Firenze, Musei Archeologici Nazionali: una giornata da dimenticare

Credo che la giornata del 19 settembre 2014 la ricorderemo per un bel po’ qui a Firenze. C’è chi l’ha paragonata addirittura all’alluvione del 1966 per la violenza e l’entità dei danni al Patrimonio. La bomba d’acqua che si è abbattuta venerdì sul centro di Firenze, completa di grandinata e di tromba d’aria, ha provocato enormi danni a numerosi giardini storici e piazze ed ha comportato la chiusura di alcune importanti istituzioni museali. L’orto botanico in particolare ha subito danni enormi, così come il Cimitero degli Inglesi, Piazza San Marco, e il Giardino Ameno del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

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Il pino abbattutosi sulla tomba a tumulo di Casale Marittimo nel Giardino del Museo Archeologico Nazionale di FIrenze

Sono stati solo 10 minuti, ma per chi li ha vissuti sono durati un’eternità. Fino a pochi minuti prima dell’una, in giardino erano presenti tecnici e personale della Soprintendenza che stavano curando l’allestimento di una mostra che avrebbe inaugurato il giorno dopo, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. La giornata era grigia fin dal mattino, tuttavia è solo poco prima dell’una che scende un buio minaccioso e che inizia a piovere. La pioggia diviene sempre più forte, si trasforma in grandine, è una forza potentissima. Mentre chi si trova in giardino trova riparo, la grandine cede il passo ad una tromba d’aria che in un attimo divelle ben due pini, strappandoli da terra con tutte le radici e li fa schiantare sulle tombe etrusche ricostruite, che costituiscono la particolarità del giardino del museo. Fortunatamente nessuno rimane coinvolto, ma vedere due alberi così imponenti abbattersi da un momento all’altro è uno spettacolo straziante. La furia della tromba d’aria non risparmia alcune finestre del museo, dalle quali entra poi copiosa acqua che allaga i corridoi e le scale. Poi finalmente la furia degli elementi si esaurisce, o si sposta. E noi attoniti contempliamo i danni. Ci rimbocchiamo tutti le maniche, fin dai primi istanti successivi alla tempesta, fornendo assistenza ai visitatori, spaventati tanto quanto noi da quanto appena successo, e asciugando l’acqua che si è riversata all’interno dell’edificio.

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É emergenza. Innanzitutto il museo in queste condizioni non può restare aperto, perché non possiamo assicurare l’incolumità dei visitatori (che, comunque, per loro fortuna si trovavano all’interno delle sale invece che fuori, per strada). Appena si ristabilisce la situazione, i visitatori vengono dunque invitati ad uscire, Il museo viene chiuso, e si decide di non aprire neanche nella mattinata di sabato, in modo da poter rimettere in sicurezza l’edificio e il percorso espositivo.

Il vero disastro però è avvenuto in giardino: due immensi alberi di pino, che da 50 anni assicuravano la loro ombra alle tombe etrusche, sono stati abbattuti come fossero canne di bambù: il tronco e i rami si sono schiantati sulla tomba ricostruita di Crocefisso del Tufo e sulla tomba a tumulo ricostruita di Casale Marittimo; anche un grosso ramo del grande tasso plurisecolare si è schiantato al suolo: ulteriore danno che questo grande albero subisce, dopo che un altro ramo era crollato nel 2010 in seguito alla pesante nevicata di fine dicembre che in molti a Firenze ricordano. E poi vasi di azalee, palme e altri alberi e alberelli che animavano le aiuole giacciono ora a terra, vittime della furia degli elementi. Contemplare questo spettacolo è agghiacchiante, lascia attoniti, impotenti. Il giardiniere, Alessandro Pirali, è annichilito: fino a un momento prima stava lavorando sotto quegli alberi, e la sua preoccupazione era pulire per l’apertura straordinaria del giorno dopo, levare i rametti secchi e togliere le foglie cadute, e un momento dopo quel luogo cui si dedica con anima e passione da anni è un cumulo di macerie. Si chiede se sia un sogno, ma ahimè no, non lo è.

Il pino abbattuto sulla tomba a tumulo di Casale Marittimo

Il pino abbattuto sulla tomba a tumulo di Casale Marittimo

É impossibile valutare nei primi momenti l’entità dei danni occorsi alle tombe etrusche, che sono totalmente coperte dalle fronde degli alberi crollati. Non sembra che le strutture ne abbiano risentito in maniera drammatica, dato che non sono crollate, tuttavia bisognerà monitorare la situazione nel futuro.

Sabato mattina, a museo chiuso, iniziano i primi lavori intensi di risistemazione del giardino. Si pone il problema di come asportare i due grandi tronchi, e si cominciano ad eliminare le fronde. Operai specializzati intervengono e interverranno poi nei giorni successivi, per riportare il giardino alla normalità. Ma ci vorrà del tempo perché il Giardino Ameno del Museo Archeologico Nazionale di Firenze torni al suo antico splendore.

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Era importante raccontarvi fin da subito cosa stava succedendo. Così nel primo pomeriggio abbiamo pubblicato sulla pagina facebook di Archeotoscana e sull’account twitter del Museo le prime foto di quei momenti. Abbiamo riscontrato da parte vostra grandi attestati di solidarietà e vi abbiamo sentiti molto vicini in un momento di grande difficoltà e smarrimento. Intanto il museo ha ripreso la sua consueta attività, riaprendo i battenti da sabato sera come da programma delle Giornate Europee del Patrimonio. Per il giardino, invece, occorrerà aspettare un po’ di tempo: intanto vanno rimossi gli alberi caduti, poi andranno rimesse in sicurezza le tombe colpite e dovrà essere ridata una nuova immagine rigogliosa a questo spazio che è un nostro gioiello del quale andiamo orgogliosi. Vi aggiorneremo sugli sviluppi futuri e non vediamo l’ora che il Giardino torni di nuovo ad essere “ameno”.

Ecco come si presentava fino a pochi giorni fa l'angolo più colpito dalla tromba d'aria: sulla sinistra la tomba di Crocefisso del Tufo, in centro il tumulo di Casale Marittimo e sulla destra il pino che è stato abbattuto.

Ecco come si presentava fino a pochi giorni fa l’angolo più colpito dalla tromba d’aria: sulla sinistra la tomba di Crocefisso del Tufo, in centro il tumulo di Casale Marittimo e sulla destra il pino che è stato abbattuto.

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