Il MAF e Michelangelo: le collezioni di antichità dei Buonarroti tra via Ghibellina e via della Colonna.

Dal 14 al 19 luglio Firenze celebra, con la Settimana Michelangiolesca, uno dei suoi più amati e ammirati cittadini, il grande Michelangelo Buonarroti, proprio nei giorni in cui ricorre l’anniversario delle celebrazioni funebri a lui dedicate. La settimana, nata l’anno scorso a cinquecentocinquanta anni dalla sua morte, ha assunto quest’anno il carattere di un vero e proprio festival. Forse, però, non tutti sanno che in città, oltre alle più famose opere del Maestro, è possibile visitare il palazzo della famiglia Buonarroti, sede di un museo che ospita, tra le altre, una collezione di oggetti antichi. Oggetti che hanno una storia lunga e articolata, che nel XIX secolo passa anche dal Palazzo della Crocetta: è proprio ricordandola, dunque, che il MAF offre in questi giorni il suo tributo al grande artista.

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Casa Buonarroti (foto http://www.casabuonarroti.it/it/)

Nei primi decenni del ‘600 Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1647), pronipote di Michelangelo, cominciò ad adoperarsi per decorare il palazzo di famiglia in via Ghibellina in modo da rendere il giusto onore alla fama dell’avo. Nei suoi progetti era anche una raccolta di antichità, quell’antico che tante volte aveva ispirato l’illustre parente nella realizzazione delle sue opere. Michelangelo durante la sua giovinezza si era infatti formato nel Giardino di San Marco, che accoglieva gran parte delle collezioni di antichità di Lorenzo il Magnifico, lì disposte ad uso e studio degli artisti che ruotavano attorno alla corte medicea. Nonostante il suo amore per l’arte antica, tuttavia, egli non creò mai una propria raccolta.

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Il giardino di San Marco nel XVI sec. (foto https://it.wikipedia.org/wiki/Giardino_di_San_Marco)

Sullo scorcio del secolo la collezione archeologica di famiglia venne incrementata da un altro discendente di Michelangelo, l’erudito Filippo (1661-1733), che, coerentemente con gli interessi degli studiosi del proprio tempo, cominciò a dedicarsi anche allo studio dell’arte etrusca.  Le antichità rimasero nel palazzo Buonarroti fino al 1881, quando fu deciso di trasportarle nel museo archeologico fiorentino da poco costituito, dove i materiali furono inventariati e soltanto in parte esposti. Del trasferimento fu grande promotore l’allora direttore Milani, che riteneva che le antichità ben poco avessero a che fare con la celebrazione del genio michelangiolesco nel palazzo della famiglia. Dopo il ritorno di qualche opera a Casa Buonarroti nel 1965, è stato soltanto nel 1996 che i pezzi della collezione archeologica sono tornati tutti al loro posto.

Casa Buonarroti in un'incisione del XIX sec.

Casa Buonarroti in un’incisione del XIX sec.

Tra i pezzi due volte trasferiti ne ricordiamo soltanto alcuni: sono quelli che, chi visitasse il museo delle Antiche Collezioni e il Museo Buonarroti, potrebbe divertirsi a riconoscere e confrontare tra loro. Prima tra tutte un’urna cineraria in terracotta di origine chiusina, datata al II sec. a.C., come tante che oggi fanno bella mostra di sé nella sala IX del Museo. La particolarità del pezzo sta però nell’eccezionale conservazione della policromia, probabilmente quella originale, in particolare nella scena di combattimento stampata sulla cassa.

L'urna di Casa Buonarroti (in alto) e quelle esposte nel Museo (in basso)

L’urna di Casa Buonarroti (in alto) e quelle esposte nel Museo (in basso)

Ancora, si ricollegano immediatamente agli ex voto fittili conservati al secondo piano del museo gli ex voto anatomici, una testa maschile e un utero, da casa Buonarroti, datati al III-II sec. a.C. Riproduzioni in terracotta di parti od organi del corpo umano, venivano donati dai devoti nei santuari per chiedere alle divinità una guarigione o in cambio di una grazia ricevuta.

Teste e utero, ex voto fittili da Casa Buonarroti (in alto) e dal Museo Archeologico (in basso)

Teste e utero, ex voto fittili da Casa Buonarroti (in alto) e dal Museo Archeologico (in basso)

Infine, chi ha presente la produzione etrusca di bucchero, ben rappresentata nelle prime sale del secondo piano del Museo, non stenterà a riconoscere i numerosi esempi di vasellame da banchetto della caratteristica ceramica nera conservati a casa Buonarroti, sia di VII che di VI sec. a.C.

Vasellame in bucchero dal Museo Archeologico (in alto) e da Casa Buonarroti (in basso)

Vasellame in bucchero dal Museo Archeologico (in alto) e da Casa Buonarroti (in basso)

Anche in questo caso, dunque, la storia di Firenze intreccia all’interno della stessa trama persone, luoghi e tempi diversi, e la città del David dischiude i suoi tesori più antichi anche a chi, purista del Rinascimento, una visita all’Archeologico non l’avesse ancora programmata!

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