In margine alla mostra “La Sardegna Nuragica”: la Sardegna e l’Etruria Settentrionale

La mostra “Miti e simboli di una civiltà mediterranea: la Sardegna Nuragica” non è solo l’occasione per far conoscere la civiltà nuragica al di fuori dei suoi confini, ma anche per approfondire alcuni aspetti, poco noti al grande pubblico, che riguardano i rapporti tra la Sardegna e la Toscana a partire dal IX secolo a.C. Ecco allora che la mostra è l’occasione per riscoprire alcuni interessanti materiali provenienti da tombe etrusche di Populonia e Vetulonia, i centri maggiormente in contatto con i naviganti Sardi.

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In mostra, infatti, troverete, accanto a bronzetti e altri manufatti nuragici rinvenuti in Sardegna, anche un discreto numero di oggetti nuragici provenienti però da tombe e da siti della Toscana, in particolare da Vetulonia e Populonia, appartenenti alle collezioni dei Musei Archeologici di Firenze. La mostra è così l’occasione per mostrare al pubblico l’entità di questi materiali, che a tutta prima sembrerebbe inconsueto rinvenire dalle nostre parti. Perché mai infatti dovrebbero trovarsi in Etruria navicelle nuragiche e bronzetti provenienti dalla Sardegna? E perché così numerosi?

Per meglio capire l’intensità dei contatti tra Sardegna e Toscana, proviamo a tracciare un quadro della situazione intorno all’IX secolo a.C. E certo, un elemento fondamentale è la disponibilità di metalli sulle coste toscane e sull’Isola d’Elba.

Materiali nuragici provenienti da contesti archeologici dell'Etruria (Vetulonia e Populonia)

Materiali nuragici provenienti da contesti archeologici dell’Etruria (Vetulonia e Populonia)

Il processo che porta alla formazione di grandi agglomerati di popolamento a Populonia, direttamente sul mare, e a Vetulonia, sulla collina che domina la laguna costiera del Prile, è legato infatti alle straordinarie ricchezze minerarie delle quali il territorio dispone: il controllo da parte delle popolazioni locali sulle Colline metallifere e, soprattutto, sull’Isola d’Elba, favorisce forme di accumulazione particolarmente vistose. Il richiamo esercitato da questi centri di approvvigionamento del minerale spiega la loro apertura verso l’esterno, in un periodo estremamente precoce che comincia già nel IX sec. a.C. Questa apertura è documentata anche dalla presenza di una notevolissima quantità di materiali, soprattutto bronzei, prodotti nella Sardegna nuragica: manufatti che parlano di una intensa attività di interscambio con le popolazioni della grande isola tirrenica. Esiste di fatto una tradizione letteraria che avvicina Sardi ed Etruschi: in particolare, secondo un commento ad un passo dello storico Timeo, Tirreno, il fondatore del popolo etrusco, sarebbe giunto dalla Lidia con la moglie, chiamata Sardò, nome da cui discenderebbe quello della grande isola “ricca di argento”. Anche i Sardi sono del resto ricordati dalle fonti antiche come abili navigatori ed è interessante sottolineare la presenza di piccoli nuclei di materiali di manifattura etrusca, in particolare rasoi e fibule, in siti sardi di cultura nuragica.

Una vetrina della mostra sulla Sardegna Nuragica in cui sono esposti materiali nuragici provenienti da siti etruschi. Tra tutti si riconosce una navicella nuragica

Una vetrina della mostra sulla Sardegna Nuragica in cui sono esposti materiali nuragici provenienti da siti etruschi. Tra tutti si riconosce una navicella nuragica

Per quanto riguarda l’Etruria settentrionale costiera, la massima concentrazione dei materiali sardi si registra a Vetulonia e a Populonia. La varietà di materiali nuragici presenti in Etruria è notevole: si va dalle notissime navicelle nuragiche ad oggetti di ornamento personale, ad armi, a pendagli e a vasellame. Di queste tipologie di materiali, certamente le navicelle nuragiche sono quelle che più colpiscono l’immaginazione e che costituiscono tutt’oggi un vero rebus per gli archeologi: si tratta di oggetti caricati di un valore simbolico e sacrale molto elevato, come dimostra la loro esclusiva presenza, in Sardegna, in contesti santuariali, pozzi sacri e templi, e simboleggiano allo stesso tempo la nave ed il gruppo sociale che nei commerci, nella marineria e molto probabilmente anche nella pirateria, traeva il sostentamento per sé e per coloro che restavano a terra. In Etruria questi oggetti si ritrovano in contesti funerari, nei corredi di sepolture di personaggi d’alto lignaggio, e sono un ulteriore elemento per celebrarne il proprietario: valga per tutti il ricchissimo corredo della tomba del Duce di Vetulonia (esposto in mostra “Signori di Maremma” al MAF); tra l’altro proprio la navicella nuragica di gran lunga più sontuosamente decorata tra gli esemplari conosciuti proviene proprio da questa sepoltura.

Navicella dalla Tomba del Duce di Vetulonia, detta l' "arca di Noè" per la presenza di numerosi animali

Navicella dalla Tomba del Duce di Vetulonia, detta l’ “arca di Noè” per la presenza di numerosi animali

Quale può essere il significato della presenza di tanti bronzi sardi in Etruria? Certamente si trattava di oggetti di prestigio, frutto di grande abilità artigianale. Essi potevano aver assunto il valore di preziosi e singolari oggetti di dono tra capi o tra individui eminenti, come simbolo degli scambi commerciali e dei rapporti personali intercorrenti tra loro, o ancora di scambi matrimoniali oppure, ancora, oggetti di proprietà di genti sarde trasferitesi sulle coste toscane, nei centri minerari dell’Etruria.

Questo testo è tratto e adattato dal contributo “La Sardegna e l’Etruria settentrionale” di G.C. Cianferoni e S. Rafanelli per il catalogo della mostra “Miti e simboli di una civiltà mediterranea: la Sardegna nuragica”, a cura di F. Campus, V. Leonelli.

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