24 Ottobre 130 d.C.: Antinoo annega nel Nilo

Al secondo piano del palazzo della Crocetta, nel Museo delle Antiche Collezioni, si conserva quello che a lungo è stato ritenuto l’unico esemplare bronzeo noto di ritratto di Antinoo, il giovane originario della Bitinia amato dall’imperatore Adriano (117-138 d.C.), il colto e raffinato imperatore filelleno. Le fonti antiche, talvolta di parte e confuse, sono concordi nel collocare alla fine del mese di ottobre (forse proprio il 24) del 130 d.C. la sua prematura morte, avvenuta per annegamento nelle acque del Nilo.

20141024_115254Dal mese di agosto al mese di novembre l’imperatore, che amava viaggiare attraverso le province dell’impero accompagnato dal suo favorito, si trovava in Egitto; qui, nel corso di una navigazione lungo le acque del Nilo, presso Ermopoli il giovane Antinoo incontrò la morte a poco meno di venti anni. Almeno tre sono le versioni riguardo alla sua scomparsa: una disgrazia, un sacrificio oppure un suicidio, una sorta di autoimmolazione agli dei per favorire la sorte di Adriano.

Se non possiamo essere certi sul giorno della morte, è pur vero che essa avvenne in concomitanza con le commemorazioni della morte di Osiride, il 24 ottobre, appunto, e che in quel giorno furono resi al giovane gli onori funebri. Secondo una tradizione egizia già testimoniata da Erodoto, chi moriva annegato nel Nilo aveva diritto a ricevere onori quasi divini; Adriano, oltre ad associare la sua figura a quella del dio egizio morto e risorto dal Nilo, ne fece immediatamente l’oggetto di un culto eroico, che si diffuse in tutte le province dell’impero: in Grecia e nelle province orientali il culto assunse addirittura forme sincretiche, vedendo Antinoo di volta in volta venerato coma Adone, Apollo, Dioniso o Pan. In suo onore l’imperatore fece erigere una nuova città, di fronte ad Ermopoli, che da lui prendeva il nome, Antinoe.

20141024_115310Subito dopo la morte del giovane amasio di Adriano fu creato il tipo ritrattistico che lo caratterizza, con il mento arrotondato, la bocca carnosa, il naso dritto e soprattutto la massa compatta ed apparentemente disordinata di riccioli, lunghi sulla fronte e sulla nuca. La folta chioma, una della qualità caratterizzanti degli eroi morti anzitempo anche in Omero, ombreggia il volto pensoso e malinconico del giovane, reclinato di lato.

20141024_115351L’esemplare dei Musei Archeologici Fiorentini è oggi identificato con una copia o calco da originale, eseguito probabilmente all’epoca di Cosimo I da una bottega fiorentina (sicuramente prima del 1574, quando compare negli inventari di Palazzo Vecchio). La sua realizzazione si spiega con la rinnovata fortuna di cui il tipo ritrattistico del giovane bitinio godette nei primi decenni del Cinquecento, in particolar modo all’interno dei circoli intellettuali dediti alle speculazioni teosofiche ed esoteriche.

Il mito di Antinoo e la fortuna che egli ebbe dal Rinascimento in avanti tornano con forza nel Neoclassicismo, quand’egli diventa il simbolo di una bellezza senza tempo e il suo ritratto è desiderato da tutti i grandi collezionisti di antichità, ma culminano nel Novecento nel racconto che di lui fa lo stesso imperatore Adriano attraverso la penna di Marguerite Yourcenar. Leggere le “Memorie di Adriano” offre la possibilità di cogliere con freschezza la bellezza disinvolta del giovane amante dell’imperatore, e di respirare, attraverso la sua storia, le atmosfere dell’Impero Romano del II secolo d.C.: un impero tanto grande, tanto vario e tanto bizzarro, nel quale era possibile che un giovane cortigiano diventasse un dio e a lui fosse dedicata una città nel luogo in cui era morto. Una città che negli anni ’30 del Novecento è stata oggetto di scavi archeologici dell’Istituto Fiorentino di Papirologia. I reperti, e tra questi principalmente i tessuti, ci restituiscono la vitalità di una città romana dell’età imperiale e tardoimperiale. Ma di Antinoe, della sua storia, degli scavi e dei suoi tessuti, che sono esposti al Museo Egizio di Firenze vi racconteremo un’altra volta…

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2 thoughts on “24 Ottobre 130 d.C.: Antinoo annega nel Nilo

  1. Pingback: Caccia al tesoro: trova i reperti del MAF ne “La Tribuna degli Uffizi” di J. Zoffany | Museo Archeologico Nazionale di Firenze

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