato dello studioso tedesco, ma anche l’ambiente intellettuale e culturale della città.

Il Convegno sarà inaugurato nella splendida sede del Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio il 26 gennaio alle 9.30. Nel pomeriggio si trasferirà all’Auditorium del Consiglio regionale della Toscana, dove si svolgerà anche il giorno successivo. Il pomeriggio del 27 gennaio, alle ore 17.30 si svolgerà al Museo Archeologico Nazionale la visita alla mostra.

Per il programma completo clicca qui.

Winckelmann in un ritratto del 1768

Winckelmann in un ritratto del 1768

La mostra “Winckelmann, Firenze e gli Etruschi” ha aperto le celebrazioni per il trecentesimo anniversario della nascita dello studioso tedesco, avvenuta nel 1717. Il soggiorno fiorentino di Winckelmann è stato raccontato attraverso più di 100 oggetti esposti, tra opere di statuaria etrusca (l’Arringatore apre la mostra), e romana (come la cosiddetta Ballerina), bronzetti e urnette cinerarie etrusche, i calchi delle gemme del barone Von Stosch, volumi di antiquaria dell’epoca e il taccuino autografo dello stesso Winckelmann, conservato presso la Società Colombaria di Firenze; un servizio da caffé cosiddetto all’Etrusca della Reale Manifattura Borbonica, datato al XVIII secolo, è l’esemplificazione di quanto l’Antiquaria e l’interesse per l’arte antica fossero un sentimento diffuso all’epoca in cui Winckelmann operò.

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