Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze durante la Seconda Guerra Mondiale

In un post precedente vi abbiamo raccontato la situazione di Firenze e del Patrimonio Archeologico toscano alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In questo post invece approfondiamo la situazione del Museo Archeologico Nazionale di Firenze durante il Conflitto.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sorprese il Museo Archeologico Nazionale di Firenze nel bel mezzo di un riordino totale delle sue collezioni: fin dal 1925 infatti era stato approvato un progetto per il suo ampliamento e riallestimento il cui nodo centrale era costituito dall’acquisto del Palazzo degli Innocenti prospiciente piazza della SS. Annunziata e via G. Capponi. L’atto di compravendita e il passaggio al demanio statale dell’immobile erano stati decisi e avviati verso la fine degli anni ’30 del Novecento. Con l’inizio della Guerra, però, si bloccò tutto…

Lettera del Minto del 1945 in cui si fa il resoconto dei danni occorsi al Museo Archeologico di Firenze durante la guerra

Lettera del Minto del 1945 in cui si fa il resoconto dei danni occorsi al Museo Archeologico di Firenze durante la guerra

Il Museo subì lo stesso destino di tutti i musei italiani, archeologici e non: le sue collezioni furono riparate in luoghi ritenuti sicuri e il museo stesso fu chiuso al pubblico, anche se fu mantenuto il servizio di vigilanza. Nello specifico, le collezioni archeologiche furono nascoste nei sotterranei del Museo, mentre i Grandi Bronzi, Chimera, Minerva, Arringatore e Idolino di Pesaro, furono trasportati alla Villa Medicea di Poggio a Caiano, che per tutta la durata della Guerra fu utilizzata come deposito di sculture d’arte antica e rinascimentale provenienti, oltre che dall’Archeologico, anche dagli Uffizi e dal Bargello.

L’agosto del 1944 è cruciale per Firenze. Anche il Museo Archeologico rimane coinvolto negli scontri che seguono alla Battaglia di Firenze tra Patrioti, supportati dagli Alleati, e Tedeschi aiutati dai Fascisti. Tuttavia, nonostante quei giorni convulsi, l’edificio riportò pochi danni, prodotti sia dallo spostamento d’aria conseguente ai bombardamenti aerei, che fece esplodere alcuni vetri, sia dalla caduta di proiettili d’artiglieria.

Una lettera che risente ancora dell’allarme e della concitazione degli eventi, firmata dal Soprintendente Antonio Minto e indirizzata al Ministro dell’Istruzione Pubblica, racconta però un episodio di cui il museo fu, suo malgrado protagonista. Racconta infatti il Minto, in una lettera datata 16 agosto 1944 (conservata nell’Archivio Storico della Soprintendenza Archeologica Toscana), che l’edificio “fu oggetto di alcune perquisizioni da parte di squadre armate di patrioti, essendo corsa nel vicinato la falsa voce che nel museo si trovavano nascosti elementi fascisti repubblicani che sparavano dall’alto in direzione di Via della Colonna“. Il Minto racconta che nel corso di un primo sopralluogo, l’11 agosto, si riscontrò che in effetti nessuno poteva aver sparato dall’edificio, né dal tetto. Ma siccome alcuni abitanti di via Laura, forse per deviare le indagini, suggerisce il Minto, continuavano a sostenere che colpi d’arma da fuoco partivano dal Museo o dall’annesso giardino, il 12 agosto il primo custode Carlo Fabiani fu interrogato, per scoprire se nascondesse franchi tiratori all’interno della struttura. Egli fu comunque subito rilasciato, perché non risultò in alcun modo coinvolto.

Civili si sporgono per verificare la presenza di tedeschi o franchi tiratori. Credits Firenze in guerra

Civili si sporgono per verificare la presenza di tedeschi o franchi tiratori. Credits Firenze in guerra

Gli spari dei franchi tiratori continuavano a piovere su via della Colonna, per cui il 13 agosto il museo fu preso d’assalto da una squadra di patrioti, la porta della Soprintendenza in via della Pergola fu sfondata e si innescò una sparatoria che produsse alcuni danni alle finestre e, riporta sempre il Minto, “ai monumenti del Museo Egizio al primo piano“. Fu condotto un esame minuto in ogni singola sala, dalla soffitta agli scantinati, e fu chiaro che nessuno in alcun modo poteva essere penetrato all’interno della struttura e che pertanto nessun colpo di arma da fuoco poteva essere stato sparato dall’interno del museo. Ancora il giorno dopo, un’altra squadra si presentò al museo per verificare la denuncia degli abitanti di via della Pergola che denunciavano nuovamente la presenza di franchi tiratori. Seguì un nuovo sopralluogo, una nuova perquisizione, che ancora una volta dimostrò l’estraneità del museo ai fatti. Ma a quest’ultimo sopralluogo ne seguì un altro, in via Laura: ed è qui che finalmente furono stanati e arrestati i franchi tiratori.

Questo è l’unico episodio che vede protagonista il Museo Archeologico durante la Guerra. Quanto alle opere, esse non subirono danni: le collezioni riparate nei magazzini infatti restarono al sicuro sia dalle esplosioni, sia dalle depredazioni che numerose si registrarono a scapito del Patrimonio artistico fiorentino. I Grandi Bronzi, riparati nella villa medicea di Poggio a Caiano, furono miracolosamente risparmiati dalle depredazioni tedesche. Dalla villa i Nazisti in ritirata avevano portato via ben 58 casse di sculture, tra cui il San Giorgio e il Marzocco di Donatello, il Bacco di Michelangelo e anche una lunga serie di sculture antiche degli Uffizi. Una fortuna, dunque, che Chimera, Minerva, Arringatore e Idolino non siano sembrati di gran valore e quindi degni di essere trafugati…

I Grandi Bronzi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze furono riparati durante la Guerra nella Villa Medicea di Poggio a Caiano

I Grandi Bronzi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze furono riparati durante la Guerra nella Villa Medicea di Poggio a Caiano

Alla fine della Guerra, bisogna contare i danni, con l’aiuto degli Ufficiali della MFAA (Monuments, Fine Arts and Archives), i Monuments Men al seguito dell’esercito Alleato: il Museo di Firenze ha subito relativamente pochi danni, che comunque hanno un costo che si va a sommare ai lavori già in atto prima dell’inizio della guerra per il riallestimento. Passeranno 5 anni prima che il Museo possa riaprire al pubblico con il nuovo allestimento che aspetta dal 1925. Ma questo ve lo racconteremo nella prossima puntata…

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3 thoughts on “Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze durante la Seconda Guerra Mondiale

  1. Vorrei tanto che il museo potesse veramente riaprire come un museo moderno, valorizzando le strutture esistenti,ad esempio fare un-entrata dignitosa dal palazzo della Crocetta e fare l’uscita da

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