Le Chimere del MAF

La Chimera di Arezzo è senz’altro l’opera più rappresentativa del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Colpisce grandi e piccini, che già la incontrano all’ingresso del museo, dove è esposta una copia a grandezza naturale (che si può toccare). Ma è al primo piano che la Chimera originale, statua etrusca in bronzo di fine V-inizi IV secolo a.C., è esposta.

chimerona

Sul blog abbiamo parlato già in altre occasioni della Chimera: dapprima abbiamo raccontato la storia della sua scoperta, ad Arezzo, a metà del Cinquecento; poi abbiamo parlato dell’attualità della Chimera, ovvero di come essa sia un’opera capace di ispirare gli artisti contemporanei; abbiamo parlato anche dei leoni del museo, visto che la Chimera ha corpo e testa principale di leone. Finora abbiamo parlato, insomma, della Chimera, ma mai delle Chimere. Sì, perché al museo si trovano anche altre chimere, che spesso si nascondono e che solo un occhio allenato, o informato, può scovare.

Ecco che allora vi proponiamo una visita trasversale e alternativa, a caccia di tutte le chimere del Museo.

Cominciamo dal Piano Terra, sede dell’esposizione permanente “Signori di Maremma“, dove si trovano almeno due chimere. Una è rappresentata, e in parte perduta, sull’Urna del Duce. Quest’urna cineraria in lamina di bronzo, rivestita in argento, è decorata a sbalzo con fregi di animali più o meno fantastici che sfilano: bovini, grifi, leoni alati e… chimere. Sì, se si osserva attentamente il fregio superiore della cassetta, appena sotto il coperchio, noterete che uno dei leoni rappresentati ha sul dorso una testa di capra.

l'Urna del Duce. Dettaglio della chimera decorata a sbalzo

l’Urna del Duce. Dettaglio della chimera decorata a sbalzo

L’urna del Duce fu rinvenuta nel 1886 da Isidoro Falchi all’interno della cosiddetta Tomba del Duce di Vetulonia sulla collina di Poggio al Bello. La tomba risale al VII secolo a.C. e doveva appartenere ad un personaggio di alto rango visto che, oltre all’urna in argento, il corredo conteneva numerosi oggetti di pregio, come armi e suppellettili per il banchetto in bronzo e una navicella nuragica, che testimonia dei contatti commerciali e minerari tra la Sardegna e la costa toscana.

Dalla Tomba del Littore, sempre da Vetulonia, proviene una fibula del tipo a sanguisuga (detta così per la forma dell’arco) in lamina d’oro la cui lunga staffa è decorata con una serie di animali fantastici, tra cui per l’appunto una chimera (l’ultima della fila), e rettili, realizzati con la tecnica del “pulviscolo”. Questa tecnica consiste nell’impiegare granelli d’oro talmente fini da apparire all’occhio nudo della consistenza quasi della sabbia. La tomba del Littore prende il nome dal rinvenimento, tra gli oggetti di corredo, di un fascio littorio (un fascio di verghe in cui è inserita una scure). Questo oggetto, simbolo del comando divenuto per i Romani l’insegna del potere militare e politico, secondo quanto ci tramanda lo scrittore Silio Italico fu inventato proprio a Vetulonia dagli Etruschi.

La fibula dalla Tomba del Littore con la chimera: riuscite a vederla?

La fibula dalla Tomba del Littore con la chimera: riuscite a vederla?

Se saliamo al primo piano del Museo, nel lungo corridoio nel quale sono esposti specchi etruschi e statuette in bronzo sempre etrusche, nella vetrina centrale antistante la sala della Chimera di Arezzo, troviamo tra i bronzetti proprio una statuetta di chimera. Di nuovo, la riconosciamo per la testa di capra sul dorso: non si individua nella coda la testa di serpente, ma è indubbio che si tratti di una chimera. La statuetta si data al IV-III secolo a.C.

Statuetta in bronzo raffigurante una chimera

Statuetta in bronzo raffigurante una chimera

Un’altra chimera si trova su una moneta etrusca in argento coniata a Populonia nel V secolo a.C. La moneta è esposta nel Monetiere del Museo Archeologico, sala dove sono esposte monete, gemme e cammei dell’immensa collezione medicea e poi granducale nota come Medagliere granducale.

La chimera sulle monete etrusche del Monetiere Mediceo

La chimera sulle monete etrusche del Monetiere Mediceo

Tra le gemme della collezione medicea di nuovo troviamo la chimera. Questa volta, però, è rappresentata mentre combatte contro l’eroe Bellerofonte, il quale la assale a cavallo di Pegaso.

Gemma romana con lo scontro tra Chimera e Bellerofonte a cavallo di Pegaso

Gemma romana con lo scontro tra Chimera e Bellerofonte a cavallo di Pegaso

Concludiamo la nostra “caccia” al secondo piano del museo, dove troviamo una chimera incisa su un’olla in ceramica d’impasto non lavorata al tornio nella I sala dedicata agli Etruschi delle origini. Il vaso proviene da Orvieto e si data al VII secolo a.C. La chimera occupa tutta la pancia del vaso; anche questa volta la si distingue per la testa di capra sul dorso. La pelliccia è resa con tanti riccioli che vogliono suggerire il pelo folto e intanto decorano il corpo.

Vaso di impasto decorato con una chimera

Vaso di impasto decorato con una chimera

Di vetrina in vetrina, dunque, sarete accompagnati dal nostro “mostro preferito” in un viaggio lungo secoli: le chimere saranno un’ottima scusa per (ri)scoprire le sale del museo!

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One thought on “Le Chimere del MAF

  1. Pingback: #creaturefantastiche sui gioielli etruschi | Museo Archeologico Nazionale di Firenze

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