Firenze, Museo Archeologico: un nuovo cippo esposto nell’ex Museo Topografico

Da pochi giorni un nuovo, voluminoso ospite si fa notare negli spazi al piano terreno del Museo, allestiti con la sezione tematica dedicata agli Etruschi Signori di Maremma. In una delle nicchie al di sotto delle arcate che sorreggono il Corridoio Mediceo è stato infatti collocato il cippo così detto “della Figuretta”, proveniente dall’omonima località nel comune di San Giuliano Terme (Pisa) e recentemente restaurato.

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Il cippo restaurato della Figuretta

Il cippo in marmo, destinato alla funzione di segnacolo funerario, fu rinvenuto in frammenti negli anni Ottanta in località La Figuretta. I frammenti consentono senza troppe difficoltà l’identificazione di un tipo di cippo ben noto, con base quadrangolare, terminazione cuspidata (a pigna) e quattro leoni rampanti in corrispondenza degli spigoli, con la testa girata verso l’esterno. Sulle facce della base erano scolpite quattro figure (di cui soltanto una ben conservata) di Sirene o Arpie. Nella mitologia sia greca che etrusca entrambi questi mostri erano immaginati con il volto di donna ed il corpo, o parte di esso, di uccello.

Dettagli: la sirena e la criniera del leone conservato

Dettagli: la sirena e la criniera del leone conservato

Molto simile è il cippo di Settimello, collocato agli inizi del Novecento sulla tomba di Casale Marittimo nel “giardino ameno” del museo archeologico ed oggi conservato a Villa Corsini a Castello. Questo tipo di segnacoli, denominati “pietre fiesolane” sono particolarmente diffusi nel territorio di Firenze e Fiesole nel tardo arcaismo, e trovavano la loro collocazione alla sommità dei grandi tumuli nelle necropoli, proprio come la originaria collocazione nel giardino del museo suggeriva.

Il cippo di Settimello

Il cippo di Settimello

L’analisi stilistica consente di datare il cippo all’età arcaica, riconducendolo all’attività delle raffinate officine scultoree che operavano anche a Pisa nel VI sec. a.C., sotto lo stimolo e probabilmente la guida di maestri provenienti dalla Ionia.

Il progetto del restauro, curato da A. Camilli e realizzato da G. Venturini, oltre che delle integrazioni manuali in argilla, si è servito anche delle moderne tecniche di modellazione 3d, grazie alle quali è stata realizzata una replica in materiale plastico, i cui pezzi sono stati utilizzati per l’integrazione dell’originale.

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