Il Museo Egizio e l’egittomania ottocentesca a Firenze

Chi ha avuto occasione di visitare il Museo Egizio di Firenze sarà certamente rimasto colpito dalla fastosa ambientazione egittizzante che alcune sale hanno mantenuto negli anni: colonne con capitelli papiriformi, stucchi e geroglifici dipinti, soffitti blu punteggiati di stelle dorate. Ma perché tutta questa “scenografia”?

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La sala III, con ambientazione egittizzante

Per comprendere quella che pare una bizzarria di alcune sale del mediceo Palazzo della Crocetta bisogna lasciarsi andare al clima culturale dei decenni finali dell’800, quando il museo trova qui la sua sede definitiva; si scoprirà così una Firenze affascinata e profondamente influenzata dall’antico Egitto, dai suoi simboli e dalle sue rivelazioni.
Già dopo la spedizione franco-toscana degli anni 1828-29 comincia a diffondersi nella decorazione artistica il gusto egittizzante: nelle ceramiche così come nelle arti decorative si ripropongono motivi nilotici, scarabei alati e pattern dorati mentre lo stile architettonico eclettico che caratterizza tutto il secolo fa sì che questa fascinazione esotica venga importata persino nell’ambito funerario. A Firenze, prima ancora che le sale del Museo Egizio fossero allestite con questo aspetto da E. Schiaparelli, F. Stibbert andava sistemando la sua dimora e le sue collezioni di armi e oggetti esotici (di cui facevano parte anche alcuni reperti egizi): nasce così nel 1865 il tempietto neoegizio che ancora oggi si può ammirare nel giardino della sua grande villa museo, realizzato su progetto dell’architetto Poggi (come Stibbert legato alla Massoneria) e arredato con reperti autentici.

Il tempietto neoegizio nel giardino di villa Stibbert

Il tempietto neoegizio nel giardino di villa Stibbert (foto http://www.facebook.com/pages/Museo-Stibbert)

Già negli anni Venti del secolo la manifattura di Doccia aveva prodotto per la Richard Ginori ceramiche decorate in stile egittizzante (su disegno di G. Lodi) per il servizio da tavola del Kedivè d’Egitto Ismail Pacha; e, ancora all’inizio del ‘900, con la serie Ricordi Faraone, questo filone stilistico trovava la sua continuità.

Alcuni pezzi del servito per il Kedivè e un bozzetto di Lodi

Alcuni pezzi del servito per il Kedivè e un bozzetto di Lodi

Un altro manifesto dell’egittomania fiorentina ottocentesca è il Cimitero degli Inglesi, in cui i simboli egizi che compaiono sulle lapidi sono strettamente legati al linguaggio massonico. La piramide e l’obelisco, per esempio, spesso presenti come segnacoli e sulle lapidi, sono legati alla simbologia solare e indicano rinascita e vita eterna, così come lo scarabeo alato. I simboli egittizzanti che compaiono sulla tomba del poeta A.H. Clough sarebbero addirittura stati copiati dal volume di schizzi di J.-F. Champollion, capo, assieme al pisano I. Rosellini, della già citata spedizione in Egitto.

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Il cimitero degli Inglesi di Firenze

Nello stesso cimitero riposa anche, ironia della sorte, una giovane schiava nera di nome Kalima, morta all’età di 38 anni, venuta a Firenze proprio al seguito della spedizione e accolta da una famiglia russa che viveva in città, che la battezzò come Nadezda e la liberò.
Le sale II, III, IV, V e VIII del museo fiorentino, pertanto, si inseriscono perfettamente in questo contesto. Le prime sono divise in settori da coppie di colonne dipinte come un trompe l’oeil, ad imitazione dei geroglifici scolpiti in basso rilievo; lo stesso vale per gli architravi, laddove compaiono, all’interno di cartigli, persino i nomi dei reali Umberto e Margherita accompagnati dal blasone di casa Savoia e dal giglio di Firenze: un raffinato omaggio porto al re in occasione della sua visita per l’inaugurazione del museo, nel 1883. Nelle sale IV/V il soffitto riproduce, coprendo la decorazione settecentesca, un vasto cielo stellato in cui si distingue la costellazione del cane, realizzata in trasparenza.

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Il soffitto della sala IV/V, in altro, con la costellazione del cane e un tassello in cui si intravede la decorazione precedente; il cielo sopra la sala VIII, in basso.

Lo stesso cielo si ritrova nella sala che oggi ospita le mummie, lungo le cui pareti sono sistemate preziose vetrine in legno nero, di forma trapezoidale e decorate da simboli dorati e fiori di loto in rilievo.

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Le vetrine antiche della sala VIII

Le sale egittizzanti costituiscono oramai una sorta di museo nel museo, e proprio per questo resteranno intatte anche nel corso delle operazioni di ammodernamento che in questo periodo riguardano il museo; testimonianza sì di un’epoca storica e di un preciso gusto decorativo, ma anche quinta fantastica in cui perdere lo sguardo mentre si ammirano reperti così inconsueti nella città del Rinascimento.

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One thought on “Il Museo Egizio e l’egittomania ottocentesca a Firenze

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