Chiude la mostra “Il mondo che non c’era”

Si è conclusa il 6 marzo la mostra “Il mondo che non c’era” dedicata alle civiltà precolombiane nella collezione della Fondazione Ligabue. Ancora per qualche giorno le operazioni di smontaggio della mostra faranno sì che il percorso di accesso alle collezioni del museo da parte dei visitatori, dopo la biglietteria, obblighi a passare dal Giardino. Se questo da un lato può creare disagio, del quale ci scusiamo, siamo sicuri che apprezzerete però il giardino in fiore, con le sue camelie bianche e rosa e le magnolie al massimo del loro splendore.

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Il Giardino fiorito

La mostra “Il mondo che non c’era” ha fatto registrare nel corso della sua durata, da settembre 2015 al 6 marzo scorso, più di 31 mila visitatori. Un numero molto elevato, sul quale sicuramente ha influito l’interesse per un tema inconsueto per un museo archeologico italiano, ma che sicuramente suscita da sempre una grande curiosità: il cosiddetto Nuovo Mondo e le sue civiltà, così lontane dalla nostra cultura, esercitano su di noi un fascino molto particolare; ecco che la mostra “Il mondo che non c’era” ci ha avvicinato a culture e espressioni artistiche tanto lontane da noi, eppure capaci di suscitare ugualmente la nostra meraviglia e il nostro interesse.

Maschera in onice verde, Messico, cultura Teotihuacan, Collezione Medicea, ora Museo degli Argenti

Maschera in onice verde, Messico, cultura Teotihuacan, Collezione Medicea, ora Museo degli Argenti

Un aspetto della mostra che va sottolineato è stato di aver reso evidente il legame tra il Mondo che non c’era e la città di Firenze: e senza soffermarci sul fatto che fu un fiorentino, Amerigo Vespucci, a fugare ogni dubbio sul fatto che le Indie fossero un nuovo continente e che da lui derivi il nome America, ricordiamo qui che alcuni dei reperti esposti, come la maschera di onice della cultura Teotihuacan, fanno parte della collezione medicea, collezione (oggi divisa tra il Museo degli Argenti e il Museo di Antropologia di Firenze) che si formò a seguito di una spedizione voluta da Ferdinando I de’Medici, convinto della necessità per Firenze di avere anch’essa un emporio in America del Sud (l’abbiamo raccontata qui). La sua idea non ebbe seguito dopo la sua morte, ma grazie ad essa Firenze poté stringere un legame ancora più forte con il Nuovo Mondo.

Maschera d'oro della cultura Lambayeque, Perù, scelta come immagine-simbolo della mostra

Maschera d’oro della cultura Lambayeque, Perù, scelta come immagine-simbolo della mostra

La mostra, che è nata grazie ad un’idea e ad un accordo con la Fondazione Ligabue di Venezia, e che ha esposto per la maggior parte (eccetto gli oggetti “fiorentini” e alcuni provenienti dal Musée du Quay Brainly di Parigi) materiali appartenenti alla collezione della Fondazione Ligabue, che ha condotto e conduce ricerche antropologiche e archeologiche nell’America del Sud, ha dunque avuto il merito di avvicinarci a materiali, culture, civiltà, tanto distanti da noi: il Mondo che non c’era ci è apparso in tutta la sua ricchezza e varietà.

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