9/9/1900: il vaso François e il “sacrilego custode”

Con questo articolo inauguriamo la categoria “Accadde oggi“, dedicata alle ricorrenze di momenti salienti della storia dei musei e dell’archeologia in Toscana.

“ È universalmente noto il triste fatto avvenuto nel Museo Archeologico di Firenze il 9 settembre 1900. Un sacrilego custode, mosso da pazzo furore di vendetta, lanciava un pesante sgabello contro il più prezioso cimelio del Museo, il kratere di Ergotimos e Klitias, il vaso François, di celebrità mondiale, il vaso principe della ceramica antica, e lo riduceva nel deplorevole stato che la annessa fig. 2 dimostra (…) Il disastro parve irreparabile e tutti i giornali infatti parlarono del vaso François come di un capolavoro dell’arte antica ormai distrutto e perduto per sempre.”

Con queste parole l’allora direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze, Luigi Adriano Milani, descriveva ciò che avvenne esattamente 113 anni fa, il 9 settembre del 1900. In quella data infatti un custode del museo, adirato con un collega per dissensi sul servizio, lanciò uno sgabello contro la vetrina che conteneva il cratere, riducendolo in ben 638 frammenti. Come se non bastasse uno dei visitatori presenti al momento della catastrofe, approfittando della confusione, si impadronì di uno dei frammenti del vaso: fortunatamente  il pezzo fu restituito, senza che si scoprisse mai l’identità di colui che lo aveva sottratto. Già rinvenuto in pezzi al momento della scoperta, il vaso era così nuovamente frantumato e si correva il rischio di non poterlo più ammirare nel suo originale splendore.

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Il vaso François fotografato subito dopo il “triste fatto”

Il vaso François è uno dei più importanti reperti oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze: si tratta di un cratere a volute attico realizzato intorno al 565 a.C. nella tecnica a figure nere. Il vaso fu rinvenuto dal notissimo esploratore di necropoli etrusche Alessandro François (1796-1857), in una tomba a camera nella località di Fonte Rotella, circa 3 km a nord di Chiusi (Siena), nella tenuta granducale di Dolciano. Gli scavi del 1844 portarono al ritrovamento dei primi frammenti: questi vennero affidati al restauratore Giovanni Gualberto Franceschi che, nel rimontare il vaso, ne constatò la mancanza di più di un terzo. Nella primavera del 1845 Alessandro François riprese dunque lo scavo, trovando nuovi frammenti, l’inserimento dei quali comportò un nuovo intervento di restauro.

Si tratta di uno dei più antichi e dei più grandi crateri a volute attici, particolarmente notevole per la ricca decorazione figurata accompagnata da iscrizioni relative a personaggi e oggetti: fra queste spiccano i nomi degli artisti che realizzarono il vaso, il ceramista Ergótimos, creatore della forma, e il ceramografo Kleitías che lo dipinse. Sulla sua superficie sono rappresentate scene e divinità della mitologia greca, tra cui il matrimonio di Peleo e Teti, futuri genitori di Achille, e la morte di quest’ultimo, oltre a storie di Teseo e altri eroi.

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Il cratere François

Luigi Milani continua così il suo racconto di ciò che accadde dopo la rottura del vaso:“ Io, direttore del Museo, mi trovavo a Carlsbad in congedo quando avvenne il fatto, e, ricevendone telegraficamente la notizia, mi sentii ghiacciare il sangue più a fondo che se quel forsennato custode mi avesse fatta la ferita materiale inferta al soprastante Scifoni. Se non che giunto a Firenze e messomi a studiare e classificare i singoli pezzi del vaso, potei constatare che, sebbene ridotto in 638 frammenti e perfino parzialmente in ischeggie ed in polvere, il vaso non solo era restaurabile, ma si poteva fare un restauro molto migliore di quello eseguito sotto Leopoldo II all’epoca della scoperta (1844-45).”

Fu così che il Milani incaricò del restauro l’allora conservatore del Museo Pietro Zei, il quale lo ricompose in due lunghi anni di lavoro, rendendolo “…più bello e, nell’effetto estrinseco, più completo di prima”: il restauratore apportò infatti numerose correzioni e aggiunte eliminando i dislivelli e le irregolarità che erano presenti sulla superficie del vaso dopo il restauro eseguito dal Franceschi.

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La sala del vaso François oggi, al II piano del Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Oggi, accanto al cratere completamente restaurato, i visitatori possono ammirare anche il “sacrilego” e oramai famoso sgabello, ricordo della vicenda passata e perentorio monito per il futuro: attenti a non far arrabbiare i custodi!

😉

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9 thoughts on “9/9/1900: il vaso François e il “sacrilego custode”

  1. Pingback: Istruzioni per l’uso: le FAQ dei Musei Archeologici di Firenze | Museo Archeologico Nazionale di Firenze

  2. Mi sono interessato anni fa a questo magnifico cratere attico del VI sec. a. C. perché su di esso è dipinta la nave, probabilmente una triacontoro, con la quale, secondo il mito, Teseo riportò ad Atene i 14 giovani destinati al Minotauro. Della nave – descritta da Morrison J. e R. T. Williams in “Greek oared ships” Cambridge University Press 1968 – ho ottenuto per motivi di studio la sua splendida immagine, per gentile concessione della Soprintendenza per i beni Archeologici della Toscana. Ho condiviso questo post su fb senza pubblicare tale immagine per rispetto del copyright.

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    • Non so se il commento di Borgognoni si riferisce al mio post; se sì, la nave non si trova su un pezzo “avanzato”, ma si trova sul vaso in prossimità della voluta dell’ansa , a sinistra del registro superiore del collo del cratere dove si trova, se non mi sbaglio, la scena della danza di Teseo con i 14 giovani, posteriormente quindi alla scena di caccia del cinghiale. E’ purtroppo perduta una parte della nave prossima alla prua. E’ uno degli esempi più belli dell’antichità di quella che si presuppone possa rappresentare una triakontoros (nave a un ordine di 15 rematori per lato) con il rostro a protome cignalesca. La nave è simile, ma più corta della più famosa pentekontoros (venticinque rematori per lato).

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